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Premio Pio La Torre, a Debora Comito la menzione speciale: “La lotta alle mafie si costruisce quotidianamente negli uffici pubblici”

Un riconoscimento che arriva da Bologna e che porta con sé un significato importante per Cernusco sul Naviglio. L’assessora Debora Comito ha ricevuto la Menzione Speciale nella categoria dedicata agli amministratori pubblici, nell’ambito della decima edizione del Premio Pio La Torre.

La cerimonia si è svolta questa mattina al termine del convegno “Legalità e lotta alla corruzione. Per la difesa delle Istituzioni pubbliche e la tutela dei diritti di lavoratrici e lavoratori e di cittadine e cittadini”, organizzato all’interno della Summer School “Lavoro e Legalità” dell’Università di Bologna.

Il Premio è promosso da Avviso Pubblico, Cgil nazionale e Fnsi, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, ed è dedicato alla memoria di Pio La Torre, dirigente politico e sindacalista ucciso dalla mafia il 30 aprile 1982 insieme a Rosario Di Salvo.

Il nome di La Torre continua a essere legato a una concezione della legalità che non può essere separata dalla democrazia, dal lavoro e dalla tutela dei diritti. È anche per questo che il Premio guarda a chi, nel proprio ruolo, contribuisce ogni giorno a rendere più solide le istituzioni e a contrastare mafie e corruzione.

Nella motivazione della Menzione Speciale a Debora Comito c’è il lavoro portato avanti sul territorio e nelle istituzioni locali, con particolare attenzione alle buone prassi amministrative, alla cultura dell’antimafia sociale e al coordinamento tra gli enti.

Un riconoscimento che l’assessora ha voluto condividere con la propria comunità.

«Ricevere questo premio è una grande emozione, che ripaga l’impegno profuso ogni giorno a Cernusco sul Naviglio, in particolare verso i giovani e le nuove generazioni», ha dichiarato Comito. «Ringrazio di cuore Avviso Pubblico, CGIL e FNSI per un riconoscimento che considero un premio non solo individuale, ma condiviso con tutta la nostra Amministrazione e con l’intera comunità. È uno stimolo a proseguire con ancora più determinazione e senso del dovere».

È soprattutto nelle parole dedicate al lavoro quotidiano delle amministrazioni che si trova il significato più concreto del riconoscimento.

«La lotta alla criminalità e alle infiltrazioni mafiose non si combatte solo nelle aule giudiziarie, ma si costruisce quotidianamente negli uffici pubblici: attraverso la trasparenza degli atti, la tutela del lavoro e la promozione dell’antimafia sociale», ha sottolineato Comito.

La legalità, in questa prospettiva, non è soltanto una questione giudiziaria. È anche il modo in cui un Comune amministra, prende decisioni, rende trasparenti i propri atti, tutela il lavoro e costruisce rapporti corretti con cittadini e istituzioni.

È una dimensione meno visibile, forse, rispetto alle grandi operazioni antimafia e alle cronache dei tribunali. Ma è proprio nella quotidianità delle amministrazioni che si può consolidare una cultura della legalità capace di diventare patrimonio della comunità.

E in questo percorso un ruolo importante lo hanno le nuove generazioni.

«Un percorso che nel nostro territorio passa anzitutto dalle scuole e dai progetti dedicati ai più giovani», ha ricordato l’assessora, richiamando l’insegnamento di Pio La Torre: «La legalità è un bene comune e la base della democrazia».

Parole che riportano il tema al suo punto di partenza: la responsabilità.

Quella di chi amministra, certamente, ma anche quella di una comunità chiamata a non considerare la legalità qualcosa di distante, affidato soltanto alla magistratura o alle forze dell’ordine. La cultura dell’antimafia passa anche dalla conoscenza, dalla scuola, dall’informazione, dalla capacità di riconoscere i segnali e di non normalizzare ciò che normale non è.

È questo, in fondo, il senso di un Premio intitolato a Pio La Torre. Tenere insieme memoria e presente. Ricordare una figura che ha pagato con la vita il proprio impegno e, nello stesso tempo, interrogarsi su ciò che ciascuno può fare oggi, nel proprio ruolo.

A Bologna, insieme a Debora Comito, è stato menzionato nella categoria degli amministratori pubblici anche Pierpaolo d’Arienzo, sindaco di Monte Sant’Angelo. I vincitori della decima edizione sono stati invece il giornalista Attilio Bolzoni, il sindaco di Vigonza Gianmaria Boscaro e il sindacalista Giovanni Gioci.

Nel corso della cerimonia sono intervenuti anche i rappresentanti delle realtà promotrici. Maria Costi, consigliera regionale e coordinatrice di Avviso Pubblico per l’Emilia-Romagna, ha ricordato quanto sia ancora attuale l’esempio di Pio La Torre e il suo legame tra legalità, democrazia, diritti e dignità del lavoro.

Per Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil, la lotta alle mafie e alla corruzione resta un impegno che riguarda insieme istituzioni, società civile e mondo del lavoro. Alessandra Costante, segretaria generale Fnsi, ha invece richiamato il ruolo dell’informazione libera e della conoscenza nel raccontare la mafia e nel contrastarne la capacità di esercitare potere.

Sono parole che riportano la discussione alla responsabilità pubblica e al valore delle istituzioni.

La Menzione Speciale a Debora Comito parla dunque anche di questo. Di un lavoro che spesso non fa rumore e che proprio per questo rischia di essere poco raccontato. Di scelte amministrative, progetti, attenzione ai giovani, trasparenza e collaborazione tra enti.

La lotta alle mafie passa anche da qui.

Da luoghi ordinari, da decisioni quotidiane, da persone che scelgono di considerare il proprio ruolo non soltanto come un incarico, ma come una responsabilità verso la comunità.

Ed è forse questa la parte più attuale dell’eredità di Pio La Torre: ricordarci che la legalità non è qualcosa che si celebra una volta all’anno. È qualcosa che si pratica, ogni giorno.

Mara Cozzoli

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