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FERRUCCIO PARRI. MEMORIE DELLA RESISTENZA E DELL’ITALIA LIBERA.SECONDA PARTE.

Articolo redatto da Carlo Capocasa e Mara Cozzoli con la collaborazione di Maria Teresa Parri.

Il governo della Resistenza, nominato nel giugno 1945, fu caratterizzato dal confronto tra diverse ipotesi di ricostruzione democratica da quella di associare la democrazia con l’idea di rivoluzione, emersa dalla esperienza della Resistenza appena conclusa, a quella di avviare il processo democratico a partire dall’apparato statale. Il governo Parri fu in carica dal 21 giugno al 10 dicembre 1945 e si fondava sul Comitato di Liberazione Nazionale. Il Governo era composto da una coalizione politica che comprendeva i partiti del CLN, Partito Comunista italiano, Democrazia Cristiana, Partito Socialista italiano di unità proletaria, Democrazia del Lavoro, Partito Liberale italiano e Partito d’Azione. Fu l’unico governo di vera coalizione nella storia dell’Italia del dopoguerra e durerà 157 giorni. Il 26 giugno il Presidente Parri presentò le linee del programma di governo. Le idee proposte erano basate sui seguenti punti: la difesa della sovranità dello Stato in confronto ai due blocchi che saranno contrapposti nella guerra fredda; il superamento della monarchia per arrivare alla proclamazione della Repubblica; un antifascismo radicale, i valori e il ricordo della Resistenza; la giustizia sociale, una decisa lotta alla partitocrazia, l’ epurazione dalla amministrazione pubblica di tutti coloro che avevano collaborato con il regime fascista; la laicità dello Stato e la separazione tra Stato e Chiesa; il lavoro per la creazione di una carta costituzionale e una riforma agraria e industriale. Il progetto proponeva di risanare l’economia frenando l’inflazione; di avviare la ricostruzione morale attraverso un ampio programma educativo popolare centrato sui valori della Resistenza e del Risorgimento. In quei pochi mesi, intorno a Parri si addensarono tutte le speranze: la decisione di puntare sulla figura di Parri e sul suo carisma di comandante partigiano, fu vista come una grande possibilità di animare l’opinione pubblica sottolineando la sua figura quasi di eroe popolare.

Ferruccio Parri

 Piero Calamandrei (1889-1956), politico, giurista  e uno dei fondatori del Partito d’Azione, scriverà in quei giorni: “Qualcosa di più di un eroe: un uomo onesto, uomo che per tratti fisici e morali costituiva la più radicale antitesi della retorica, dell’improvvisazione, dell’avventatezza mussoliniana”. Scriverà Ada Rossi (1899-1993), antifascista, partigiana  e moglie di Ernesto Rossi (1897-1967) politico, giornalista e ai vertici del Partito d’Azione, in una lettera a Gaetano Salvemini (1873-1957), storico e politico: “Si è fatto appello a Parri, a un galantuomo, che ha la negazione di tutti i difetti degli italiani, ad un uomo di cuore che non ha illusioni e che pure compie il suo dovere con uno spirito di sacrificio incredibile, ad un uomo che amo e stimo più che ogni altro in Italia. Parri ha accettato, ha vinto la sua repulsione, ha superato il disgusto che gli procurano le fiere delle vanità, le gare sfrenate delle ambizioni, gli intrighi e le miserie di ogni genere”. Leo Valiani (1909-1999), grande giornalista e politico antifascista azionista chiederà a Parri : “Al rappresentante del Partito d’Azione davanti alla nazione chiediamo una presa di posizione in favore di una politica più autonoma dalle pressioni dei partiti, che reciprocamente si paralizzavano, di una politica che non fosse più il risultato di un accordo unanime tra i partiti, di una politica che avesse lo scopo dichiarato di far prevalere gli interessi generali dello Stato e delle più larghe masse popolari sugli interessi particolaristici delle grandi categorie compatte capitalistiche ed operaie”. Parri si sentiva distante dalle idee più radicali dell’azionismo, rimanendo su posizioni più moderate. Egli sentiva la responsabilità di guidare la nazione verso la ricostruzione morale e materiale, superando le lotte di partito e le diverse ideologie.

