Tra emozioni, musica e vita. Intervista a Roby Margherita: cantautore, musicista e performer.

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Dialogo oggi con Roby Margherita, musicista, cantautore e performer.
Nel 2011 il suo primo album da solista “Join my party and Move Your Body”.
Nel 2012  la diagnosi di un linfoma non hodkins ai linfociti del sangue al 4° stadio, ma questo non è ostacolo alla realizzazione personale e professionale.
Al momento è al lavoro per la pubblicazione del secondo album con tanta esperienza in più e infinita voglia di esserci, dopo un tragitto che ha stoppato per un “istante” di sette anni la sua carriera.
Roby è un vero inno alla vita, alla gioia.
Tra una risata e attimi di estrema serietà abbiamo anche fatto un bilancio circa lo stato della vita artistica attuale.

Quando nasce la tua passione per la musica e quando concretamente è diventata il tuo lavoro?
Beh, è innata. In realtà è diventata parte integrante della mia vita a partire dai 14 anni, in seguito all’incontro con un amico che frequentava sale prove e si occupava di cover pop-rock. A quel punto, data la mia passione per il canto, sono andato ad ascoltarlo in sala. Erano in due: un chitarrista cantante e un batterista. Non era una propria band, ma due amici appassionati che si ritrovavano. Il primo giorno di sala ha messo in luce la mia timidezza: non riuscivo a sfiorare il microfono. In testa avevo il sogno di essere su palchi importanti, proprio come alcuni cantanti leader solisti o di band che ammiravo: Freddie Mercury, Micheal Jackson, Cesare Cremonini, Liam Gallagher, Darren Hayes.
Mi rendevo però conto di dover fare un percorso in cui la mia personalità doveva darmi la sfrontatezza da frontman e performer utile a sfondare palchi e microfono. Ho iniziato quindi ad osservare e affiancare al canto lo studio di pianoforte e tastiere; proseguito con lezioni di canto e incessante imparare dalla frequentazione di musicisti, jam session piuttosto che sale prova, ma ho sempre considerato l’istinto, il cuore e l’improvvisazione le armi che fanno la differenza nell’ essere unici musicalmente. Ciò mi ha dato la mentalità del vero musicista e quindi la capacità di affrontare un percorso che mi avrebbe portato ai primi live e, in un secondo step a veri e propri live show.

Mi stai dicendo che agli inizi eri molto timido, come hai superato questo scoglio?
Insomma, mi sono reso conto che intorno ai 16/17 anni tra i banchi di scuola iniziavo a farmi rispettare maggiormente, gli stessi professori si resero conto di quanto la mia personalità stava mutando. Tutto ciò mi ha dato fiducia nel guardare negli occhi le persone, anche sul palco. La fiducia si è poi riflessa sulla volontà nell’inseguire i miei sogni. Ovviamente, ho preso tanti schiaffi in faccia: s’incappa sovente in musicisti che non comprendono le difficoltà che può avere un cantante se il genere non gli è appropriato. Con esperienza e studio diventi il loro direttore.
Giorno dopo giorno ho acquisito un orecchio che mi consente di imparare in pochi minuti accordi e assoli di canzoni famose; orecchio e conoscenza sufficienti a guidare e correggere una band in corso.
Un ruolo a volte accettato, altre no, elemento che rientra nei pro e nei contro di questo mestiere forte e cinico.

Quindi, è possibile affermare che la musica è un valido mezzo per superare scogli emotivi?
Assolutamente, sì! Mi ha fatto emergere anche nel mondo delle ragazze, dai 16 anni in poi ho iniziato a fare delle belle conquiste.

Hai capito? E immagino la musica abbia sbloccato sempre più queste conquiste.
No, quello è arrivato con il frequentare tante discoteche sia per lavoro che per passione.  Se ci pensi, queste ragazze sono state anche fortunate: se devo tradirle lo faccio con la musica…l’unica mia grande amante!
Comunque, mi ha tolto tanti filtri, timidezza compresa.

Qual è lo stato della discografia e quant’è difficile per un cantante riuscire ad emergere?
Per quanto in questo momento i social abbiano una centralità importante, in quanto sostengono nella popolarità, e quindi puoi essere con un click dall’altra parte del mondo,  se non hai un budget che ti consente di avere una visibilità a grandi fasce, oggi per un cantante è quasi impossibile emergere vista la crescente moda nel mondo dello spettacolo che si serve di diversi spinti, anche esterni alla musica.
Ogni cantante che riesce ad avere canali come radio più in voga, video sponsorizzati e maggiormente mandati in onda hanno di base un manager e questo richiede ingenti budget per la promozione; per molti rimane un obiettivo ma fermo a una grande passione, in attesa di sbloccare qualche situazione lavorativa.
C’è da dire che oggi il mercato è sempre più diretto alla strumentalizzazione di un linguaggio adolescenziale non educativo, il quale vira su temi che vanno al di là della musica, del sentimento vero, ma sono diretti a trarre profitto dai lati più malati ed estremi della società. Prendono di conseguenza forma rap e trap in quanto si avvicinano alla questione bullismo, sesso spinto o fenomeni che attirano i giovani, anziché parlare di valori. Grandissimi colleghi e colleghe, nonostante tutto continuano a portare in alto il valore della musica.
Nel mio nuovo album cercherò con molta umiltà di riproporre sani principi al pubblico, passando da sentimenti a percorsi di ripresa dopo patologie importanti.
Temi diversi in cui si può essere coinvolgenti e profondi. Sono un cantautore intenso e intimista con la capacità maturata negli anni di trasmettere emozioniil cuore parla.
In arrivo anche il mio libro autobiografico, che racconterà gli anni precedenti: vuole essere un invito a combattere le difficoltà, rialzarsi ( come nel mio caso) con l’ aiuto della musica e in generale della forza di volontà e degli affetti.

