IL DIRITTO DI SCEGLIERE DI MORIRE DIGNITOSAMENTE

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La triste storia di Fabiano Antoniani, conosciuto come dj Fabo, non è un caso isolato. Sono molti gli italiani costretti a recarsi in Svizzera per il suicidio assistito.

Le associazioni più conosciute che assistono chi richiede questo tipo di aiuto sono Exit e la Fondazione Luca Coscioni. Proprio a quest’ultima si è rivolto Fabiano per porre fine a quella che ormai riteneva una “non vita”.

Prima di lui, per questo tipo di scelta, avevano suscitato scalpore Piergiorgio Welby e lo stesso Luca Coscioni.

 I vari tentativi di ridimensionare questo diritto sono stati bloccati dalla popolazione locale, ad esempio, con il referendum del 2011.

Emilio Coveri di Exit Italia spiega che andare in Svizzera è l’unica via d’uscita per quelle persone malate e disperate che hanno come ultimo desiderio quello di porre fine alla loro sofferenza in modo dignitoso.

A differenza di quello che titolava la maggior parte della stampa italiana, non esiste una “clinica della morte”. Infatti perché una persona possa usufruire del suicidio assistito deve ottenere il benestare di una commissione di tre medici e necessita di un periodo di preparazione di tre, quattro mesi e anche di più. Dipende da caso a caso.

Inoltre secondo la legge svizzera il medico è obbligato a fare di tutto per far desistere il paziente dal suo proposito. Le statistiche parlano di un 40 per cento di persone che cambiano idea all’ultimo momento e scelgono comunque altrimenti.

Il suicidio viene avallato solo per i malati terminali o per quelli affetti da malattie gravi e irreversibili. Tutta la procedura viene filmata e sarà visionata dal medico legale e dalla polizia per verificare che la morte sia avvenuta in modo volontario e non indotta da altri.

Il costo di tutta l’operazione è piuttosto elevato e si aggira intorno ai 10.000 euro.

Ci sono anche altre difficoltà. Trovare un medico disponibile non è scontato perché esiste l’obiezione di coscienza. Accompagnare qualcuno a morire in Svizzera è considerato reato dal codice italiano e si rischiano dai 5 ai 12 anni di carcere.

E’ bene specificare che nella clinica Dignitas non si pratica l’eutanasia, ma il suicidio accompagnato. Ciò significa mettere fine alla propria sofferenza in modo cosciente, preparato e attraverso un’azione autonoma. Chi non è in grado di compiere consapevolmente l’ultimo atto non può essere aiutato.

Ora c’è da augurarsi che, come spesso succede in Italia, una volta passato il clamore mediatico suscitato e voluto dalla scelta di dj Fabo, tutto non finisca ancora una volta nel dimenticatoio. Speriamo che il tema del fine vita e del testamento biologico sia finalmente discusso in parlamento senza condizionamenti ideologici.

Trovo inaccettabile e indisponente l’atteggiamento di alcuni medici, politici e prelati che pretendono di decidere per noi e ci trattano come se la nostra vita appartenesse allo stato o fosse un dono divino di cui non possiamo disporre.

Penso, invece, che ognuno di noi abbia diritto sia di scegliere di non soffrire, sia di scegliere di vivere la propria vita fino all’ultimo in qualsiasi condizione.

Sono sicura che se Dio e’ l’Essere benevolo e misericordioso di cui ci parlano, capirà le nostre scelte qualunque esse siano.

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Beolchi Daniela
Dopo aver lavorato tanti anni al Corriere della Sera ora sono felicemente in pensione e posso dedicarmi a ciò che mi interessa e che amo: gli animali, la natura, l’arte e la storia. Sono convinta che se gli uomini traessero insegnamento da uno studio attento della storia eviterebbero di ricadere sempre negli stessi errori alimentati dalla sete di potere e di ambizione di pochi che rovinano la vita di molti.