Trasformare il fermo del Covid in sfida sociale. Di Sonia Scarpante

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In questo periodo di grande sconvolgimento per la nostra società e per il nostro mondo e che riguarda l’incontro con la pandemia siamo tutti sollecitati a sovrastare questa paura e a tratti questa angoscia allettando tutte le nostre facoltà, le nostre capacità personali.  Credo che alcune liee guida vadano perseguite perché proprio in questo periodo storico abbiamo bisogno di alleggerire le fatiche, di aumentare le facoltà propositive. E dei punti fermi ci servono per fissare obiettivi nuovi, per sollecitare il nostro modus operandi a dare il meglio di sé. Forse la RICERCA deve tendere a finalizzare un progetto di vita nuovo, ad arricchire il nostro percepire, quel sentire interiore che può portare a maturazione un nostro futuro più umanizzato, più concorde al passo della nostra musica interiore. Lo sappiamo bene  tutti , i  giorni a venire non potranno essere più quelli vissuti fino ad ora; tutto in un certo senso dovrà cambiare perché nascono nuovi interrogativi che la stessa pandemia ci pone,  nuove domande  legate al nostro  essere.  Abbiamo la forte possibilità di erigere futuri monumenti propositivi  su  queste  fondamenta  e come dico sempre  Il nostro futuro va pensato e visualizzato come una  nuova Architettura, svoltante per la nostra socialità, proprio In un periodo di fatica e in taluni casi di angoscia come quello  che stiamo vivendo.  Siamo chiamati ad instituire “ BELLEZZA” nelle sue ampie sfaccettature, anche LA GIOIA di cui possiamo divenire protagonisti, se nutriamo quell’orgoglio sano di rinascere da un periodo indefinibile. Il filosofo Spinoza, se ci rapportiamo alla cultura antica, fa riferimento all’esistere come atto di potenza, di forza. La nostra potenza intesa come carattere da formare incidendo, imprimendo, come la grande Arte sa fare.

Incidere con la nostra vocazione, con la nostra biografia. Se mettiamo in atto questa propensione nostra facilmente riusciamo a colmare la distanza tra ciò che sentiamo e ciò che facciamo. Ancora una volta i nostri filosofi ci vengono in aiuto per centrare l’importanza di essere fedeli a se stessi, il valore della coerenza dove il nostro essere all’esterno corrisponde alla nostra interiorità svelata. L’orgoglio inteso quindi come appartenenza e visto come virtù secondo misura.
Quanto consideriamo il valore del custodire, e ancora qui i filosofi ci nutrono, il valore della  RICERCA? La via, la strada ( il viaggio del sé) come mezzo della conoscenza non può esimersi da un’esposizione  al pericolo. Assaggiare la vita, corpo a corpo, significa necessariamente esporsi al rischio, tendere al coraggio delle proprie idee, e tutto questo non può essere che piacere che cura, il piacere vero della condivisione nelle sue diversità e alternanze. Questa la chiave di lettura di un periodo tanto forte per voragine esistenziale a cui aggrapparsi con coraggio e audacia. L’importanza di avere, oggi, e con passione, occhi nuovi verso la comunità, verso diritti inalienabili, verso ugualitarie opportunità di genere come garanzia di crescita e di arricchimento sociale, insomma ci viene chiesto di saper guardare con l’occhio della mente .

E la buona volontà quanto può esserci utile in questo viaggio della trasparenza? Infinitamente utile. Riscoprire l’importanza della buona volontà come processo di conoscenza, la volontà come processo inesauribile di valore trasformativo delle relazioni e delle capacità produttive. In questo senso  ognuno  di noi si deve percepire “ Sentinella” , vigliando sui buoni meriti, sulle capacità sane che involano verso la costruzione del bello e della valorizzazione sociale. Il migliore patrimonio che possiamo trasmettere alle future generazioni è legato alla vita delle persone. L’autoidentificazione deve essere considerato il soggetto prioritario rispetto ad usi e costumi che vanno conosciuti, l’alterità deve essere sempre concetto alto, autorevole, perché è il diverso che crea cultura, crescita, spessore etico. Il senso della persona, della vita vale molto di più delle nostre sovrastrutture mentali, il valore della persona è qualcosa che riscatta la tradizione culturale. Su questi tracciati di vita non possiamo venir meno alla necessaria politica della integrazione perseguita a gran forza dal nostro Papa Francesco come difesa della Casa comune . I modelli perseguibili e che ci corrispondono in questa nostra attualità non possono essere lontani da queste figure istituzionali, titolarità che ci mettono su una strada onorevole e fiduciaria come possiamo leggere spesso dalle parole dello stesso presidente della Repubblica.

E come ci insegna il grande padre Francesco in tutto questo quando sbagliamo, e lo sbaglio ci matura, dobbiamo anche essere capaci di chiedere scusa. La pandemia forse ci aiuterà a capire l’importanza della difesa di tutti gli esseri viventi, a vivere nuove relazioni, a sentirci parti di una grande Comunità di Destino dove, anche se diversi, siamo molto simili gli uni  agli altri. Sì,  oggi ci viene richiesto  un nuovo  coraggio basato su una reciproca interdipendenza. L’importanza quindi della Cultura come Valore Alto perché ci può nutrire  quotidianamente , della educazione a cui aggrapparsi con vigore intesa   come formazione  individuale e collettiva. La formazione è un passo necessario da perseguire con ostinazione per migliorare le condizioni esistenziali di tutti noi, per avere occhi nuovi verso quell’alterità che ci costituisce e ci forma.

Tutto ciò convola a salvaguardare la dignità delle persone. Per questo non possiamo smarcarci dalla difesa dei diritti della persona perché si va a impreziosire il senso della dignità di tutti.

Sonia Scarpante Presidente Associazione “ La cura di sé”
www.lacuradise.it

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Ganzetti Raffaella
Sono nata a Milano ormai molti anni fa e nella mia faticosa vita ho effettuato tante esperienze sia umane che professionali. Ho avuto inizialmente esperienze con bambini anche se il mio interesse si è sempre rivolto alla fascia adolescenziale o giovane adulti. Ho avuto la fortuna di lavorare per tanti anni con persone con disabilità sia grave che lieve che ai limiti inferiori di norma, occupandomi dell’aspetto educativo e successivamente terapeutico. L’esperienza mi ha portato a ideare modelli d’intervento sempre maggiormente centrati sulla persona che è l’unico protagonista della sua vita anche in caso di disabilità. Nelle diverse formazioni che ho effettuato a genitori e a personale che si occupa di sociale ho sempre cercato di far comprendere l’importanza dell’ascolto empatico, del contenimento emozionale elementi che nel tempo sono diventati la base del mio metodo. Già Direttore Responsabile di un altro giornale on line la cui redazione era formata da persone con disabilità ora mi accingo a portare avanti un nuovo progetto “Milano più Sociale”