Intervista a Enrico Galeani, coach nazionale italiana Para badminton.

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Correva l’anno 2017 quando un misterioso destino mi fece incontrare un uomo speciale: Enrico Galeani, allenatore di una giovanissima e da poco nata nazionale di Para badminton.
Fin dalle prima battute intuii di trovarmi di fronte a qualcosa di più di un semplice allenatore, ma a un vero e proprio educatore.

Il suo approccio al badminton iniziò a 11 anni con uno zio presidente di federazione: il pensiero a una predestinazione sorge spontaneo.
A 16 anni inizia un periodo di innumerevoli vittorie e un raduno con la nazionale Seniores.
La sfortuna gli regala anche dei grossi infortuni che però gli permettono di acquisire le capacità per diventare in futuro allenatore.
Dal 1999 al 2003 per mancanza di emozioni e stimoli si dedica ad altri sport, ma il vero amore è uno e deve solo rinascere.
Lo stimolo decide di tornare: nel 2004 vince il titolo italiano a Ostia nel corso di un doppio misto.
Poi, un ulteriore infortunio.
Siamo nel 2005 quando arriva la vittoria in doppio con Rosario Maddaloni.
Altri doppi maschili vinti nel 2006/2013/2014.
Perché lo reputo un educatore? Enrico si adegua al suo allievo, alla sua problematica fisica;  è un uomo che nel svolgere il proprio ruolo ritiene fondamentale la comunicazione, che porta a guadagnare rispetto e fiducia.
“Seguimi per capire le abilità che posso darti anche fuori dalla palestra”,
afferma.
Un giorno un certo Roberto Punzo gli dice: “I consigli che mi hai dato sono semplici e intuitivi, mi sento già migliorato”.
Enrico ha carisma.

Allora, coach, per prima cosa, presenta questo sport in tutte le sue componenti tecniche ed emotive.
Il Badminton si gioca indoor con una racchetta, volano e una rete che ne delimita il campo avversario,
È uno sport che se lo provi ti entusiasma fin da subito.
L’ho sempre definito una disciplina piena di adrenalina, devi essere sempre attento e pronto a prendere il volano prima che tocchi terra. Nel Para badminton abbiamo 6 categorie, due in carrozzina, due categorie con disabilità alle gambe, una categoria con disabilità alle braccia e una categoria riservata ai bassi di statura.

Cosa ti ha portato a seguire ragazzi con evidenti problematiche fisiche?
Forse è stato il destino, ho sempre allenato e partecipato come risorsa sul territorio per la FiBa ” Federazione Italiana Badminton”, ma quando nel 2014 sono nate le mie gemelle “Ginger e Giselle”, ho dovuto interrompere le mie attività di allenatore per essere più presente in famiglia.
Nel 2015, in un corso allenatore della federazione “Vola Con Noi” il percorso formativo della FiBa per tecnici di badminton, ho avuto la fortuna di conoscere e in seguito allenare, il colonnello dell’esercito Roberto Punzo, persona di ampie vedute e primo atleta del nostro movimento italiano. Insieme a Ugo Borrelli, il nostro referente nazionale, abbiamo gettato le basi che hanno permesso il nostro sviluppo nel territorio nazionale e internazionale.

Quali sono le difficoltà che hai trovato?
Forse è meglio dire “le difficoltà che abbiamo trovato”, perché è solo grazie al sostegno della federazione con la segreteria nel nome di Jennifer Pizzuti che mi hanno sostenuto in ogni decisione e progetto. Con Punzo abbiamo analizzato e sperimentato insieme, lui è stata la mia prima, scusa il termine “cavia” sul campo: abbiamo modellato la sedia sportiva, come sta la macchina di Formula Uno con il pilota. Sul campo da gioco abbiamo cambiato, riproposto, scomposto e apportato tantissime modifiche per i movimenti in sedia, per le tecniche che proponevo, per le situazioni di gioco, ed è stato solo il rapporto di fiducia che si è creato a determinare la riuscita dei tanti tentativi. Il primo anno è stato come navigare nel buio, eravamo i pionieri di una disciplina sportiva da scoprire, ma nonostante tutto le nostre intuizioni ci hanno portato a essere riconosciuti nel 2016 dal CIP “Comitato Italiano Paralimpico”.

 

Il Badminton è adatto anche in caso di problematiche di natura psichica?
Per quanto riguarda se il badminton PENSO aiuta chi ha problemi di natura psichica, ti rispondo ovviamente di sì. Non sono un dottore, ma in generale ti posso dire che fare sport stimola la produzione di endorfine e solo questo toglie l’ansia e ci fa sentire bene e sollevati. Anche una semplice passeggiata all’aria aperta, ascoltare la natura che ci circonda fa bene al nostro corpo e alla nostra mente, l’importante è quindi che una patologia di qualsiasi natura, non deve assolutamente limitare l’individuo e siamo in primis noi educatori che dobbiamo dare la giusta importanza per far sentire la persona con problemi psichici, a suo agio. 

