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Tra manga filosofia e psicologia.

| Mara Cozzoli |

Elisa Bozzi e il racconto per immagini della solitudine e della paura.

A guardare il lavoro di Elisa Bozzi colpisce innanzitutto l’atmosfera.
Il blu, il viola, il nero e le tonalità fredde che avvolgono la figura maschile isolandola dal resto dello spazio, restituiscono la sensazione di essere dentro qualcosa di sospeso, difficile da definire.
Una giovanissima autrice che compirà 16 anni.
Il manga affronta però temi che non hanno età: la solitudine, la paura, il bisogno di trovare il proprio posto e il rapporto con una dimensione interiore che non sempre è facile da raccontare
Il soggetto, con i capelli bianchi sembra appartenere a un mondo fantastico.
Eppure è proprio il suo volto, insieme alla posizione del corpo e allo sguardo rivolto verso il basso, a rendere qualcosa di molto umano: egli è raccolto nei propri pensieri, quasi intento a proteggersi.
L’abito scuroo si confonde con lo sfondo estremamente cupo, alle cui spalle si intrevavedono libri indici di cultura..
I capelli chiari, invece, prendono la luce e diventano il punto visivo più evidente.
Un dettaglio, però, riporta la scena a una dimensione più quotidiana: il pallone da calcio in primo piano, quasi nascosto tra le rose. È un oggetto semplice, legato all’infanzia, al gioco, alla socialità. Qui, invece, si trova davanti a un giovane, rannicchiato su se stesso, immerso in una luce fredda e in un ambiente quasi irreale, alle cui spalee si notano libri
 Il contrasto è evidente e rende ancora più forte la sensazionedi isolamento  che subisce la scena.
 Il blu e il viola dominano la scena e contribuiscono a creare quella sensazione di distanza che accompagna la figura. Sono colori che non servono soltanto a rendere l’immagine più suggestiva, ma costruiscono un’atmosfera precisa.
Il cromatismo, in questo lavoro, sembra quindi accompagnare lo stato d’animo del personaggio. Non lo spiega, ma lo suggerisce.
La solitudine è forse il tema che emerge con maggiore evidenza,  non quella intesa semplicemente come assenza di altre persone, bensì un’assenza più difficile da raccontare: quella di chi si sente distante dagli altri anche quando gli altri sono presenti.
È una condizione che appartiene in modo particolare all’adolescenza, quando si sta ancora cercando di capire chi si è e quale posto occupare nel mondo. A quindici anni, con i sedici che arriveranno a novembre, la giovane  sceglie di confrontarsi proprio con questa dimensione attraverso un linguaggio che le permette di unire fantasia e introspezione.
Qui il manga incontra la psicologia.
Paura e solitudine non sono soltanto elementi narrativi, sono esperienze che possono condizionare il modo in cui una persona guarda se stessa e coloro che la circondano e ritrarre attraverso una  creatura irreale permette di renderle visibili senza doverle necessariamente spiegare.
Ed è qui che si può parlare anche di filosofia.
Non perché il manga debba necessariamente dare risposte filosofiche, ma perché porta con sé alcune domande essenziali: chi siamo quando ci sentiamo soli? Cosa succede quando abbiamo l’apprensione di mostrare la nostra parte più fragile.
Sono interrogativi che possono appartenere a un adulto così come a un adolescente.
Elisa Bozzi sembra partire proprio da questa zona di confine, dove il fantastico diventa un modo per raccontare qualcosa di reale. Le emozioni che attraversano quella figura sono invece molto vicine alla nostra esperienza.
È questo che rende interessante osservare il suo percorso.
Non tanto perché abbia quindici anni, ma perché a questa età sta già cercando un proprio linguaggio per parlare di temi complessi. Il tempo dirà come evolverà la sua ricerca artistica
Probabilmente questa è la parte più affascinante dell’opera: non cercare di rendere la debolezza in quanto  qualcosa da nascondere.
Per mezzo del manga, l’ansia può essere guardata e l’abbandono  può essere raccontato.
E quello che ricorda un mondo poetico può diventare uno spazio nel quale parlare di noi, delle nostre insicurezze e di quel momento della vita in cui si comincia, spesso con fatica, a capire chi si vuole diventare.


Tecnica: Digital Art

Mara Cozzoli

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