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Infezione da Papilloma Virus o HPV. Intervista a Carlo Foresta, professore ordinario di Endocrinologia presso Università degli Studi di Padova.

Il papilloma virus umano (HPV) è l’infezione sessualmente trasmessa più comune nel mondo, nella gran parte dei casi è asintomatica e l’organismo se ne libera spontaneamente, ma talvolta diventa cronica e, con il tempo, la permanenza del virus all’interno delle cellule può portare a patologie benigne (come i condilomi, le verruche genitali) e tumorali (cervice uterina, testa-collo, genitali), nonché a infertilità negli uomini e poliabortività nelle donne.
Dialogo, oggi, con Carlo Foresta già Professore Ordinario di Endocrinologia Università degli Studi di Padova, Studioso Senior Università degli Studi di Padova, Presidente Fondazione Foresta Onlus e già Membro Consiglio Superiore di Sanità.


Che cos’è l’infezione da HPV?

Quella da papilloma virus umano (HPV) è l’infezione sessualmente trasmessa più comune nel mondo, nella gran parte dei casi è asintomatica e pertanto gran parte della popolazione sessualmente attiva è infetta senza sapere di esserlo, facilitando quindi la diffusione del virus e il contagio.

Quali possono essere le cause?

Il papilloma virus aggredisce in modo particolare le mucose, come avviene per il collo dell’utero e l’ano.
L’infezione non richiede però necessariamente un rapporto sessuale completo, e nemmeno il preservativo garantisce la totale protezione dal virus, poiché il contagio può avvenire anche con un contatto tra cute e mucose, e recentemente abbiamo dimostrato che il virus può essere presente anche sulle mani o su oggetti come gli smartphone se manipolati da soggetti infetti.

Poc’anzii ha spiegato che nella maggior parte dei casi l’infezione da HPV è asintomatica, nel momento si manifestano sintomi in cosa consistono?

A differenza della donna che ha un picco di infettività prima dei 26 anni per poi decrescere con l’età, la presenza del virus nel maschio resta elevata e costante almeno fino ai 50 anni. Questo fenomeno è il risultato di una ridotta risposta immunologica contro il virus da parte del maschio, che determina una più lunga permanenza del virus rispetto alla donna. Questo si traduce in una maggior suscettibilità alle reinfezioni. Di conseguenza questa è la motivazione per cui la presenza del virus nell’uomo rimane costantemente elevata anche in età adulta. I maschi pertanto ad ogni età rappresentano quindi un importante serbatoio per l’infezione. L’insieme di questi fenomeni comporta quindi un aumentato rischio di sviluppare patologie HPV-correlate nel maschio, come i condilomi (100.000/anno), tumori orofaringei (7300/anno), tumori anali (500/anno), tumori del pene (500/anno).  Oltre alle note manifestazioni cliniche associate ad HPV come i condilomi e i tumori, si è recentemente dimostrato che la presenza del virus nel liquido seminale, dove aderisce agli spermatozoi, determina una difficoltà al concepimento, giustificando circa il 20% di quelle infertilità che ad oggi non venivano spiegate. In questi casi , l’infertilità non viene risolta dalle tecniche di fecondazione in vitro, poiché la fertilizzazione dell’ovocita può avvenire da parte di spermatozoi infetti che trasferiscono il DNA virale all’ovocita stesso, impedendo il corretto sviluppo dell’embrione.

In che modo si arriva a una diagnosi?

Una positività della presenza dell’HPV non significa necessariamente l’insorgenza di malattia. Poiché nella stragrande maggioranza dei casi l’infezione decorre in modo asintomatico, con la eliminazione spontanea del virus da parte della reazione anticorpale dell’individuo. Le patologie che si possono determinare quando il virus si integra nelle cellule sono rappresentate da tumori, condilomi, infertilità e poliabortività. Una possibile trasformazione tumorale dell’infezione a livello del collo dell’utero viene individuata precocemente dal PAP-test. Questo test studia le precoci alterazioni delle cellule che hanno subito una trasformazione indotta da HPV. Nell’uomo si sospetta un’infezione da HPV quando, eseguendo indagini per la fertilità, emergono alterazioni della motilità degli spermatozoi senza nessun’altra causa evidente. Gli uomini sono penalizzati in quanto per i maschi non dispongono di test di screening dell’infezione da HPV come le donne, che possono invece ricorrere a Pap test o HPV-test. Lo ‘strumento’ più efficace di cui oggi disponiamo per fare diagnosi è quindi l’esame obiettivo, ovvero una attenta rilevazione dei potenziali sintomi e indicatori di malattia.

Come viene trattato il Papilloma Virus?

Non esiste un farmaco antivirale specifico, pertanto l’eliminazione avviene nella stragrande maggioranza dei casi per la induzione di una risposta immunitaria individuale, che varia molto tra uomo e donna. La somministrazione del vaccino è stata effettuata in condizioni in cui è in atto l’infezione, e la motivazione di questo trattamento la si riscontra soprattutto nell’uomo poiché induce una importante stimolazione del sistema immunitario che innalza il tasso anticorpale, favorendo l’eliminazione del virus in pochi mesi. Questo fenomeno è molto più evidente nel maschio che normalmente richiede diversi anni per l’eliminazione naturale del virus, mentre nella donna è stata documenta una guarigione spontanea in 5-6 mesi. Per questi motivi sarebbe importante estendere la gratuità della vaccinazione fino ai 45 anni, al fine di prevenire la trasmissione in chi ancora non è entrato in contatto col virus, ma anche per intercettare quel serbatoio di 3 milioni di maschi italiani che mantiene elevata la diffusione del virus.

Quant’è importante il vaccino?

Il vaccino protegge dai 9 ceppi di HPV più frequenti e soprattutto quelli ad alto rischio oncogeno, determinando uno stimolo anticorpale massivo che impedisce l’infezione. Nei Paesi in cui la copertura vaccinale ha raggiunto la soglia del 90%, i tumori HPV-correlati sono stati pressoché eliminati.

Per concludere le chiedo: oltre al vaccino, come possiamo prevenire l’insorgere di questa infezione?

Il basso numero di giovani vaccinati, soprattutto tra i maschi, deriva da una scarsa partecipazione dei genitori a questo tipo di prevenzione.
Pertanto le campagne, pur rivolgendosi ai giovani, dovrebbero coinvolgere con maggiore determinazione la partecipazione delle famiglie. Se per le ragazze la prima visita ginecologica rappresenta un momento per la prevenzione attraverso il pap-test, per i ragazzi non esiste un momento di informazione e di invito alla prevenzione per l’HPV.

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