Siete partiti nel 2016 con circa 3/4 atleti, adesso in generale a quanto è salito il numero?
In questo senso il nostro Presidente Carlo Beninati in collaborazione con il CIP hanno avuto un ruolo fondamentale per lo sviluppo sul territorio, sponsorizzando il Para badminton sul tutto il territorio nazionale. Le difficoltà non sono poche, ci sono discipline già affermate in Italia e il nostro primo obiettivo è di arrivare a 100 atleti e devo dire che ci siamo vicini, sottolineando il fatto che abbiamo già atleti giovani molto interessanti.

Adesso tocco un tasto dolente: quali tipi di criteri scegli per l’inserimento nel circuito internazionale, quanto rammarico provi nel convocare un atleta piuttosto che un altro? Insomma, in questo caso il legame personale (affetto, stima o quant’altro) deve cedere il passo alla professionalità.
Questa è una bella domanda, e nella figura che mi compete è fondamentale scegliere con un criterio che guarda al presente, con obiettivi a breve termine e con un occhio al futuro per obiettivi a medio e lungo termine. Insieme al nostro Direttore Tecnico, Arturo Ruiz ci confrontiamo su quali possano essere questi atleti che saranno i portacolori della nostra nazionale Italiana. La Nazionale viene scelta sulle potenzialità future dell’atleta, al tempo che può dedicare al Para Badminton, il suo livello di gestione emozionale, l’età e a tutte quelle componenti che fuori e dentro del campo ci permettono di capire se può essere un Atleta con la A maiuscola: una su tutte la capacità di imparare nuove abilità tecniche e tattiche in modo rapido e concreto.
Purtroppo, come in ogni sport, bisogna far fronte alla delusione di chi, nonostante impegni e sacrifici rimane “a casa”. Il nostro è uno sport individuale e capire chi è il “migliore” non è mai facile, a volte lo scarto è minimo, ma bisogna fare una scelta. Immaginate un atleta che suda, si impegna, mette da parte famiglia e divertimento per una maglia da titolare e venir meno non è facile da accettare. Ma qui possiamo avere due tipologie di personalità, quella che non molla, che va avanti con il solo obiettivo di diventare il migliore e chi invece tira i remi in barca e tra delusione e rimpianti lascia questo importante obiettivo. Il nostro ruolo in questi casi è quello di dare tutte le spiegazioni del perché si sono state fatte queste scelte che ovviamente non sono dettate dal legame personale ma da un più ampio progetto su cui tutto il movimento né gioverà. Concludo dicendo una cosa, in questo caso mi hai fatto una domanda su come vengono fatte le convocazioni, ma in generale posso dire a tutti quelli che ci stanno leggendo che la nazionale non deve per forza essere un punto di arrivo, perché credo che si deve scegliere una determinata disciplina sportiva in primis perché ci piace, ci diverte e perché ci fa stare bene la compagnia di cui è composta, poi pian piano si possono attivare tutti gli obiettivi per un percorso “diverso”.

Quanto è riuscito a crescere in così pochi anni a livello internazionale il tuo gruppo?

Siamo partiti con pochi atleti nel 2016, la nazionale era composta da Roberto Punzo, Marcella Li Brizzi e Salvatore La Manna. 
Oggi la nazionale è anche composta da Piero Rosario Suma, Berardino Lo Chiatto, ma soprattutto da atleti giovani come Yuri Ferrigno, Rosa Efomo De Marco, Davide Posenato e il piccolo Tommaso Libertini.
Siamo uno sport che è appena nella fase embrionale e solo grazie al CIP e alla FiBa, possiamo vantarci di essere già nei top player nel ranking europeo con Rosa De Marco n°5, Yuri Ferrigno n°7, Piero Rosario Suma n° 10 e Berardino Lo Chiatto n° 11

Come funzionano le sessioni di allenamento?
Abbiamo la parte fisica svolta in palestra o in piscina e quella del gioco sul campo, dove si divide anche qui nella parte di fisico, tecnica e tattica. Tutti questi allenamenti cambiano di intensità e stress mentale in base al calendario delle gare, ma in media ci alleniamo 4-5 ore al giorno.

Da donna ti chiedo: raccontarmi le donne e il Para badminton.
Le donne hanno dovuto ben faticare per entrare nel mondo delle discipline sportive, lo sport in generale era visto come una misura di forza e virilità solo per l’uomo. Credo che non ci sia molta differenza tra il Para badminton e altri sport, le donne hanno un’emotività maggiore degli uomini, per questo dico sempre che vanno trattate conquistando il loro cuore, solo così si sentiranno protette, nonostante le difficoltà che possono avere durante gli allenamenti. Ogni atleta femmina o maschio che sia darà tutto se stesso solo se anche il suo allenatore sarà sempre li a dargli la fiducia che merita, raggiungendo così tutti gli obiettivi prefissati.

Concludo ringraziando immensamente Enrico per l’attenzione accordatami, lanciandogli una sfida: quando testerai il badminton su una poco (anzi per niente) sportiva come me?
Appena sarò a Milano ti farò diventare una Campionessa di divertimento di Badminton, questa è una promessa.

Un ringraziamento va a te Mara e grazie per questa opportunità, viva lo sport.

Ti aspetto alla prossima domanda!
Io non posso che aspettarti alla prossima risposta!