Jack London, Il vagabondo delle stelle.

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“Molte volte, nella mia vita, ho provato la straordinaria sensazione che il mio io si sdoppiasse, che altri esseri vivessero o fossero vissuti in lui, in altre epoche o in altri luoghi. Non stupirti, mio futuro lettore; ma indaga nella tua stessa coscienza. Ritorna indietro con il tuo pensiero, ai giorni in cui il tuo corpo e il tuo spirito non erano ancora cristallizzati; in cui, materia plasmabile, anima fluttuante come le onde in movimento, avvertivi appena, nel ribollire del tuo essere, il formarsi della tua identità. Allora, leggendo queste righe, forse ricorderai delle cose dimenticate, delle visioni incerte e nebulose, che passarono davanti ai tuoi occhi di bambino e che, oggi, non ti sembrano che sogni irreali, un parto della fantasia”.

Ultimo capolavoro targato  Jack London.
Dalla critica letteraria è considerato come  l’apice creativo toccato dallo scrittore americano.
Siamo nel 1915, quando,  soggetto a pubblicazione è uno stranissimo romanzo, caratterizzato da uno stile narrativo innovativo.
Libro denuncia circa le degradanti condizioni carcerarie della California con i suoi brutali e corrotti istituti penali,  “Il vagabondo delle Stelle” sorge in seguito all’incontro dell’autore con alcuni ex detenuti tra i quali Ed Morrell e Donald Lowrie.
Veniamo al nostro componimento.
Darrell Standing, personaggio nato dalla mente di London  è narratore della storia, autore di un  manoscritto che illegalmente  riesce a  far uscire dal carcere e dallo stesso scritto fino a pochi minuti prima di essere giustiziato.
Darrell Standing, professore di agronomia presso la facoltà di Agraria dell’ Università della California.
Darrell Standing condannato all’ergastolo per omicidio.
Darrell Standing condannato a morte per aver aggredito un secondino.
Darrell Standing  sconta otto anni di isolamento, cinque dei quali nelle profondità della “ morte in vita” nei quali, lunghe ore di tortura tramite camicia di forza rappresentano la quotidianità.
“Quella brutale tortura fisica fu un umiliazione, un affronto al mio senso di giustizia, Una punizione del genere non addolcisce un uomo. Emersi da quella prima esperienza in camicia di forza pieno di rancore e odio collerico che nel corso degli anni è solo aumentato. La compressione del mio corpo fragile contro gli organi vitali da sentire la morte arrivare in quell’ istante esatto. Eppure in me era ancora vivo il miracolo della fede. Non pensai che stavo per morire, sapevo che non sarei morto. Mentre la testa galleggiava, il cuore pulsava dalle unghie dei piedi alle radici dei capelli, sotto il cuoio cappelluto.”
Il Vagabondo delle stelle non è solo questo, è molto di più: è l’esperienza extra corporea vissuta dal narratore attraverso l’autoipnosi, il quale racconta storie fondate sulle proprie vite passate, le cui origini risalgono alla nascita della razza umana.  Come e quando ciò avviene?
Scrive Standing : “Quando mi trovavo disteso nelle lunghe catalessi in camicia di forza ho colto me stesso nella forma di mille uomini vivi e di mille esistenze, ovvero come la storia dell’essere umano che ha ripercorso ogni epoca.  Io lo so. Io sono la vita. Ho vissuto diecimila generazioni e milioni di anni : ho posseduto molti corpi e continuo a esistere. Io sono la vita”.
Lui è il legionario Ragnar Lodbrog agli ordini di Ponzio Pilato, assiste alla macchinazione dal quale deriva l’assassinio di Gesù e ne riferisce l’aspetto regale, nonostante il tumulto della situazione.
Descrive  serenità e dolore  trasmessi dal figlio di Dio.
Il tutto si tramuta in una chiara metafora relativa al malfunzionamento del sistema giuridico.
È un inglese di nome  Adam Strang : marinaio, naufrago, primo uomo bianco a mettere piede sulle isole coralline di Raa Kook e in seguito conosciuto come  Yi- Yong- Iki ,  l’eroe  che si scaglia contro il tiranno di turno, che pone  davanti a tutto l’amore per la sua donna, vivendo con lei una vita di stenti e umiliazioni, fino alla resa dei conti con la crudeltà di colui che regge il potere.
La grandezza di questo romanzo è il viaggio della psiche, l’abbandonarsi del protagonista alla potenza dell’immaginazione per conquistare libertà e vita.
Esaminata in ogni suo contenuto l’opera celebra la vita sulla morte.
La vita è reale, ma allo stesso tempo un mistero, oltrepassa la chimica e la materia, non è soggetta a morte, perché quest’ultima è solo la piccola parte di un processo: mai la fine, ma solo un nuovo inizio.
Ne cito i passi conclusivi, le ultime parole poco prima dell’esecuzione della condanna : “Qui io ho finito. Posso solo ripetermi: la morte non esiste. La vita è spirito e lo spirito non può morire. Solamente la carne sempre brulicante di quel fermento chimico plasmabile che le dà forma facendole assumere un aspetto ben definito, muore e si distrugge. Poi quella forma si scioglie nel flusso e assume nuove e diverse forme che a loro volta si discioglieranno nel flusso. Solo lo spirito permane, andando progressivamente a formarsi attraverso infinite incarnazioni consecutive che si sviluppano per risalire sino alla luce. Cosa sarò io quando tornerò a vivere? Sono curioso di saperlo. Sono proprio curioso”.