OLIMPIADI 1972 – GERMANIA OVEST (Monaco di Baviera). IL MASSACRO Parte 02/03

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Il massacro di Monaco di Baviera fu un evento terroristico avvenuto durante le Olimpiadi estive del 1972, a Monaco di Baviera (Germania Ovest). Un commando dell’organizzazione terroristica palestinese, Settembre Nero irruppe negli alloggi destinati agli atleti israeliani del villaggio olimpico, uccidendo subito due atleti che avevano tentato di opporre resistenza e prendendo in ostaggio altri nove membri della squadra olimpica di Israele. Un successivo tentativo di liberazione da parte della polizia tedesca portò alla morte di tutti gli atleti sequestrati, di cinque fedayyin e di un poliziotto tedesco.

Quella stessa sera, una buona parte della delegazione israeliana si era recata in città per assistere alla commedia musicale “Il Violinista sul Tetto” di Joseph Stein con il famoso attore Shmuel Rodensky come protagonista. Alcune foto ritraggono gli atleti sorridenti dietro le quinte con gli attori durante l’intervallo. Verso le 4 del mattino, il commando di terroristi si avvicinò alla recinzione del villaggio olimpico. In quel momento spuntò dalla strada un gruppo di atleti (per lungo tempo indicati nei resoconti come di nazionalità statunitense, salvo poi essere identificati diversi anni dopo come canadesi che avevano trascorso la notte nei locali di Monaco. Credendo di trovarsi di fronte ad altri atleti, essi aiutarono i terroristi a scavalcare la recinzione con le borse contenenti le armi. All’interno delle palazzine che ospitavano la delegazione di Israele erano alloggiati altri atleti di altre nazionalità. A tutt’oggi, non è ancora chiaro se i terroristi disponessero di grimaldelli per aprire le porte o di chiavi false. È stata avanzata l’ipotesi che le chiavi false siano state fornite dalla Germania Est o da delegazioni delle Nazioni arabe, ma nessuna prova conclusiva si è mai avuta al riguardo. Alle 4:30 del 5 settembre 1972, il commando tentò di aprire la porta dell’appartamento situato al piano terra. Yossef Gutfreund, un atleta israeliano, fu svegliato dal rumore e non appena vide spuntare le canne dei fucili dalla porta appena aperta, vi si gettò a peso morto urlando: “Al riparo, ragazzi!”.

Con i suoi 132 chili di peso, Gutfreund riuscì a far guadagnare secondi preziosi, permettendo al suo compagno di stanza, l’allenatore di sollevamento pesi Tuvia Sokolovski di sfondare una finestra e di fuggire attraversando il giardino posto sul retro dell’edificio. I terroristi, facendo leva con le canne dei fucili, riuscirono ad entrare e a gettare Gutfreund a terra. Velocemente, il gruppo entrò in una stanza e prese prigionieri 2 atleti. In un’altra stanza adiacente, Moshe Weinberg afferrò un coltello da frutta posto sul comodino e si avventò su Issa, che entrava in quel momento e che schivò il colpo. Un altro membro del commando terrorista, vedendo la scena, aprì il fuoco e ferì un altro atleta con un colpo, trapassandogli la guancia da parte a parte. Il commando si mosse velocemente e in un’altra ala dello stesso appartamento catturò altri 2 atleti. A questo punto, il gruppo si divise: due fedayyin rimasero a guardia dei prigionieri, mentre Tony e altri cinque terroristi si recarono nell’appartamento adiacente.

I terroristi superarono la palazzina che ospitava gli atleti che gareggiavano nelle discipline di scherma e atletica leggera. Gli occupanti dell’appartamento erano stati svegliati dal colpo esploso ed erano accorsi a vedere cosa stesse succedendo. In questo modo, il commando riuscì a prendere prigionieri altri atleti. Mentre questo gruppo veniva spostato per raggiungere gli altri prigionieri, David Berger, un altro atleta, si rivolse ai suoi colleghi in ebraico dicendo: “Non abbiamo nulla da perdere, cerchiamo di sopraffarli”. Uno dei terroristi che comprendeva l’ebraico spianò il proprio fucile contro gli ostaggi per prevenire reazioni. Gad Tsobari decise di rischiare il tutto per tutto e imboccò la porta che comunicava col garage sotterraneo fuggendo a zig zag e riparandosi dietro i piloni di sostegno. Un membro del commando sparò diversi colpi in direzione di Tsobari, mancandolo di poco. Nella confusione di questo momento, Weinberg, benché ferito, con un pugno atterrò Badran, facendogli saltare diversi denti e fratturandogli la mascella. Afferrò il suo fucile, ma nella colluttazione che seguì, fu raggiunto da un colpo di arma da fuoco in pieno petto e fu ucciso. Tsobari riuscì comunque a fuggire.