Lettera scritta da Ferruccio Parri

Non accettò l’idea di considerare i partigiani nel momento della smobilitazione una categoria a cui lo Stato dovesse riconoscere particolari privilegi. Si intravvedeva la politica della responsabilità promossa da Parri che riguardava alcune questioni da risolvere: il problema del confine orientale, il separatismo siciliano, il disordine sociale conseguenza degli anni di guerra. Il presidente del Consiglio parlò sempre a nome della nazione che considerava valore superiore a qualsiasi ideologia. Parri era convinto che la rivoluzione attuata dal Comitato di Liberazione Nazionale doveva essere istituzionalizzata. Era giunto quindi il momento per Parri di dare valore giuridico alla Resistenza. Egli era convinto che la ricostruzione democratica spettasse a una assemblea costituente con potere decisionale. Nel novembre 1945, i liberali aprirono la crisi che avrebbe costretto Parri alle dimissioni, chiudendo le speranze di rinnovamento attribuite da molti al movimento della Resistenza. Nel febbraio 1946, Parri abbandonò il Partito d’azione ormai intriso dalla conflittualità ideologica interna. Fondò insieme a La Malfa il Movimento della democrazia repubblicana che permise a entrambi di essere eletti all’Assemblea costituente. Dopo l’estate, i due leader ex azionisti entrarono nel Partito repubblicano italiano (PRI). Nel 1947 Parri si dedicò alla creazione di una terza forza laica, che raccogliesse  il consenso delle masse sociali non ancora egemonizzate dai partiti di massa. Parri tuttavia si accorse che ormai lo spazio per una élite resistenziale chiamata a fondare una nazione democratica di tipo nuovo si era ormai esaurito. Si convinse che una fragile e nuova democrazia rappresentativa come quella italiana avrebbe potuto nel tempo consolidarsi solo attraverso uno stretto legame con le democrazie occidentali. Vicino alle posizioni del Movimento federalista europeo (MFE), aderì all’Union européenne des fédéralistes nella convinzione che la federazione europea potesse nascere solo in funzione antisovietica come risultato di una interazione euro-americana. Entrò quindi nell’Unione parlamentare europea, partecipando nel settembre del 1947 al congresso di Gstaad e, nel settembre 1948, a quello di Interlaken. Dopo le elezioni del 18 aprile 1948, divenne presidente del gruppo parlamentare per l’Unione Europea al Senato italiano. Il discorso che Parri tenne alla Camera a favore del Patto atlantico nel marzo del 1949 rappresentò il punto più alto del suo occidentalismo democratico. In questo periodo, di fronte alle pressioni comuniste, ritenne necessario distaccare i partigiani che avevano aderito alle formazioni Mazzini, Matteotti e Giustizia e Libertà dalla Associazione nazionale partigiani. Nonostante lo strappo, Parri restava l’uomo simbolo della Resistenza. Nel 1949, convinto che fosse necessario tenere vivo il ricordo della memoria resistenziale, spinse per la formalizzazione dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia (INSMLI), noto oggi come Istituto Nazionale Ferruccio Parri. L’occidentalismo del federalismo di Parri ebbe vita intensa ma breve. La speranza che, disgregando la sovranità degli Stati nazionali, si potesse procedere verso la creazione di uno Stato federale europeo fu ridimensionato dalla configurazione che i governi nazionali diedero alle iniziative europeistiche. Dopo averlo inizialmente approvato, Parri vide nel progetto della CED (Comunità Europea di Difesa) una rinuncia alla dimensione sovranazionale e un rischio di degenerazione in senso militaristico. Nello stesso periodo, in politica interna, Parri si allontanò dalle posizioni di La Malfa. Nel 1952, la proposta di stabilizzare la democrazia italiana attraverso la modifica della legge elettorale in senso maggioritario fece scorgere a Parri il rischio di uno strappo  in senso autoritario. 

