La dislessia.

0
184

“L’alfabeto era il  suo nemico, le lettere gli ballavano davanti agli occhi e gli davano così fastidio che lui si stancava a leggere e scrivere. Fu bocciato. Stava male per le sue difficoltà: tutti o chiamavano asino o sciocco, lo prendevano in giro, ma lui sopportava tutto questo con molto coraggio. Quando una mattina tirò fuori il suo talento. La sua teoria gli aprì le porte del mondo. Capito di chi parlo? Albert Einstein…ha vinto il premio Nobel nel 1921”

Quando parliamo di dislessia, scordiamo una cosa: colpisce chiunque, personaggi dello spettacolo, noti imprenditori,, persone non conosciute, di qualunque estrazione sociale o cultura di appartenenza.
Non si tratta di un disturbo scoperto recentemente. Risale infatti a migliaia di anni fa, nello specifico, quando il popolo dei Sumeri mise in atto determinati segni per dare origine alle prime forme di scrittura.
Studi scientifici sulla dislessia e sul disturbo specifico di apprendimento risalgono a tempi recenti, intorno al XIX secolo.
Per quanto riguarda l’Italia sono circa trenta anni che determinati centri hanno iniziato a occuparsi della dislessia.
Nel 1997 nasce l’AId (Associazione Italiana Dislessia) che vede coinvolti genitori, insegnanti e specialisti che danno supporto, informazioni e strumenti. Nel nostro Paese è inoltre presente la Società Italiana Di Neuropsichiatria dell’Infanzia e Dell’Adolescenza, al cui interno prestano la loro professionalità medici specialistici in neuropsichiatria infantile.

Cos’è la dislessia?
Figura centrale fu il neurologo statunitense Orton, che nel gennai 1925 invitò gli insegnati a un convegno  relativo a casi di studenti ritenuti “disabili, poco intelligenti e non bravi”,
Grazie all’introduzione del QI, Orton fu in grado di dimostrare che tutti i bambini definiti come pregiudicati nella lettura di parole, erano in realtà dotati di una intelligente normale.
Per Orton, la difficoltà di lettura non era da intendersi come “cecità per le parole”, ma una tendenza a invertire le lettere della parola letta.Con La dislessia , rientriamo nei disturbi specifici dell’apprendimento.
L’ostacolo riguarda l’’apprendimento nella abilità di lettura, scrittura e calcolo. Solitamente viene definita  come un disturbo che può compromettere in modo  più o meno grave  l’attitudine  di leggere.
Non sono giudicati dislessici i bambini che, pur presentando problemi nella lettura, possiedono modeste risorse cognitive, vivono in condizione di eccessiva privazione ambientale, o presentano deficit di tipo sensoriale, quali sordità, cecità, deficit neurologici congeniti acquisiti.
Secondo il DSM-5, la lettura avviene in modo difettoso, vengono posti i essere errori e  la lettura viene condotta in termini incerti e lenti; possono inoltre esservi difficoltà nella comprensione del testo; difficoltà nello spelling delle parole. Difficilmente sono decodificati testi scritti, di conseguenza la lettura diviene un’operazione complessa e faticosa.
Da sottolineare che gli errori tipici di chi soffre di dislessia sono simili a quelli dei compagni di classe  ma in numero maggiore.
Errori tipici nei primi anni della scuola primaria consistono nella sostituzione di suoni simili: (F/V- foce al posto di voce. T/D- tue al posto di due. D/B- due al posto di bue).
Proseguendo, il problema tocca le parole o le regole ortografiche: l’uso delle doppie , delle gn, sch, sc, i quali richiedono abilità di memorizzazione dei fonemi ortografici e della pronuncia.
Nel corso della scuola secondaria, si denota lentezza nella lettura e difficoltà nella comprensione dei testi, questo è dovuto a termini particolari e testi maggiormente articolati.
La diagnosi è formulata a partire dalla seconda classe della scuola primaria.
Esistono inoltre altre difficoltà associate all’abilità di apprendimento: scrittura e calcolo, coordinazione
motoria (es: allacciarsi le scarpe o infilare perline).
Altre problematiche riguardano tabelline, alfabeto, regole grammaticali, formule geometriche. Molto spesso  è scambiata la destra con la sinistra.
Caratteristica della dislessia evolutiva è la comorbilità, cioè la presenza di altre condizioni o disturbi psicopatologici.
I primi riguardano la scrittura ( disortografia) e il sistema del numero e del calcolo (disclaculia).
Disortografia, difficoltà nell’eseguire regole ortografiche. Alcuni errori concernono la cognizione ortografica delle parole: errori di accento, di apostrofo, uso della “h” nel verbo avere e nella doppia consonante. Il tutto deriva dai suoni che compongono le parole in grafemi.
Compongono testi brevi, sintetici e poco organizzati; l’uso della punteggiature è scorretto o inadeguato.
La diagnosi è possibile dalla seconda classe della scuola primaria.
Discalculia: inefficienza nelle capacità di calcolo, veloce e a mente.
Disgrafia, problematicità nel tratto grafico, nello sviluppare segni alfabetici e numerici.
In realtà il DSM-5 lo considera come un disturbo dello sviluppo della coordinazione motoria
.
La disgrafia riguarda la velocità di scrittura, la leggibilità e la qualità della grafia.

