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La terapia passa dalla pizza: a Brescia il laboratorio di Ciro Di Maio per adolescenti fragili

| Mara Cozzoli |

A Brescia, la terapia può passare anche da un impasto ben fatto. Non è uno slogan, ma un progetto concreto che unisce cucina e salute mentale, tradizione e inclusione.
Si chiama “Mani Im-Pasto” ed è il laboratorio di “pizza terapia” nato dalla collaborazione tra lo chef napoletano Ciro Di Maio e la cooperativa sociale Fraternità Giovani.

L’iniziativa prende forma all’interno della pizzeria San Ciro, dove otto adolescenti tra i 12 e i 18 anni, alle prese con fragilità psichiche, partecipano a un percorso strutturato di dieci incontri. Non si tratta di un semplice corso di cucina, ma di un’esperienza terapeutico-riabilitativa che punta a rimettere in moto fiducia, autonomia e senso di possibilità.

Per molti di questi ragazzi, il futuro è spesso percepito come distante, sfocato, difficile da raggiungere. Interruzioni scolastiche, isolamento e difficoltà relazionali rendono complesso anche solo immaginare un percorso. È qui che entra in gioco la pizza: un gesto semplice, quotidiano, che diventa strumento educativo e clinico.

“È un mezzo accessibile, familiare, capace di mettere a proprio agio”, spiega l’educatore Matteo Pasetti, tra gli ideatori del progetto insieme a Di Maio. “La trasformazione degli ingredienti in qualcosa di concreto permette ai ragazzi di vedere subito il risultato del proprio lavoro. Questo rafforza l’autostima e li aiuta a riconoscere le proprie capacità”.

Il laboratorio si svolge in un ambiente professionale reale, con regole, tempi e dinamiche tipiche di una cucina. Un contesto che, pur restando protetto, espone i partecipanti a responsabilità autentiche. Ogni fase – dalla scelta delle farine alla cottura – diventa un’occasione per allenare precisione, ascolto e gestione della pressione.

“Qui il rispetto dei tempi non è un’opzione”, sottolinea Ciro Di Maio. “E proprio questa dimensione aiuta i ragazzi a riscoprire risorse personali spesso soffocate dal disagio. Lavorare in cucina significa anche imparare a stare nel ritmo, a collaborare, a fidarsi”.

Il programma si inserisce nella visione più ampia di Fraternità Giovani, realtà attiva dal 2000 e oggi punto di riferimento in Lombardia per la salute mentale in età evolutiva. La cooperativa segue circa duecento minori attraverso centri diurni, comunità residenziali e servizi specialistici, integrando l’intervento clinico con esperienze concrete sul territorio.

“La pizza terapia rappresenta perfettamente il nostro approccio”, spiega la presidente Laura Rocco. “Offrire ai ragazzi una ‘palestra di realtà’ significa aiutarli a costruire competenze, ma soprattutto fiducia. Indossare un grembiule e lavorare un impasto può sembrare un gesto semplice, ma per loro è un primo passo verso l’autonomia”.

Dietro il progetto c’è anche la storia personale di Ciro Di Maio. Nato a Frattamaggiore, cresciuto in una famiglia umile, ha iniziato a lavorare giovanissimo, lasciando gli studi per inseguire la passione per la pizza. Il trasferimento in Lombardia nel 2015 segna la svolta: da dipendente a titolare del suo locale, fino all’impegno nel sociale con corsi in carcere e percorsi formativi per disoccupati.

Un percorso che oggi trova una nuova forma in “Mani Im-Pasto”, dove la pizza diventa molto più di un mestiere: uno strumento di riscatto, relazione e consapevolezza. Perché, in fondo, imparare a impastare significa anche questo: rimettere insieme pezzi di sé, un gesto alla volta.

Mara Cozzoli

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