Lettera scritta da Ferruccio Parri

Si allontanò così dal gruppo dirigente del PRI, diventando, in vista delle elezioni del giugno 1953, protagonista della battaglia contro la “legge truffa”, legge n. 148, combattuta dalla formazione di Unità popolare, la quale, con altri, impedì che scattasse il quorum previsto dalla legge per l’assegnazione del premio di maggioranza alla coalizione vincente. Anche se non venne eletto nel nuovo Parlamento, nel 1955 si ritrovò come candidato delle sinistre, quando la scadenza del mandato di Luigi Einaudi pose il problema della elezione di un nuovo presidente della Repubblica. Confluita Unità popolare nel Partito socialista italiano (PSI), Parri tornò in Parlamento dopo le elezioni del 1958.  Da allora fu uno dei protagonisti della legittimazione della Resistenza antifascista che nel corso degli anni della guerra fredda era rimasta ai margini delle commemorazioni pubbliche e della storia nazionale. Insieme a uomini come Umberto Terracini (1895-1983), Leopoldo Piccardi (1899-1974) e Riccardo Lombardi (1901-1984), Parri lavorò nel 1959 alla costituzione di un consiglio federativo della Resistenza e fu uno dei protagonisti delle giornate del luglio 1960. Il 12 luglio fu latore in Parlamento di una proposta per lo scioglimento del Movimento sociale italiano (MSI), mentre il 21 dello stesso mese parlò a Porta San Paolo a Roma di fronte a una piazza gremita di persone, sottolineando ancora una volta il carattere antifascista della Costituzione repubblicana. Nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Antonio Segni il 2 marzo 1963, Parri continuò la sua battaglia politico-culturale. Fondò nell’aprile dello stesso anno L’Astrolabio insieme a Ernesto Rossi. A Parri si rivolsero ufficiali dei carabinieri fedeli alla repubblica per denunciare il condizionamento esercitato da manovre di tipo golpista sulla formazione del secondo governo Moro nel 1964. Nel corso del 1965 e del 1966, Parri fu autore sull’Astrolabio di una serie di interventi giornalistici che aprirono la strada alle indagini sul caso del generale Giovanni de Lorenzo (1907-1973), comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, pubblicate successivamente, nel 1967, da Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi sull’Espresso. Il cosiddetto Piano Solo (1964) era un progetto di enucleazione con il quale si proponeva di assicurare all’Arma dei Carabinieri il controllo militare dello Stato per mezzo dell’occupazione dei centri nevralgici e, del prelevamento e del conseguente allontanamento dei personaggi ritenuti politicamente pericolosi. Seguì una commissione parlamentare d’inchiesta. Gli anni successivi si svolsero all’insegna di un costante avvicinamento di Parri al Partito comunista italiano (PCI), anche se nella posizione di indipendente di sinistra. Grazie ai legami personali con Luigi Longo, risalenti ai tempi della Resistenza, ebbe la possibilità di guidare per alcuni anni un gruppo di parlamentari, eletti con i voti comunisti, ma provenienti da aree diverse della sinistra italiana. Nel corso degli anni Settanta, l’attività politica e giornalistica di Parri si ridusse progressivamente, a causa della vecchiaia  e delle malattie. Ricoverato presso l’ospedale militare del Celio a Roma, morì in seguito a un collasso cardiocircolatorio l’8 dicembre 1981. I funerali si svolsero il giorno successivo alla presenza del capo di Stato, Sandro Pertini, mentre toccò a un altro compagno della lotta antifascista, Leo Valiani, il compito di pronunciare l’orazione funebre. Fu sepolto a Genova nel Cimitero Monumentale di Staglieno, non lontano dalla tomba di Giuseppe Mazzini.

Fonti: Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani; Biblioteca del Senato della Repubblica; Archivio privato Famiglia Parri-Paci.

Capocasa Carlo
Capocasa Carlo
Carlo è ricercatore in campo medico e svolge la sua attività tra la Svizzera e Milano. Si è occupato del miglioramento della qualità di vita del malato oncologico promuovendo e realizzando anche alcuni convegni medico scientifici. Ha la passione per la letteratura classica, la storia e ama collezionare libri antichi. Il suo interesse per la qualità di vita delle persone con patologie che possono determinare fragilità anche sociali, ha motivato l'avvio di alcuni studi che prevedono discipline olistiche e psicoterapia a sostegno del paziente durante il percorso di cure mediche.
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