IL ROGO DEGLI UMANI

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Continuano fatti di cronaca che ci lasciano senza parole per la brutalità con cui vengono compiuti. L’ultimo caso a Palermo, vittima il signor Marcello Cimino, che a 45 anni si è visto avvolto dalle fiamme, mentre dormiva sotto il portico di una struttura d’accoglienza della  Missione San Francesco.

Sembra che il suo assassino, Giuseppe Pecoraro, della medesima età, abbia rilasciato una confessione dove avrebbe ammesso la sua colpevolezza confessando di aver agito per un movente passionale. Pecoraro da poco si era separato dalla moglie e sospettava che la donna avesse una storia con la vittima.

I dettagli sono ben sono conosciuti e presenti su tutti i quotidiani.

La riflessione che volevo fare con voi è legata alla domanda: “Cosa sta succedendo nella mente di noi umani?”

La società è sicuramente cambiata negli ultimi 20 anni e si modifica sempre più rapidamente. Se da un lato vi sono nuove scoperte scientifiche e una maggiore cultura, dall’altro siamo davanti ad un continua mancanza di rispetto verso l’umano e la vita. E’ molto difficile far comprendere il rispetto verso un moscerino, percorso che si sta cercando di intraprendere soprattutto con le nuove generazioni, ma verso un proprio simile dovrebbe essere un valore acquisito, caposaldo della propria identità, al di là delle religioni o ideologismi sterili.

Già diventa difficile comprendere qualunque atto di violenza, anche la storia ne è piena, così come le origini umane, ma, oggi, procurare la morte mandando al rogo un proprio simile sembra impossibile solo da pensare.

Possiamo ricordare alcuni casi, Maria Arena fatta a pezzi dal figlio a Milano, Fabiana Luzzi

accoltellata e poi bruciata dal suo fidanzatino, Carla Caiazzo all’ottavo mese di gravidanza arsa, ma fortunatamente salvata e potremmo continuare con una lista lunghissima.

Cosa succede agli uomini dove l’odio non è più solo nell’immaginario ma viene agito sotto forme barbare?

Spesso di fronte a fatti di cronaca sconvolgenti si ricorre a motivazioni come un raptus, problemi psichici, ma è possibile che esistano così tante persone che non sanno distinguere il bene dal male?

E’ una domanda di difficile risposta, ha bisogno di uno sguardo globale sui cambiamenti della nostra società, nonostante le moderne tecnologie, il mutamento sociale, campagne di prevenzione del crimine e maggior controllo della criminalità. La propensioneal crimine è visto come un atto involutivo, un arresto dello sviluppo ontogenetico, (Prof. Fabrizio Fornari), un problema che non riguarda i malcapitati ma tutti noi!

Una persona uccide, quando  l’istinto diventa predominante sia ai fini della condotta sia ai fini dell’ambiente. Si uccide per gelosia, amore, potere, denaro e molto altro. Ma la crudeltà di infliggere dolore con la morte da dove arriva? Non tutte le persone possono essere psicopatiche, con danni neurologici o con infanzie violente.

Una vera risposta generalizzata sembra non la si conosca.

Cosa ci rimane, oltre che a difenderci dall’essere bombardati da mille catastrofi… Forse quello di fare un viaggio dentro di noi alla ricerca del senso della vita. Se troviamo questa risposta probabilmente possiamo mettere in pratica atteggiamenti  e una comunicazione che porti all’altro positività e valori che si sono purtroppo persi. La libertà individuale non può mai calpestare la libertà di un altro individuo o di un popolo. Forse è giunto il momento di non lasciare questi concetti pura teoria ma di metterli in pratica.

BUONA VITA!

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Ganzetti Raffaella
Sono nata a Milano ormai molti anni fa e nella mia faticosa vita ho effettuato tante esperienze sia umane che professionali. Ho avuto inizialmente esperienze con bambini anche se il mio interesse si è sempre rivolto alla fascia adolescenziale o giovane adulti. Ho avuto la fortuna di lavorare per tanti anni con persone con disabilità sia grave che lieve che ai limiti inferiori di norma, occupandomi dell’aspetto educativo e successivamente terapeutico. L’esperienza mi ha portato a ideare modelli d’intervento sempre maggiormente centrati sulla persona che è l’unico protagonista della sua vita anche in caso di disabilità. Nelle diverse formazioni che ho effettuato a genitori e a personale che si occupa di sociale ho sempre cercato di far comprendere l’importanza dell’ascolto empatico, del contenimento emozionale elementi che nel tempo sono diventati la base del mio metodo. Già Direttore Responsabile di un altro giornale on line la cui redazione era formata da persone con disabilità ora mi accingo a portare avanti un nuovo progetto “Milano più Sociale”