Si scrive lentamente, con caratteri grandi o molto piccoli; abituati a spingere sul foglio, determinando affaticamento e dolore della mano, non rispettano gli spazi tra le parole e ciò comporta irregolarità nelle parole stesse.
Tra le sopra citate comorbilità, vi sono disturbi interiori tra i quali: ansia, depressione, malattie psicosomatiche e instabilità emotiva.
È riscontrata, in alcuni casi,  la presenza di un disturbo specifico in un quadro di disturbo dello spettro autistico.
Tra i sintomi: “difficoltà nell’avere una normale reciprocità nella conversazione, scarsa comunicazione verbale e non verbale, linguaggio ripetitivo e movimenti stereotipati, difficoltà nel fare amicizia, ipo o iper attività quale apparente indifferenza al dolore/calore/freddo, rispostata avversa nei confronti di specifici suoni. Eccessivo odorare o toccare oggetti, essere affascinati da luci o oggetti che ruotano”.
Studi hanno dimostrato che le difficoltà di lettura nei bambini con disturbo dello spettro autistico sono simili a bambini con disturbo specifico di apprendimento.

Localizzare preventivamente i disturbi specifici di apprendimento è fondamentale,  riduce il rischio di comorbilità psicopatologico. Se individuata tardi, i ragazzi divengono vittime di episodi di bullismo, tutto ciò può creare disagi nel soggetto.
Ci si chiede se esiste un trattamento effettivamente efficace.
Innanzi tutto, si cerca di riabilitare il bambino affinché si raggiunga la migliore funzionalità possibile. Il bambino, infatti, usufruisce della lettura  come strumento di comunicazione per avviare processi cognitivi.
Il metodo fonologico risulta essere l’approccio riabilitativo più utilizzato.
Secondo Stefano Vicari, direttore dell’unità operativa complessa infantile dell’RCCS, Ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma: “ Le abilità meta fonologiche rappresentano le operazioni metacognitive e linguistiche necessarie per tradurre le parole orali nel sistema simbolico scritto, consentendo al bambino di “smontare” le parole individuando le sillabe o i singolo suoni in esse contenuti”.

Perché il bambino impari a leggere e scrivere occorre che riconosca tutti gli elementi che compongono la parola e in che modo siano disposti.
Phonics Training: ha lo scopo di potenziare l’attitudine metafonologica con effetto positivo su correttezza e velocità della scrittura.
Di estrema importanza sono gli strumenti compensativi o aumentativi.
Le linee guida del Ministero dell’Istruzione e dell’Università, hanno imposto l’obbligo per le istituzioni scolastiche di introdurre tali strumenti, accompagnati da mezzi di apprendimento alternativi e tecnologie informatiche.
CI troviamo difronte a mezzi che facilitano una prestazione in un area deficitaria, al fine di aiutare l’alunno a svolgere compiti con gli stessi tempi e le stesse probabilità di errori degli altri bambini.
Il risultato è una buona autonomia nello studio.
In funzione delle difficoltà di, vi sono vari strumenti compensativi: non tecnologici, ad esempio la tavola pitagorica o i dizionari, tecnologici, come computer, tablet e calcolatrice.
Possono essere impiegati durante lo svolgimento delle lezioni quanto durante le fasi valutative, come verifiche o esami.
Da sottolineare anche la presenza di tutor domiciliari.
Fondamentale è la figura dell’insegnante al quale è affidato il compito di riconoscere un potenziale disturbo di apprendimento. Quest’ultimo deve osservare le prestazioni dei bambini nei vari ambiti di apprendimento per individuare le caratteristiche cognitive su cui  procedere  per ottenere il successo formativo.
Inseguito, gli insegnanti dovranno comunicare alle famiglie quanto riscontrato. La diagnosi verrà eseguita da personale specializzato.
Occorre ricordare che se un bambino presenta difficoltà di lettura, non è necessariamente dislessico.
Ad esempio, bambini possono presentare una condizione neurologica  sensoriale o di altra natura che può interferire nella capacità di apprendimento.

Bambini con disabilità intellettiva, epilessia, danni evidenti a livello cerebrale, sordità, cecità, possono manifestare difficoltà di apprendimento di natura non specifica. Difatti, come già accennato, la dislessia è considerata un disturbo specifico dell’apprendimento.
Infine, ribadisco quanto segue: dislessia non è sinonimo di disabilità, Incapacità o mancanza di intelligenza. Ovviamente, questo discorso vale per l’ignoranza e il disinteresse quasi generale.
Il nostro è un Paese che attende che avvenimenti li colpiscono in prima persona per interessarsi e mobilitarsi.
Non è certo una situazione facile, ma risolvibile e gestibile. Un bambino dislessico può ottenere ottimi risultati quanto gli altri…vedi Einstein!