Tempio del Futuro Perduto. Mostra d’arte “Solitudini in Mostra durante la Quarantena”

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Il Tempio del Futuro Perduto di Milano è un centro culturale indipendente che ha indetto un concorso d’arte dal titolo “Solitudini in Mostra” che si è tradotto in una esposizione di 150 opere frutto del lavoro di circa 100 artisti provenienti dall’Italia e dall’estero che, nel periodo della quarantena forzata per l’emergenza COVID19, hanno realizzato opere sulla loro visione della situazione e della loro vita in quei giorni. Sulla traccia del tema proposto, le opere protagoniste di questo percorso espositivo compongono, nel loro insieme, una narrazione armonica carica di suggestioni visive e rimandi culturali capace di offrire all’osservatore una materia ricca di stimoli. Su queste basi, si compone un’immagine tridimensionale della malattia, dove alla malattia biomedica (disease), si affianca l’esperienza soggettiva e culturalmente mediata dello stare male vissuta dal soggetto (illness) e la malattia intesa come riconoscimento sociale (sickness). L’uomo è per sua stessa definizione un organismo biopsicosociale, in cui si intrecciano inestricabilmente la dimensione biologica e quella psicologica e sociale. Il tema dell’isolamento pone l’uomo davanti ai bisogni primari e materiali ma lascia spazio a quelle considerazioni immateriali che caratterizzano l’uomo e le sue opere nella sua esistenza. Le opere sono state esposte nei grandi spazi della struttura annessa alla Fabbrica del Vapore, un tempo fabbrica di componenti per tram e treni. Uno spazio sontuoso, abbandonato nel corso degli anni e recuperato da un collettivo culturale giovanile che ha saputo dare nuova energia e vitalità ad un luogo abbandonato trasformandolo in un laboratorio aperto alla creatività e alla solidarietà.

“Solitudini in Mostra” espone opere di singoli artisti e di collettivi d’arte attraverso un percorso immaginato nelle sale, suddiviso per autori e tecniche; arte astratta, fotografia, collage, grafica, pittura, video art, installazioni. Sono molte le forme d’arte rappresentate in mostra, al cui interno si intersecano poetiche e stili diversi che spaziano dal figurativo al concettuale, passando attraverso l’astrattismo e il pop. Ad arricchire il percorso, l’uso di una pluralità di materiali usati per la composizione delle opere. Le opere sono esposte lungo le pareti della ex fabbrica che fanno da cornice alle singole opere che assumono così maggior risalto dalla singolare collocazione. L’iniziativa ha avuto risalto sui social attraverso una call, una chiamata all’arte, alla quale hanno risposto artisti che hanno deciso così di rappresentare visivamente il loro senso di isolamento o di preoccupazione vissuto durante il periodo della quarantena. Il risultato è di grande effetto e di valore sociale per il tema trattato perché non solo analizza l’opera d’arte nella sua complessità ma apre lo sguardo anche sul profilo psicologico dell’artista che è stato l’esecutore materiale dell’opera. La fruibilità della mostra da parte del visitatore consente una visione spontanea e diretta senza critica; il visitatore coglie gli aspetti artistici e tecnici delle opere esposte senza giudizio, aprendo uno sguardo anche sugli aspetti emotivi e relazionali che hanno determinato la realizzazione dell’opera.  L’Arte è uno strumento perfetto per rappresentare le emozioni, per materializzare stati d’animo e stati di sé. Attraverso l’Arte (creazione o visione) si possono contenere ad esempio reazioni ansioso depressive e migliorare in termini di quantità e qualità, il benessere soggettivo. L’Arte poi è Cultura che genera Cultura. Lo spazio del Tempio del Futuro Perduto rappresenta poi un luogo di aggregazione sociale dove la creatività artistica e le iniziative solidali sono quotidianamente al centro dell’attenzione; anche lo stesso luogo fisico, architettonico cela tra le sue mura una vitalità, una calma antica e una energia con finalità anche terapeutiche.

Tempio del Futuro Perduto, via L Nono 9, Milano – Inaugurazione 05-06-2020

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Capocasa Carlo
Carlo è ricercatore in campo medico e svolge la sua attività tra la Svizzera e Milano. Si è occupato del miglioramento della qualità di vita del malato oncologico promuovendo e realizzando anche alcuni convegni medico scientifici. Ha la passione per la letteratura classica, la storia e ama collezionare libri antichi. Il suo interesse per la qualità di vita delle persone con patologie che possono determinare fragilità anche sociali, ha motivato l'avvio di alcuni studi che prevedono discipline olistiche e psicoterapia a sostegno del paziente durante il percorso di cure mediche.