Fammi capire : la musica sta perdendo a livello contenutistico, a livello emotivo, per dare spazio a uno pseudo rap che non è il vero rap, quello delle origini che raccontava il disagio sociale da chi effettivamente lo viveva  sulla  pelle.
Esatto, è più strumentalizzato, poi vi sono le singole eccezioni. Per i cantanti che muovono i primi passi nel mondo della discografia tutto è pilotato da agenzie o programmi talent che attingono anche da agenzie di spettacoli o propri agganci le figure da fare esibire in televisione e mandare in radio, senza dare così sfogo a cantautori nati con lo strumento, in grado di esprimere emozioni forti.
Ad oggi una canzone diventa un congegno legato al marketing, non unisce le persone, o meglio,  a mio avviso, i  discografici arrivano a tale unità colpendo i più deboli,  i più fragili, tutti quei soggetti portati alla violenza e alla superficialità: questo è un paradosso da combattere.

Domanda: com’è possibile che testi che inneggiano alla violenza vendono. Li vedo contro etica, privi di valore estetico eppure trovano apprezzamento. Non hanno neanche un fine di denuncia sociale. Come mai?
Ce lo chiediamo tutti. C’è chi gioca sulla sofferenza, sulla violenza proprio perché la musica ha perso il potere di essere un valore e si traduce in un semplice “click”.
Con l’avvento dello streaming in digitale tutto è divenuto fonte di consumo, non più fonte di ascolti e riascolti. Un disco, un cd o una cassetta, tempo fa venivano consumati a forza di riascolti. Adesso tutto è digitale e a portata di mano. È più difficile far comprendere e filtrare emozioni. Una parola chiave, un hashtag che induce scalpore ha maggior presa sugli adolescenti attuali. Ciò non toglie che esistono tanti cantautori che vogliono riportare la musica nell’attualità discografica, con la genuinità che aveva la musica degli anni 70’, 80’, 90’ e primi 2000 ancora improntata nella mente di tutti.

Il contenuto creativo di un testo può essere un mezzo per abbattere il disagio esistenziale?
Sì, sicuramente. La musica è una potenza, può essere la più grande medicina, la più grande compagna, il tuo più grande pianto. Può avvicinare le persone più sensibili e portare al sano divertimento. I testi divengono la base per raccontare se stessi, per evidenziare il punto attuale della società e allo stesso tempo aiutano a prendersi con ironia. Diciamo che la musica è universale per il fatto che per mezzo delle note puoi rappresentare dei sentimenti o delle posizioni.

Prima hai accennato ai talent, secondo te, sfornano reali talenti o sono solo mosse commerciali adeguate poi ai gusti del mercato della sottocultura? La mia impressione  è che esistono tante belle voci e tanti testi commerciali che sostanzialmente non dicono niente.

I talent sono i format più influenti dell’ ultimo millennio, ideati per interpreti e non per cantautori. Ci sono ragazzi che crescono molto a livello tecnico, ma è giusto dare priorità oltre all’ istinto. Sono aumentate le forme d’insegnamento: si inizia prima a fare musica.
Il livello è alto ma i contenuti e l’espressività non si possono “marketizzare”. A mio parere è giusto procedere per step al fine di formare un livello di professionalità da acquisire negli anni, perché questi giovani vengono buttati nel sistema troppo presto e tanti vengono bruciati. Oggi la musica da hit o da top 40 passa dai talent, è quindi difficile avere un riscontro se provi con autoproduzione e case indipendenti. Aggiungiamo che ci vuole una giusta dose di fortuna.

Per emergere, per arrivare alla produzione di un CD il talento non basta. Quanto è importante un discorso di marketing, sponsorizzazione e comunque di una squadra forte che ti segue.

