La solitudine affettiva.

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Neurologo, psichiatra e psicoterapeuta, con il saggio “Bisogno d’amore”, Giacomo Dacquino pone l’accento sulla crisi affettiva che caratterizza l’odierna società.
Secondo l’autore l’amore è “tra i grandi malati del nostro tempo” ; elementi quali superficialità, competitività e aggressività minano la componente emotiva.
L’avvento della tecnologia e il relativo progresso hanno cooperato ad aggravarne il dissesto.
Si ama ma in modo immaturo.
Internet, social e via dicendo hanno condotto a un deficit nella comunicazione: raccontiamo noi stessi ad estranei, ma non a chi vive la nostra realtà quotidiana, abbandoniamo il corteggiamento, il piacere della scoperta e della conquista, optando per il “tutto subito”, si cerca il solo sesso, non si progetta un futuro comune, strappando alla sfera emozionale stupore e poesia.
Giorno dopo giorno viene commesso un vero e proprio massacro affettivo.
Sappiamo che l’amore non è una cosa semplice, richiede sacrificio e a volte genera dolore. La conseguenza della mancata maturazione psicoaffettiva è l’incapacità di vivere un sentimento.

Il mondo gira al contrario, l’ignoranza appaga e ci si vanta di ciò di cui ci si dovrebbe vergognare.
La superficialità vince, quanto paralizza è la paura di non essere all’altezza dai canoni imposti dai media, che inevitabilmente condizionano l’essere; si diviene estranei a noi stessi e agli altri, ci si omologa al nulla.
Non si presta attenzione ai bisogni interiori, all’importante.
Si assiste sempre più a un regresso nelle relazioni interpersonali e aumenta la ferocia.
Il disagio esistenziale e il malessere emotivo vigono nell’era post-moderna; epoca fatta di incertezze e logoramento.

La solitudine affettiva e le conseguenze che ne derivano vengono analizzate da Giacomo Dacquino attraverso una serie di casi pratici, dai quali si evince che il problema (cause ed effetti) colpiscono chiunque, adolescenti e adulti, relazioni familiari e rapporti di coppia.

Viene presentata l’esperienza di un’adolescente che Daquino chiama “la cubista”, una giovane paziente che dichiara di aver bruciato le tappe avvicinandosi al sesso troppo presto.
Descritta come apparentemente spregiudicata, manifesta in realtà le fragilità tipiche dell’età.
Il sesso vissuto precocemente è un pericolo, non solo per i rischi di gravidanze o contagi, ma in primis per l’insufficiente sviluppo emotivo, il quale può comportare conseguenze negative.
L’assenza di maturità psichica porta  non solo a dissociarlo dall’amore, ma anche a banalizzarlo; si traduce in un modo per essere accettati e sentirsi adulti.


Questa è la storia di una ragazzina che abbandona il liceo per lavorare in discoteca. Vuole rompere la monotonia, cercare nuove emozioni: alcol, musica, pasticche. Il suo impegno come cubista è un modo per essere guardata.
La paziente è insicura, trasgressiva, inquieta. La sua sensibilità è fragile, condizionata dalla TV, dalla necessità di trovare un mito , incapace di dare voce a valori propri.
Inizia una relazione con un coetaneo conosciuto in discoteca, che la logora al punto da pensare al suicidio e perdere il contatto con se stessa.  Un rapporto ha come punto di partenza l’attrazione fisica, e spesso è portato avanti confondendolo con l’amore.
Nel momento in cui ci  si concentra solo ed esclusivamente sull’altro, l’amore non è passione, è ossessione.
Questa ragazza è responsabile della situazione in cui cade, ma non colpevole.

l fulcro del problema risulta essere la famiglia: assenteista e permissiva.
Lasciata sola, si trova ad affrontare in piena autonomia una fascia d’età delicata, quando ancora non è abbastanza forte per farlo.
In mancanza di una famiglia, la trova negli amici. È libera, adulta per vivere a modo suo la propria sessualità, ma ancora piccola per impegnarsi nello studio, per essere punita e divenire così consapevole dei propri doveri.
“Mi è mancata una figura” asserisce ”in grado di ascoltarmi, che prestasse attenzione alla parte che mi porto dentro. Per questo ho cercato aiuto nel gruppo e stordimento nel ballo, alla ricerca della falsità e poi della morte”.
Altro caso è quello dell’amore telematico.
Ciò che offre la tecnologia  è la mancanza di fisicità, di conseguenza vi è la possibilità di stabilire contatti , in quanto manca il confronto vero e diretto con l’altro.
Questo tipo di comunicazione facilita la disinibizione, la scioltezza narcisistica ed esonera da serietà.
Francesco  soffre di una vera e propria dipendenza dal mondo virtuale che gli impedisce la vita in società, e di conseguenza rapporti interpersonali reali.

Racconta. “Mi vergogno di vivere nell’ermitaggio informatico, dove sfogo le voglie del mio basso ventre. Il guaio è che io non riesco a cliccare con una donna tra le lenzuola. Ci ho provato ma non è andata bene. Alternavo fasi di sesso rapido, del tipo mordi e fuggi, ad altre di astinenza perché mi sentivo sessualmente inadeguato. Bastava che una ragazza mi guardasse negli occhi perché mi mancasse il respiro e restassi paralizzato”.
L’amore attraverso internet non è altro che un illusione, fatto per gli eterni Peter Pan, per coloro che preferiscono sognare anziché confrontarsi con la vita.
La rete – dipendenza (iad) è un uso compulsivo della rete telematica; si cade in una sorta di trance e il paziente si protegge dal mondo reale per rinchiudersi in quello virtuale.
Passo dopo passo si arriva all’origine del problema.
Figlio di una donna frustante e di un padre psichicamente assente, Francesco diviene misogino, nutre un sentimento di avversione verso la madre e verso il genere femminile.
Di fondo, la figura materna congela, così che, ogni relazione duratura con una donna viene temuta.
Questo comporta inoltre la fobia sociale, la paura di non essere accettato e stimato.
Ricordiamo che con la tecnologia si trasmettono notizie, avvenimenti, ma non sentimenti, e inevitabilmente aumentano le distanze umane ed emotive.
Attraverso la tastiera di un computer si mente, ci si descrive non come si è ma come si vorrebbe essere.

Solo i rapporti vissuti nel quotidiano permettono di crescere e nessun PC è in grado di donare autostima, fiducia in se stessi e potere seduttivo.
Infine lo sguardo è rivolto alla conflittualità nella coppia, la quale viene danneggiata dall’immaturità affettiva.
Quando sentiamo le classiche frasi. “ Non mi sono separata o separato per i figli “ stiamo semplicemente ascoltando l’alibi di chi non è capace di prendere una decisione netta.
È provato che nevrosi di bambini e adolescenti sono il risultato di tensioni familiari che questi ultimi non possono sostenere.
Al contrario l’amore maturo è caratterizzato da: autonomia psicologica che permette di rapportarsi in maniera adulta con se stessi e con l’altro (impedendo quindi di perdere la propria identità), fiducia e dialogo, intesa sessuale, condivisione dei reciproci obiettivi esistenziali. Discutere animatamente senza distruggersi.
Essere legati mantenendo la propria indipendenza.

In conclusione, l’amore è un dialogo a due parti, alla cui base sono posti comunicazione, sentimenti esternati e passioni soddisfatte.
In amore è necessario porsi su un piano paritario, unire pregi, difetti, singole peculiarità e mancanze.