Storia dell’arte alle scuole elementari. Intervista a Alessandro Zucca, artista e insegnante.

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Dialogo oggi con Alessandro Zucca caposcuola “Astrattismo Bipolare” e insegnante di storia dell’arte presso la scuola elementare Maria Bambina di Binasco.
Insieme ci contreremo sull’importanza dello studio di tale materia a partire dall’infanzia, sulla metodologia d’insegnamento della stessa e sul ruolo di scuola e insegnante.

Come nasce il progetto di portare l’insegnamento della storia dell’arte alle scuole elementari?
Il progetto è nato in seguito ad un incontro avuto con l’associazione dei genitori della scuola elementare Maria Bambina di Binasco, dove insegno arte e storia dell’arte.
L’idea era quella di trasmettere l’amore e la conoscenza della storia dell’arte.

Cosa ti ha spinto ad accettarne l’insegnamento?
Il fatto di poter trasmettere la mia passione ai più piccoli, adattando ovviamente, le lezioni a bambini delle elementari.
Il motivo principale comunque rimaneva aprire i loro orizzonti davanti alla visione di un’opera.
Non soffermarsi a GUARDARE, ma osservare aldilà del semplice dipinto.

Come riesci a rendere interessante la materia ai bambini, come riesci a stimolarli?
Sicuramente non annoiandoli con le mie lezioni.
Le mie lezioni (spero anche per i bambini) sono molto divertenti e allo stesso tempo ricche di nozioni e aneddoti sugli artisti e sulle loro opere.
Solo così riesci ad ottenere interesse e attenzione da parte dei più piccoli.

Come varia l’approccio in funzione dell’età?
L’approccio varia tantissimo.
Per le classi di prima e seconda elementare la storia dell’arte è solamente accennata.
Vengono visti i dipinti e si cerca di riprodurli secondo il punto di vista degli alunni.
Il risultato non importa: questo lo sosterrò sempre.
Se a noi adulti una loro opera non piace non significa  che il bambino non sia portato, né tanto meno si deve “allontanarlo” dalla materia, anzi, ai miei alunni dico SEMPRE: le vostre opere devono piacere prima di tutto a voi!

Hai illustrato anche libri per l’infanzia. Quale rapporto hai con la tua infanzia?

Sì, ho illustrato e continuerò ad illustrare una collana di racconti per bambini intitolata ”Gli amici del bosco”.
Il primo numero, “Gustavo e i suoi amici” è già uscito.
La mia infanzia è sempre stata colorata;  appena potevo prendevo in mano matite, pennelli, acquarelli, tempere e dipingevo.

Se non sbaglio le lezioni sono divise in parte tecnica (disegno) e teorica.
Hai voglia di approfondire?

Sì, esatto.
Ho deciso di dividere le lezioni in due parti. Durante la prima ora viene affrontato lo studio dell’artista e poi dell’opera, in seguito gli alunni nella seconda parte dovranno cercare di riprodurla.
La seconda parte può variare molto da classe a classe.
Solitamente per le prime e seconde la parte pratica consiste nell’imparare l’uso dei colori e dei materiali con i quali disegnare.
Per le classi terza, quarta e quinta oltre a cercare di riprodurre le opere studiate, gli alunni si devono immedesimare negli artisti e cercare di creare delle loro opere seguendo il filone artistico studiato durante l’ora precedente.

Quant’è importante per un bambino lo studio e la pratica dell’arte? Quali benefici ne derivano? Suppongo non sia solo un discorso culturale.
Beh, sicuramente il bagaglio culturale è importante, oltre a questo può servire per far vedere agli alunni il BELLO sotto ogni singola forma: il bello dei quadri di Caravaggio e il bello dei quadri di Lucio Fontana.
Per quanto riguarda invece la pratica, il bambino con una buona base di disegno può sviluppare doti in lui già presenti, al contrario, comunque, è un modo come un altro per esprimere le proprie emozioni.

Il tuo essere stato alunno in che quale misura influisce sul tuo metodo d’insegnamento?
Influisce sul fatto che non mi piace giudicare.
Ho odiato fortemente il collegio.
Non ho mai tollerato l’idea che qualcuno potesse giudicarmi sul mio operato scolastico.
Questo è un motivo in più per non giudicare i miei alunni.
Ripeto, i lavori devono piacere a loro, NON A NOI!!!
Quindi, direi che il mio trascorso ha influito molto sul modo di insegnare ai miei piccoli artisti.

Che ruolo ha un insegnante nella vita del proprio alunno?
L’insegnante non deve essere un ruolo e  la scuola deve essere un luogo nel quale l’alunno riesce a sentirsi a suo agio.
Creare un rapporto di rispetto reciproco penso che sia la base per un insegnamento ottimale.

Ogni studente possiede potenzialità che vanno coltivate. Cosa ne pensi? Come agisci per coltivare le capacità dei tuoi studenti?
Ogni alunno è un mondo a sé, come ognuno di noi del resto. Sicuramente ci sono alcuni più portati per il disegno rispetto ad altri, questo però non significa puntare i riflettori su chi è potenzialmente più bravo.
Bisognerebbe fare l’esatto contrario, cercare di motivare sempre di più chi invece è meno portato.
Solo così l’alunno potrà sviluppare una possibile passione per la materia.

C’è un messaggio che vorresti lanciare a chi come te svolge la sua professione accanto a bambini?
Disegnate con i vostri alunni.
Ridete.
Scherzate.
Parlate sempre loro.
Non lasciate indietro nessuno perché “non ci riesco”, “non sono bravo”.. sono tutte scuse.
Per essere artisti, basta poco: occorre prendere in mano una matita in mano e iniziare.

A fine chiacchierata, non posso che ringraziare Alessandro per l’attenzione concessami.