Il commando si riunì nuovamente e sembra che a questo punto Yossef Romano (che camminava con l’ausilio di stampelle, essendosi infortunato ad un legamento del ginocchio durante la sua gara) abbia provato a togliere di mano un fucile a un terrorista. Forse fu ucciso all’istante da una raffica di mitra, anche se rimane il sospetto (non confermato) che sia stato solo ferito e poi successivamente torturato a morte, addirittura evirato. Il giorno seguente, Romano sarebbe dovuto tornare in Israele per sottoporsi ad un esame e ad un’operazione al ginocchio. Il suo corpo fu posto di fronte agli ostaggi israeliani legati, come monito a non tentare sortite.

Gad Tsobari riuscì a raggiungere una troupe televisiva statunitense della ABC e dal momento che non parlava bene l’inglese, provò a farsi capire. I membri della troupe vedendolo trafelato, vestito solo con un paio di pantaloni e con un accento strano, scoppiarono a ridere, pensando si trattasse di uno scherzo. Alle ore 4:47 una donna delle pulizie, che si stava recando al lavoro, telefonò all’Ufficio Olimpico per la Sicurezza dicendo di aver udito colpi di arma da fuoco. Un Oly fu inviato sul posto e vedendo un terrorista incappucciato e armato di Kalashnikov chiese cosa stesse succedendo. Il terrorista non rispose, ma il corpo di Moshe Weinberg fu gettato in strada come segno inequivocabile delle intenzioni dei terroristi.

Alle 5:08 due fogli di carta furono gettati dal balcone del primo piano e raccolti da un poliziotto tedesco: si richiedeva la liberazione di 234 detenuti nelle carceri israeliane e dei terroristi tedeschi della Rote Armee Fraktion Andreas Baader e Ulrike Meinhof, detenuti in Germania. L’ordine avrebbe dovuto essere eseguito entro le 9:00 del mattino. In caso contrario, Issa (che aveva assunto il ruolo di negoziatore) minacciò che sarebbe stato ucciso un ostaggio per ogni ora di ritardo e che i cadaveri sarebbero stati gettati per strada. Alle 8:15 era in programma ai Giochi olimpici una gara di equitazione che si svolse regolarmente. Il Presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Avery Brundage (il quale sarebbe rimasto in carica sino al termine dei Giochi), fu informato dell’accaduto, ma decise che le Olimpiadi non si sarebbero dovute fermare. Tuttavia, per un giorno le gare furono sospese. Nel frattempo, il nuotatore ebreo-americano Mark Spitz, vincitore di sette medaglie d’oro che aveva esaurito i suoi impegni olimpici, era prelevato dalla Polizia e rimpatriato negli Stati Uniti d’America, nel timore che potesse costituire un obiettivo per i terroristi.

I tedeschi assemblarono un’unità di crisi composta dal capo della Polizia di Monaco. Il Cancelliere Federale Willy Brandt contattò immediatamente il Primo ministro israeliano, Golda Meir, per rendere note le richieste dei terroristi e cercare una soluzione al caso. La sua posizione fu fermissima: nessuna concessione al ricatto dei terroristi. Tuttavia, il governo israeliano si offrì di inviare in Germania un’unità della Sayeret Matkal per tentare un blitz. I terroristi erano al corrente sin dall’inizio della politica che Israele avrebbe perseguito, ma ciononostante estesero l’ultimatum alle 12:00. Le trattative erano portate avanti da Issa che di tanto in tanto usciva dall’edificio per parlare con gli ufficiali di Polizia, con una bomba a mano ben in vista nel taschino.

