martedì, Maggio 21, 2024
HomeL’arte per narrarsi La fotografia di Alessia Spina.

 La fotografia di Alessia Spina.

L’immagine come espressione mirabile delle emozioni e dei sentimenti.

Alessia inizia presto ad amare la fotografia e da adolescente nelle Marche coltiva la sua passione durante gite tra colline e borghi.
Le difficoltà tecniche e la mancanza di esperienza sono sostituite da un senso della prospettiva e dell’immagine e da un naturale intuito, dote evidentemente innata. La passione nasconde tuttavia una ricerca più profonda, cioè la fotografia come testimonianza. Fotografia e scrittura sono fonti di documentazione che si integrano perfettamente e si completano con il fine di aggiungere elementi in più all’immagine. Nel 2015 quindi si iscrive ad un corso professionale di fotografia a Milano che le permette di aggiungere alla sua naturale predisposizione anche le giuste cognizioni tecniche. La base di partenza della sua esperienza fotografica rimane ancorata alle motivazioni che spingono il fotografo a preferire un soggetto rispetto ad un altro. La fotografia cioè è introspezione, ricerca dell’invisibile oltre il superfluo; una immagine deve superare i limiti spaziali e temporali e quindi, posizione, soggetto e luce hanno un ruolo fondamentale nella ricerca. Una fotocamera può  avere lo stesso valore che una penna o un altro mezzo di comunicazione e di scrittura può avere per uno scrittore, utilizzando sistemi diversi per comunicare pensieri, visioni, sensazioni e sentimenti. La fotografia naturalmente è anche creatività che si integra perfettamente con l’attività lavorativa di Alessia concedendole maggiori spunti di esteriorizzazione della sua arte. Attraverso le immagini Alessia esprime la sua personale visione della vita che memorizza attraverso lo scatto fotografico. La fotografia è passione, ricerca di un linguaggio espressivo e tecnico; può divenire anche, in casi specifici, complemento di cura per il forte valore terapeutico che può assumere.  Il linguaggio è nella memoria dell’istante che l’occhio cattura. Le forme della luce, la presenza scenica dei soggetti costituiscono la materia che Alessia utilizza per creare. L’arte è talvolta utilizzata come linguaggio simbolico per esprimere ciò che non si riesce a comunicare con le parole. Negli ultimi anni sono state sviluppate alcune tecniche non verbali che tendono a migliorare il processo terapeutico verbale. L’utilizzo della fotografia come potenzialità terapeutica ispira Alessia che studia i lavori di Cristina Nuñez, fotografa, e di Judy Weiser, psicoterapeuta, arteterapeuta e fototerapeuta. ”La fotografia rappresenta un canale espressivo e cognitivo nei percorsi di supporto e di terapia psicologica. La fotografia è strumento facilitatore di processi di crescita e di autoconsapevolezza utile per prendersi cura di se stessi e diventa mezzo per comprendersi e far emergere l’inconscio”

Pandemonio

Judy Weiser è la prima che negli anni 70 distingue tra fototerapia e fotografia terapeutica. La fototerapia si basa sull’ analisi da parte dello psicoterapeuta del rapporto tra il paziente e le fotografie, che siano esse opera del soggetto o di altre persone, autoritratti e album di famiglia. Lo scopo è quello di stimolare la riflessione, la discussione e l’analisi dell’inconscio attraverso un processo per cui ogni fotografia è in grado di portare alla luce della consapevolezza sentimenti, ricordi, vissuti emozionali dimenticati o rimossi, che in modo latente e inconsapevole incidono nella vita quotidiana e nella percezione della realtà. Possiamo quindi definire la fototerapia come un sistema di tecniche che prevede l’utilizzo della fotografia ad opera di psicologi nel lavoro con i pazienti. La fotografia terapeutica opera al di fuori del processo di cura, in un percorso più introspettivo e personale, in cui il soggetto stesso approfondisce la propria consapevolezza di sé per migliorare il suo senso dell’essere: le immagini diventano un modo per esprimersi, per comunicare quello che non si riesce ad esprimere con le parole. Sono fotografie in cui l’emotività e la sofferenza vengono espresse in tutta la loro forza per essere interiorizzate e affrontate. Con il termine di fotografia terapeutica quindi indichiamo la pratica della fotografia come terapia condotta in modo autonomo da persone al di fuori di un contesto clinico. “Il lavoro con le fotografie consente di conoscere e dare voce alla persona, intervenendo così direttamente sulla narrazione che questa fa delle sue esperienze, della sua persona e delle sue relazioni. . L’immagine è uno specchio in cui riconoscersi e riconoscere la propria storia ed è il risultato di una serie di associazioni mentali che ogni persona che la osserva farà in modo personale e inconscio basandosi sul proprio vissuto, sulle proprie esperienze, sulla propria percezione della realtà” e “Ogni fotografia che una persona colleziona è in fondo un tassello di un gigantesco autoritratto che la raffigura” e “Le fotografie sono orme della nostra mente, specchi delle nostre vite, riflessi del nostro cuore, memorie sospese che possiamo tenere in mano, immobili nel silenzio per sempre”. Testi di Judy Weiser.

Pandemonio.

