Carlo Foresta, il caldo e la fertilità maschile: quando l’ambiente modifica il corpo.
Il caldo non è soltanto una condizione meteorologica. Quando diventa intenso, prolungato e ricorrente, può trasformarsi in un fattore capace di incidere sulla salute. È dentro questa relazione fra ambiente e corpo che si inserisce il lavoro scientifico di Carlo Foresta e della Fondazione Foresta ETS, da anni impegnata nello studio della salute riproduttiva maschile.
Il tema è al centro del 16° Congresso Nazionale di Andrologia e Medicina della Sessualità, in programma da oggi 14 settembre al 16 settembre presso il Policlinico di Modena.
Un appuntamento scientifico nel quale il rapporto fra salute riproduttiva, ambiente e condizioni di vita torna a confrontarsi con una delle trasformazioni più evidenti del nostro tempo: l’aumento delle temperature.
L’estate appena trascorsa ha restituito, ancora una volta, la misura di un cambiamento climatico che non riguarda più soltanto le statistiche ambientali. Secondo le elaborazioni diffuse dal CNR, la temperatura media nazionale ha raggiunto 24,3 °C e agosto, con 25,6 °C, si è collocato 3,5 gradi sopra la media del periodo 1991-2020. Per la prima volta nella serie storica, luglio e agosto sono stati, uno dopo l’altro, i più caldi mai osservati.
Numeri che descrivono un fenomeno ormai difficile da considerare eccezionale. Ma il cambiamento climatico, oltre a modificare gli equilibri degli ecosistemi, sta costringendo la medicina a interrogarsi sulle conseguenze che temperature sempre più elevate possono avere sulla salute.
Fra queste c’è anche la fertilità maschile.
Il tema arriva al Congresso Nazionale di Andrologia anche attraverso gli studi della Fondazione Foresta ETS e del gruppo padovano guidato da Carlo Foresta.
“È bene essere chiari: una singola giornata torrida non rende un uomo infertile”, spiega Carlo Foresta, presidente della Fondazione Foresta ETS. “Il problema si pone quando l’esposizione è intensa, si ripete o dura a lungo, soprattutto se si aggiunge a condizioni che rendono più difficile disperdere il calore, come il varicocele, l’obesità o un lavoro svolto vicino a fonti termiche.”
Il problema, dunque, non viene ricondotto alla semplice presenza di una giornata particolarmente calda, ma a condizioni di esposizione più intense e prolungate, soprattutto quando si sommano ad altri fattori.
Secondo Foresta, il testicolo è capace di termoregolazione, ma oltre una certa soglia la spermatogenesi viene abortita per evitare danni al DNA indotti dallo stress termico. Una risposta che, secondo quanto evidenziato dal ricercatore, avrebbe quindi una funzione di protezione rispetto al rischio di trasmissione di mutazioni all’eventuale prole.
Il lavoro della Fondazione Foresta si inserisce in un percorso di ricerca che guarda proprio agli effetti dello stress termico sulla fertilità maschile e ai meccanismi attraverso i quali il calore può interferire con la funzione riproduttiva.
Gli studi condotti dal gruppo padovano hanno inoltre evidenziato come la risposta al calore possa essere diversa da individuo a individuo. Una differenza che richiama il rapporto fra caratteristiche personali e condizioni ambientali e che rende ancora più complessa la lettura del fenomeno.
Il caldo, quindi, non rappresenta necessariamente un rischio uguale per tutti.
Tra le condizioni che possono rendere più difficile disperdere il calore vengono indicati il varicocele e l’obesità, così come alcune attività professionali svolte vicino a fonti termiche.
In questi casi la questione della fertilità si intreccia con quella, più generale, della salute e della sicurezza sul lavoro. Il tema dello stress termico diventa così parte di una riflessione più ampia sulle condizioni nelle quali le persone vivono e lavorano.
Ma l’esposizione al calore non riguarda soltanto gli ambienti professionali.
Anche alcune abitudini quotidiane possono determinare un aumento della temperatura nella regione scrotale. Per questo, soprattutto durante i periodi di maggiore caldo, le indicazioni di prevenzione assumono un significato particolare per chi sta cercando una gravidanza o presenta già fattori di rischio.
Bere regolarmente, cercare ambienti freschi, fare pause lontano dalle fonti di calore e scegliere abiti comodi e traspiranti sono misure semplici che possono contribuire a limitare l’esposizione.
La questione diventa ancora più significativa se osservata alla luce della crisi demografica italiana.
L’Italia continua a registrare livelli molto bassi di natalità e le ragioni sono numerose. Parlare di fertilità significa quindi confrontarsi con una realtà complessa, nella quale entrano fattori sociali, economici, sanitari e ambientali.
Sarebbe quindi scorretto attribuire al caldo una responsabilità diretta nella denatalità.
Ma sarebbe altrettanto semplicistico considerare la salute riproduttiva come una dimensione separata dalle trasformazioni dell’ambiente.
“Dopo un’estate come questa, il rapporto fra ambiente e salute riproduttiva diventa molto concreto”, osserva Linda Vignozzi. “Occorre informare senza allarmare, perché il rischio esiste ma deve essere letto insieme alla storia e alle condizioni di ciascuna persona.”
È una distinzione importante, soprattutto in un momento nel quale l’eccezionalità climatica rischia di diventare una nuova fonte di ansia.
La ricerca, invece, invita a guardare al problema con attenzione, senza trasformare il caldo in una spiegazione automatica delle difficoltà riproduttive.
Il corpo, del resto, non vive separato dall’ambiente. Le condizioni esterne fanno parte della quotidianità e possono diventare un elemento da considerare anche quando si parla di salute riproduttiva.
Il lavoro della Fondazione Foresta e del gruppo padovano aggiunge così un ulteriore tassello a una domanda che il Congresso Nazionale di Andrologia porta al centro del confronto: quanto del cambiamento ambientale stiamo già portando dentro il nostro corpo?
La fertilità maschile è una delle possibili finestre attraverso cui osservare questa relazione.
E forse è proprio questo il significato più ampio della ricerca: comprendere come le trasformazioni dell’ambiente possano entrare, anche in modo meno evidente, nella dimensione della salute e della vita quotidiana.
FONTI
CNR, “Estate 2026 la più calda dal 1950”, 7 settembre 2026
https://www.istat.it/comunicato-stampa/indicatori-demografici-anno-2025/
Garolla A. et al., Human Reproduction (2013), doi:10.1093/humrep/det020
Rocca M.S. et al., Andrology (2019), doi:10.1111/andr.12583
Liu G. et al., Frontiers in Public Health (2026), doi:10.3389/fpubh.2026.1813888Xiao L. et al., Science of the Total Environment (2022), doi:10.1016/j.scitotenv.2022.158245
Mara Cozzoli