Nel frattempo, il programma delle Olimpiadi andava avanti, nonostante si fosse ormai diffusa in tutto il mondo la notizia dell’azione del commando. Nel tardo pomeriggio, grazie anche alla pressione esercitata dalle manifestazioni che avvenivano in tutto il mondo, si decise di sospendere i Giochi. Il villaggio olimpico fu subito assediato da giornalisti, cameraman e curiosi. La TV seguiva in diretta gli avvenimenti con una telecamera fissa puntata sul numero 31 di Connollystrasse. L’unità di crisi, affiancata da Magdi Gohary (consigliere egiziano presso la Lega Araba) e da Ahmed Touny (rappresentante egiziano del Comitato Olimpico Internazionale) si incaricò di portare avanti le trattative. Tutte le richieste furono respinte da Issa. Qualcuno suggerì allora di immettere gas narcotizzante attraverso i condotti di ventilazione, come era stato fatto dalla Polizia di Chicago negli anni venti. L’unità di crisi provò a mettersi in contatto con vari dipartimenti di Polizia statunitensi per aver maggiori informazioni, ma il piano fu abbandonato. Fu allora deciso di utilizzare agenti travestiti da cuochi che portassero cibo e acqua dentro l’appartamento. Ma i terroristi, forse immaginando una mossa simile, ordinarono vivande fossero lasciate di fronte all’ingresso e si incaricarono loro stessi, a turno, di portarle all’interno.

L’ultimatum fu spostato alle 15:00 e successivamente alle 17:00. I terroristi sapevano bene che in tal modo l’audience televisiva sarebbe aumentata, fornendo loro un formidabile strumento di propaganda. Verso le ore 16:00 fu deciso di dare il via a un nuovo tentativo di soccorso: un nucleo di tredici agenti di Polizia si sarebbe introdotto nell’appartamento utilizzando i condotti di ventilazione posti sul tetto dell’edificio. L’intera operazione fu ripresa in diretta dalle telecamere, ma anche i terroristi all’interno dell’appartamento stavano osservando la TV e minacciarono di uccidere gli ostaggi immediatamente. L’intera operazione fu quindi annullata. Nel frattempo il villaggio olimpico era ormai pieno di curiosi che cercavano di avvicinarsi il più possibile alla palazzina israeliana. Alcune persone manifestavano portando cartelli che chiedevano la sospensione delle Olimpiadi.

Poco prima delle 17:00 i terroristi avanzarono una nuova richiesta: volevano essere trasferiti assieme agli ostaggi al Cairo e da lì proseguire le trattative. Le Autorità tedesche chiesero di potersi prima sincerare delle condizioni degli ostaggi e del loro assenso a proseguire per il Cairo. accompagnati da due terroristi in una stanza del secondo piano. Nel frattempo, il Cancelliere Brandt provò a contattare il presidente egiziano Sadat per ottenere il permesso di trasferire al Cairo il gruppo. I tentativi si rivelarono inutili, finché verso le 20:20 Brandt riuscì a parlare col Primo ministro egiziano Aziz Sidky che negò l’assenso del suo governo all’operazione. Il motivo del rifiuto del Governo egiziano, a detta dello stesso Sidky, è da ricercarsi nel fatto che il Cancelliere Brandt avesse richiesto la totale garanzia dell’incolumità degli ostaggi israeliani. Non potendo l’Egitto garantire tale condizione, Brandt negò il permesso necessario per il trasferimento al Cairo.

Intanto, Issa pose un estremo ultimatum per le ore 21:00, rinnovando la minaccia dell’uccisione di un ostaggio per ciascuna ora di ritardo.

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Ganzetti Gianenrico
Nato a Milano il 10/09/1953. Diploma di Maturità Classica, 1° Anno di Economia e Commercio, Diploma di Programmatore su Sistemi IBM. Ha Lavorato presso Sineda, centro Servizi, Montedison come Operatore IBM, Standa come Analista/Programmatore EDP e Banche Popolari come Capo Progetto EDP. Separato con due figli: Giulia, Veterinaria e Fabio, Chef. Pensionato dal Dicembre 2015. Presta servizio come volontario presso la Croce Azzurra di Bareggio e sempre come volontario presso “Fraternità ed Amicizia” Cooperativa Sociale Onlus come allenatore di calcio ed educatore.