Al primo posto sicuramente la formazione musicale: non si può prescindere da quella. Si possono scegliere due strade per arrivare alla produzione: essere interprete e avere autori, o essere cantautori e essere autori dei propri testi.
Io sono cantautore, amo scrivere testi, musiche e arrangiare brani con pianoforte e tastiere. Il lavoro fatto in studio richiede poi la presenza di un fonico in gamba, di un team, di un manager che oggi è difficile trovare tanto per ragioni economiche, quanto perché siamo davvero in tanti cantanti su questa terra.
Occorre inoltre un produttore artistico: se non sei autore delle canzoni, ti aiuta negli arrangiamenti, nell’elaborazione dei brani e a donargli identità, intenzione e genere.
Il produttore esecutivo si occupa di edizioni, sponsorizzazione e promozione brani a tutti livelli, dal digital marketing, radio e televisioni. Importante è trovare le persone che comprendono la tua musica e persona, allo scopo di portare risultati improntati su quanto vuoi comunicare e prendere la fetta di pubblico idonea alla tua sensibilità musicale e artistica.

Parliamo del tuo primo EP: com’è nato, chi ti ha seguito nella produzione e sponsorizzazione. Come sei arrivato alla messa sul mercato.
Il primo EP è stato autoprodotto. È tutto in lingua inglese: quattro canzoni sul genere disco dance e pop di cui ho scritto musiche e testi, affiancato musicisti per le parti che ho stabilito di arrangiamento e mi sono proposto a un produttore che ha dato una piccola ritoccata ai brani e si è occupato della distribuzione verso tutti i digital store del mondo. Ho firmato un contratto in cui questi brani sono in essere con questa distribuzione, quindi, in relazione ai brani usciti nel 2011 sono vincolato a tale distribuzione, ma posso sempre esibirli dal vivo. I brani sono piaciuti però non ho potuto avere una promozione meritevole che avrebbe portato a una massa importante. Dai raffronti che ho avuto, posso dire che sono sempre stati graditi da un pubblico generico e da discoteche. Parlando del genere ho ripercorso sotto forma di miei brani la passione trasmessa dalla musica disco di anni 70’80’ e 90’. Al momento, il mio approccio è diretto a una composizione più pop accompagnata da differenti stili connessi. 
Saranno 10 brani in italiano dai molteplici contenuti, un mix delle mie influenze e stili di tutta la musica che ho ascoltato e metabolizzato in questi anni di carriera.

Esistono gruppi e cantautori che stanno in piedi da secoli e uniscono generazioni differenti. Dove sta la loro potenza e in che cosa hanno azzeccato?
Secondo me le canzoni dai primi anni 70’ ai primi 2000 rimanevano perché l’ascolto era diverso, c’erano molti meno modi di avere un disco. Se volevi scoprire un artista dovevi acquistare riviste o dischi. Con il tempo sono sorte la pirateria e lo streaming che hanno sconvolto i sistemi musicali, annullato il valore che la musica esprimeva nei testi e nella musica. Le canzoni scritte negli anni 70’, 80’ e 90’ ce le ricordiamo ancora tutti e artisti continuano ancora a vivere di quei successi. Guadagnavano con quei brani, adesso non accade più. Infine tanta musica bella è già stata fatta.

È dura essere artista in questa fase storica?
Se vuoi farlo di professione devi passare per tanti step e canali. Tenacia e forza di volontà portano a risultati. Occorre tanta umiltà e disponibilità nel mettersi in gioco.

Come si presenta il nuovo Roby Margherita all’alba dei 35 anni?
Vorrei essere il simbolo di una nuova rinascita. Portare in giro sentimenti veri, con le vittorie e le sconfitte della vita, mettermi a nudo senza vergogna, con le mie parole, il mio corpo che ha subito tanti mutamenti, ma che continuo a curare e allenare come fossi un atleta, con le macchie della pelle che sono significative di un percorso di vita e sono molto più vere di tanti cantanti con tatuaggi costruiti ad hoc.
E riparto dalla tanta stima e energia colta da tanti e tante ammiratori e ammiratrici di questi anni.

22 ottobre è una data importante.
Sì, parteciperò a “Tributo alla vita”. Serata benefica nata per dare voce a chi ama la vita, a chi combatte giorno dopo giorno senza perdersi, nonostante le difficoltà. Lilt, Admo e Campiù ogni anno rinnovano la collaborazione a livello di sponsorizzazione  dell’evento.

Che consiglio ti senti dare a tutti quei giovani che si accingono a intraprendere la tua carriera?
Dedicarsi tanto alla jam session, collaborare in team perché da solo puoi sentirti figo  e potente nel creare, ma lavorare in band o coverband come ho fatto io in passato porta a crescere e diventare artista completo. Mai puntare subito all’essere un personaggio televisivo / discografico e capire se è una tua passione reale.
Per crescere occorre imparare da tutti: affiancare uno strumento musicale può aiutare.

Grazie a Roby per l’energia e la vitalità trasmessemi. Chiudiamo con i contatti utili a raggiungere la sua musica.
Dal sito ufficiale di Roby Marherita potete apprendere ogni info utile, non solo per acquistare suoi brani , ma anche per raggiungerlo sui vari social.
Ringrazio di cuore Milanopiùsociale per questa variegata intervista che ricorderò con il sorriso.

Con l’augurio che possa essere la prima di una lunga serie.