TRATTATI DI ROMA. C’E’ POCO DA FESTEGGIARE

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Il 25 marzo a Roma si sono riuniti i 27 leaders  dei paesi europei per festeggiare i 60 anni dei trattati.Francamente, visti i risultati, penso che non ci sia molto da festeggiare. Infatti le manifestazioni di protesta sono state tante sia da destra che da sinistra.

L’Ue è costruita su fondamenta di sabbia. L’idea di tenere insieme popoli così diversi nello standard di vita, con differenze linguistiche, religiose e culturali presenta notevoli difficoltà che i burocrati che reggono la Ue non sanno e non vogliono risolvere. Il risultato è l’insoddisfazione diffusa in tutte le popolazioni.

La pace, cosa non da poco, è l’unica eredità positiva dei fondatori della Ue. Tre generazioni di donne e uomini non hanno conosciuto gli orrori della guerra.

Bisogna riconoscere che all’inizio i paesi hanno avuto una spinta a progredire, ma ad un certo punto questo processo che stava contribuendo allo sviluppo delle nazioni dell’Europa unita si è fermato.I processi democratici si sono bloccati. Non si è riusciti a darsi una costituzione. Il parlamento (unico ad elezione diretta rispetto agli altri organi) non è stato reso centrale.

La commissione europea e la banca centrale sono diventati l’unico vero motore dell’Unione.

A questo punto, grazie anche all’introduzione dell’euro, a prevalere sono stati i vincoli economici che non hanno tenuto in considerazione le esigenze dei popoli.

I trattati europei degli ultimi anni hanno imposto regole molto rigide e restrittive. I paesi con il debito pubblico alto, come l’Italia, hanno dovuto fare tagli alla spesa pubblica che si sono tradotti, non in tagli agli sprechi, ma al welfare. Inoltre non potendo più svalutare la moneta si è proceduto alla svalutazione del lavoro. Si è creata così la precarizzazione selvaggia che penalizza soprattutto i giovani.

In Italia le politiche di austerità sono state applicate male e non funzionano visto che il debito pubblico continua a salire e le poche risorse vengono investite in “bonus” pressocche’ inutili e “accoglienza” illimitata che finiscono per peggiorare le condizioni di vita generali.

E’ evidente come la classe politica europea abbia consegnato nelle mani dei banchieri e degli speculatori le chiave dell’economia e abbia tagliato e tagli a piu’ non posso lo stato sociale ossia: pensioni, sanita’ e scuola. Pero’ nonostante ciò, i conti non tornano mai.

Il gradimento per la Ue è ai minimi storici, ma questo sembra non interessare i 27 capi di governo che continuano i loro “rituali” e si sono incontrati per “festeggiare” (forse le loro ricche prebende e i loro privilegi).

Credo e in fondo spero che, senza il coraggio di un cambiamento radicale, la Ue sia destinata all’implosione  alla frantumazione.

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Beolchi Daniela
Dopo aver lavorato tanti anni al Corriere della Sera ora sono felicemente in pensione e posso dedicarmi a ciò che mi interessa e che amo: gli animali, la natura, l’arte e la storia. Sono convinta che se gli uomini traessero insegnamento da uno studio attento della storia eviterebbero di ricadere sempre negli stessi errori alimentati dalla sete di potere e di ambizione di pochi che rovinano la vita di molti.