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World Eating Disorders Action Day: tra fragilità emotiva e bisogno di controllo

| Mara Cozzoli |

Nei disturbi alimentari il dolore passa attraverso il corpo, trasformandolo in un campo di guerra, teatro di un conflitto interiore spesso invisibile agli occhi di coloro che osservano dall’esterno.
Anoressia, bulimia, binge eating disorder, ortoressia: diagnosi differenti accomunate da una profonda lacerazione psichica che può colpire adolescenti, adulti, uomini e donne senza distinzione.

Non si tratta soltanto di cibo.
Entrano, difatti,  in gioco identità, autostima, relazioni, percezione di sé e bisogno di controllo.

Il 2 giugno si celebra il “World Eating Disorders Action Day”, giornata internazionale nata per sensibilizzare l’opinione pubblica su problematiche sempre più diffuse, soprattutto tra giovanissimi.
C’è chi cerca nel rigore una forma di sicurezza, chi utilizza la privazione come punizione, chi tenta di colmare vuoti affettivi attraverso la compulsività.
Lo specchio smette di riflettere la realtà, lasciando spazio alla dispercezione corporea, mentre l’ossessione per la bilancia arriva a definire il valore di una giornata, talvolta persino quello dell’individuo stesso.

Ciò che conta, nell’anoressia nervosa, è perdere peso senza sapere realmente dove si vuole arrivare. Una corsa incessante verso una padronanza impossibile, in cui l’immagine corporea diventa qualcosa da mortificare, ridurre, annullare.
Situazioni complesse, troppo spesso banalizzate da frasi come: “Basta mangiare”, “È solo una fase”, “Vuole attirare l’attenzione”, “Non mangi perché vuoi fare la modella?”.
Ridurre queste psicopatologie a un capriccio significa banalizzare una condizione che coinvolge, in primis, la mente.

Dietro ogni sintomo c’è una persona che cerca, disperatamente, di sopravvivere a qualcosa che non riesce a esprimere diversamente e di cui, inizialmente, è totalmente inconsapevole.
Per uscire da questo cortocircuito occorrono percorsi terapeutici multidisciplinari, ma soprattutto ascolto.

In Italia si stima che siano circa 4mila i decessi annui legati ai disturbi della condotta alimentare.

Mara Cozzoli

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