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Dove risiede il potere della Flottilla?

Vi è una domanda che, ancora, qualcuno si pone: cosa possono fare delle imbarcazioni contro una guerra?
La risposta richiede un ragionamento estremamente articolato.
Certo, non fermano le bombe, non forzano il blocco imposto su Gaza e non ricostruiscono ospedali distrutti.
In realtà, all’interno di questa discrepanza tra apperente fragilità dei mezzi e immensità della violenza perpetuata si manifesta la loro forza.
Nelle ultime settimane il ritorno dellaGlobal Sumud Flottilla e gli innumerevoli video delle intercettazioni, degli attivisti fermati e successivamente detenuti illegalmente, delle tensioni nel Mediterraneo, hanno improvvisamente riaperto uno spazio nel discorso internazionale, interrompendo quel lento processo per mezzo del quale l’orrore tende a essere scordato.
La Flottilla interviene, dunque, nel momento in cui la coscienza collettiva comincia a venir meno.
Ridurre queste spedizioni a semplici operazioni umanitarie significherebbe fraintenderne la natura più profonda.
Essa, infatti, non agisce solo sul piano concreto degli aiuti, ma anche su quello dell’informazione.
Costringe governi, media e opinione pubblica a volgere nuovamente lo sguardo verso Gaza e verso tutto ciò che il conflitto porta con sé: responsabilità politiche e ambiguità diplomatiche.
Il valore di ogni singola barca va oltre il carico che trasporta.
Diversi attivisti dell’ultima missione hanno denunciato pestaggi, umiliazioni, violenze fisiche subite durante la detenzione successiva all’abbordaggio. Alcuni hanno riferito di essere stati immobilizzati, percossi, privati di cure mediche e sottoposti ad abusi anche di natura sessuale, con tanto di documentazione: i segni portati sul corpo.
Il materiale che giunge a noi ci costringe a un interrogativo inevitabile: fino a che punto è possibile limitarsi alle dichiarazioni senza trasformarle in azione?
Anche le reazioni israeliane finiscono per amplificare la portata dell’iniziativa stessa.
In riferimento, ancora, all’ultima  missione, Ben-Gvir ha trasformato l’umiliazione in squallido spettacolo.
I video diffusi dal ministro israeliano nei quali gli attivisti sono immobilizzati e costretti a subire trattamenti disumani e degradanti, hanno raggiunto il mondo intero, divenendo emblema di una brutalità impunita ed esibita.
Infine, esiste un potere di mobilitazione.
La Flottilla non attraversa soltanto il Mediterraneo, bensì tocca il cuore dei cittadini.
Ogni operazione contro gli equipaggi alimenta proteste, nuove spinte civili e culturali.
Qui risiede la sua autorevolezza: generare il passaggio da testimonianza a presenza politica.
I fatti parlano.
Non puoi fermare un vento che si è alzato.

Mara Cozzoli

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