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Politic Pop n.14 – Looney Legal Tunes: quando la politica rincorre la giustizia

| Mara Cozzoli |

A volte l’arte riesce a raccontare la politica meglio di molte analisi e dibattiti televisivi. Non perché semplifichi la realtà, ma perché la rende immediatamente leggibile. È ciò che accade con l’ultima opera di Rigaff, Politic Pop n.14, ” Looney Legal Tunes“, un lavoro che utilizza il linguaggio della pop art e della satira per affrontare uno dei temi più delicati del momento: il rapporto tra politica e giustizia.

L’impatto visivo è immediato. Lo sfondo rosso acceso e i cerchi concentrici blu richiamano l’immaginario dei vecchi cartoni animati americani. Ma ciò che cattura davvero lo sguardo sono i protagonisti della scena.
Da una parte compare una figura felina ben riconoscibile: il volto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni innestato sul corpo del celebre Gatto Silvestro. L’espressione è quella tipica del personaggio pronto all’agguato, le zampe protese in avanti come se stesse per afferrare la sua preda.
Dall’altra più piccolo ma in movimento, c’è il magistrato Nicola Gratteri trasformato in un sorprendente Titti. Il contrasto è forte: il predatore e il piccolo uccellino che sfugge, il potere politico che rincorre e la magistratura che cerca di difendere il proprio spazio.

Il titolo dell’opera gioca con le parole: Looney Legal Tunes. Non più soltanto cartoni animati, ma “melodie legali”, un riferimento diretto al mondo della giustizia e alle riforme che stanno attraversando il sistema giudiziario italiano.
Negli ultimi mesi la riforma della giustizia proposta dal governo Meloni ha riacceso un dibattito profondo nel Paese. Tra separazione delle carriere, ridefinizione dei rapporti tra politica e magistratura e nuove regole sull’equilibrio dei poteri, molti magistrati e giuristi temono che il rischio sia quello di ridimensionare l’autonomia della magistratura.

Rigaff traduce tutto questo in una scena apparentemente leggera, quasi da cartoon. Ma dietro l’ironia si nasconde una riflessione molto seria. L’inseguimento tra Gatto Silvestro e Titti è una metafora chiara: la tensione continua tra potere politico e potere giudiziario.

La satira ha sempre avuto questa funzione. Far sorridere per poi costringere a pensare.

Perché se la politica diventa spettacolo, se il dibattito pubblico si riduce a slogan e scontri mediatici, il rischio è che anche temi fondamentali per una democrazia, come la giustizia,  vengano trattati come episodi di un cartone animato. Ma la giustizia non è un gioco.
Le riforme che la riguardano toccano l’equilibrio dello Stato di diritto, i diritti dei cittadini e il rapporto tra i poteri che tengono in piedi la democrazia.
Ed è proprio qui che l’opera di Rigaff colpisce nel segno: dietro i colori pop e l’ironia visiva resta una domanda che riguarda tutti.

Quando la politica insegue la giustizia, chi controlla davvero chi?

E come sempre Rigaff trasporterà quest’opera tra la gente, nelle strade, sulla superficie di un muro sporco e rovinato pronto a diventare graffito della memoria, come in una galleria d’arte a cielo aperto.

Ormai i luoghi della sua street art sono più o meno gli stessi, spazi di confine in cui mondi differenti dialogano anche in maniera aggressiva, dove culture ed etnie tentano d’integrarsi creando un modello espressivo nuovo, un modello che desidera solamente una cosa: “vivere”.

Questa zona è un tratto della lunga direttrice che porta da nord verso il nucleo centrale di Milano: Viale Monza, la conosciuta arteria viaria in cui quel discorso d’integrazione si fa più difficile ma non meno affascinante.

È qui, sotto i due ponti della ferrovia che attraversano proprio questo viale, che Rigaff ha installato moltissime delle sue opere. Tra “Duels” e “Politic Pop” c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ed è qui che troveremo quest’ultima opera dedicata allo scontro tra politica e magistratura, insieme ad altre storie e immagini in un confronto co

Mara Cozzoli

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