Alessia produce così una serie di lavori presentati nel tempo e nel corso di mostre personali, collettive e libri fotografici. Porta a termine la raccolta “Metamorfosi”, sintesi di un progetto introspettivo dove racconta la personale interpretazione del cambiamento di stato attraverso le immagini contenute in 15 momenti di vita. Di seguito presenta il libro fotografico “Il Paesino Racconta i suoi Eroi”, reportage del suo paese di origine, Monteprandone, in provincia di Ascoli Piceno. Qui Alessia rappresenta la realtà di un piccolo paese dell’entroterra marchigiano, lontano dalle abitudini e dai ritmi delle città moderne. A Monteprandone la gente vive la contemporaneità della vita con una saggezza e rassicurazione di antica memoria, eludendo i ritmi frenetici delle città  dove non si apprezzano più i piccoli ma eterni piaceri della vita. Alessia racconta così le storie degli abitanti attraverso i loro volti rendendoli quasi degli eroi: perché loro, gli eroi, credono ancora nelle piccole realtà, non hanno lasciato il loro paese e restano ancorati alle tradizioni e alla memoria storica che custodiscono. Il progetto fotografico è costituito da momenti che rappresentano le attività del centro storico di Monteprandone. La parte fotografica è stata preceduta da una intervista ai vari personaggi che hanno raccontato le loro storie con grande spontaneità. Successivamente Alessia si dedica al progetto “OktoberMess” realizzato nel corso del suo lavoro di accompagnatrice turistica in Germania e in questa occasione in visita alla tradizionale OktoberFest di Monaco di Baviera. La sua ricerca la porta a documentare le trasformazioni che le persone subiscono a causa dell’alcol e della birra nei giorni di festa e che lei documenta nelle diverse fasi. Si tratta di un reportage che analizza volti, atteggiamenti e comportamenti senza giudizio alcuno ma solo con l’intento di fornire elementi alla sua indagine sociale e umana. Il progetto sicuramente più interessante e coinvolgente dal punto di vista psicosociale è “Pandemonio”, un percorso di fotografie e dei relativi stati emotivi che caratterizzano gli attacchi di panico. Dal punto di vista clinico il disturbo da panico è rappresentato da episodi di improvvisa ed intensa paura, tendenzialmente di morte. Gli episodi sono accompagnati da sintomi come palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremori, sensazione di soffocamento, dolori al petto, nausea, vertigini, brividi e vampate di calore. L’attacco di panico può creare una frattura nella trama immaginaria e simbolica che determina l’esistenza di una persona, segnando una discontinuità nel suo vissuto apparentemente lineare e provocando la perdita dei riferimenti abituali. In questo caso il lavoro fotografico di Alessia è volto a organizzare simbolicamente il fenomeno dell’attacco di panico, conferendogli forma e corpo, dunque esorcizzandolo, smascherandolo, trasformandolo da nemico ad amico, poiché l’attacco di panico, attraverso la sintomatologia, richiama l’attenzione del soggetto colpito verso qualcosa che ha sopito, nascosto sotto il tappeto, demonizzato.

Pandemonio

Pubblicazioni su riviste

Mostre e Presentazioni:

  • “Intimo” – Mostra Collettiva, 2022, AD Gallery & On Art, Firenze, a cura di Alberto Desirò.
  • “Intrecci d’Arte” – Mostra Collettiva, 2022, Busto Arsizio, a cura di Maria Marchetti.
  • “Paradoxa” – Mostra Collettiva, 2022, Palazzina Azzurra, San Benedetto del Tronto (AP), a cura di Nazareno Luciani.
  • “Pandemonio”, 2° Photography Books Reviews, Istituto Italiano di Fotografia, 2022, Milano.
  • “Pandemonio”, Mostra Personale, Negozio Civico ChiAmaMilano, 2021, Milano.
  • “Pandemonio”- Mostra Personale, Milano Photofestival, 2021, Milano.
  • “Accesa – Arte Illuminata a Palazzo Parissi” – Mostra Collettiva, 2019, Monteprandone (AP), a cura di Nazareno Luciani e Serena Scolaro
  • “Il Paesino Racconta i Suoi Eroi” – Mostra Personale, 2018, Palazzo Comunale, Arezzo
  • “OktoberMess” – Mostra Personale, 2018, Monteprandone (AP), in collaborazione con Birraioli.it
  • “Il Paesino Racconta i Suoi Eroi” – Mostra Personale Itinerante, 2017, Monteprandone (AP)
  • “Uno, Nessuno e Trecentomila” – Mostra Personale, 2017, La Polvere di Bacco, Legnano, a cura di Miky Degni
  • “Metamorfosi” – Mostra Collettiva, 2017, Portineria 14, Milano
  • “Metamorfosi” – Mostra Collettiva, 2017, Bottega Immagine, Milano
  • “MilanoContrasti” – Mostra Personale, 2016, Portineria 14, Milano
Capocasa Carlo
Capocasa Carlo
Carlo è ricercatore in campo medico e svolge la sua attività tra la Svizzera e Milano. Si è occupato del miglioramento della qualità di vita del malato oncologico promuovendo e realizzando anche alcuni convegni medico scientifici. Ha la passione per la letteratura classica, la storia e ama collezionare libri antichi. Il suo interesse per la qualità di vita delle persone con patologie che possono determinare fragilità anche sociali, ha motivato l'avvio di alcuni studi che prevedono discipline olistiche e psicoterapia a sostegno del paziente durante il percorso di cure mediche.
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