Wislawa Szymborska, la poetessa della semplicità.

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“L’ispirazione non è privilegio esclusivo dei poeti o degli artisti. C’è, c’è stato e sempre ci sarà un gruppo di individui visitati dall’ispirazione. Sono tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro e lo svolgono con passione e fantasia, Ci sono medici siffatti, ci sono pedagoghi siffatti, ci sono giardinieri siffatti e ancora un centinaio di altre professioni. Il lavoro può costituire un’incessante avventura, se solo sanno scorgere in esso sfide sempre nuove. Malgrado le difficoltà e le sconfitte la loro curiosità non viene meno. Da un nuovo problema risolto scaturisce per loro un profumo di nuovi interrogativi. L’ispirazione , qualunque cosa sia , nasce da un incessante “non so” “.
Wislawa Szymborska

Siamo nel 1996 quando l’Accademia di Stoccolma pronuncia un nome, ineffabile e pressoché sconosciuto nel nostro Paese.
Diciassette lettere per presentarla,  e riflettori definitivamente accesi su di lei, una poetessa: Wislawa Szymborsksa.
Stupore, imbarazzo, curiosità: chi è questa donna? Per quale motivo tali reazioni?
A livello personale, quando la vita  è  complicata e il mondo all’apparenza crolla , quando mi sento persa e sono sull’orlo del baratro, i suoi versi rimbombano, sfondano barriere e accorrono in mio soccorso: “Conosciamo noi stessi solo fin dove siamo stati messi alla prova./ Ve lo dico io dal mio cuore sconosciuto”. ( Un minuto di silenzio per Ludwika Wawrzynska ).
Come risalire la china? Il più grande insegnamento trasmessomi è racchiuso in “Un appunto”: “Distinguere il dolore da ciò che dolore non è”.
La sua mano è genuina, pura, ironica e naturale: rende vive le espressioni, le quali brillano di una lucentezza propria. Parole già conosciute, sensazioni già provate, ambienti vissuti infinite volte, senza averli mai realmente averli visitati. In ciò, risiede la magia di Wislawa.
In stile burlesco, racconta l’amore in ogni sfaccettatura e condizione, e noi, lettori diveniamo parte integrante della sua lirica.” Un amore felice. É normale? / È serio? È utile? Che se ne fa il mondo di due esseri/che non vedono il mondo?… /chi non conosce l’amore felice dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice. / Con tale fede gli sarà più facile vivere o morire”.
Già, perché questa è una delle domande che in molti si pongono.
Sempre sull’argomento, ci dona il più bel verso creato: “ Ascolta come mi batte forte il tuo cuore”.
La vita di un essere umano, attraverso la metafora del battito cardiaco che vive nell’altrui corpo, crea empatia e intimità tra amante e amato. Duplici aspetti ne emergono: spirituale e fisico
.
Sempre presente in ogni suo testo è l’interrogativo sul senso di un universo apparentemente retto dal causo, il quale, sembra occultarsi nella densa combinazione di contingenze.  “Sono entrambi convinti / che un sentimento improvviso li unì. / È bella una tale certezza/ ma l’incertezza è più bella. / Non conoscendosi, credono / che non sia mai successo nulla tra loro. Ma che ne pensano le strade, le case, le scale, i corridoi, / dove da tempo potevano incrociarsi?… Ogni inizio infatti / è solo un seguito / e il libro degli eventi/ è sempre aperto a metà. ( Amore a prima vista).

In ” Attimo” sottolinea come il sorgere dell’ispirazione non è preceduto da eventi straordinari o eccezionali: “ Fin dove si stende la vista qui regna l’attimo. Uno di quegli attimi terreni che sono destinati a durare.”; quest’ultima nasce infatti dall’osservazione delle nuvole “Dovrei essere molto veloce per descrivere le nuvole –  / già dopo una frazione di secondo non sono più quelle, stanno diventando altre. / La loro caratteristica è / non ripetersi mai / in forme, sfumature, pose e disposizione. (Nuvole), dal ritemprarsi di quanto circonda il mondo, all’alba: “Sto ancora dormendo/ ma nel frattempo accadono fatti. / La finestra bianca, / le tenebre sfumano nel grigio, / la stanza emerge dallo spazio indistinto, / vi cercano appoggio ombre pallide, vacillanti. / In successione, senza fretta, / poiché è una cerimonia, / spuntano le superfici di soffitto e pareti, / le forme si separano / l’una dall’altra, / il lato sinistro dal destro”. (Ore mattutine): un insieme di istanti, fotografati e  blindati in quello che è  l’evolversi quotidiano del cosmo.
La potenza della Szymborska consiste nel carpire il momento e ancorarlo nella forza di un verso.
E poi,  lo stupore, sensazione di profonda e intensa meraviglia, in grado di partorire smarrimento difronte ad  accadimenti .” …stare dentro gli eventi, /dileguarsi nelle vedute, / cercare il più piccolo errore./ Un’occasione eccezionale / per ricordare per un attimo/ di ciò che si è parlato/ a luce spenta./ E almeno per una volta / inciampare in una pietra, bagnarsi in qualche pioggia, / perdere le chiavi tra l’erba/ e seguire con gli occhi una scintilla nel vento, / e persistere nel non sapere / qualcosa di importante”. ( Un appunto).
Ecco, lo splendore della vita che viaggia di pari passo alle piccole cose che riescono a sorprenderci : le foglie che cadono in autunno, le carezze sul dorso di un cane, i discorsi affrontati distesi sul letto, la disavventura di perdere le chiavi e di bagnarsi sotto la pioggia.
Racconta grandi fatti storici, più o meno recenti. Impossibile non citare Cerco la Parola”: lo stermino degli ebrei polacchi, viene rappresentato attraverso una poesia drammatica ed efficace.  “Voglio con una parola/ descriverli. / Prendo le parole quotidiane, dai dizionari le rubo, / misuro, peso e scruto. / Nessuna corrisponde./Le più ardite – sanno di codardia, /le più sdegnose – ancora sante,/ le più crudeli – troppo compassionevoli, / le più odiose – troppo violente. /Questa parola deve essere come un vulcano, / che erutta, scorre, abbatte/ come terribile ira di Dio, / come odio bollente. /Voglio che questa unica parola sia impregnata di sangue, / che come le mura tra cui si uccideva/ contenga in sé tutte le fosse comuni. /Che descriva precisamente e con chiarezza/ chi erano loro – tutto ciò che è successo. / Perché questo che ascolto, / perché questo che si scrive/ è ancora troppo poco. / La nostra lingua è impotente, / i suoi suoni all’improvviso poveri. /Cerco con lo sforzo della mente / cerco questa parola / ma non riesco a trovarla. / Non riesco”.  È alla ricerca di una frase capace d’inglobare l’assurdo e inspiegabile odio, fattore scatenante di atroci sofferenze.
Non vi riesce e, in questo risiede l’intensità.
Ciò che traspare è rabbia, indignazione, senso d’ impotenza.


Scrive “ Fotografia dell’ 11 settembre”,nel quale ammette che il suo scopo è percepire l’eternità dell’istante per scalfirlo nella memoria. “Solo due cose posso fare per loro – / descrivere quel volo / e non aggiungere l’altro”.
Passiamo a un tema sulla quale spesso si riflette: l’anima.
Tutti hanno detto la loro, poeti, religioni, gente comune; discussioni sempre aperte.
Beh, per Wislawa, l’anima a volte c’è e altre non c’è “ L’anima la si ha ogni tanto. / Nessuno la ha di continuo / e per sempre. / Giorno dopo giorno, / anno dopo anno possono passare senza di lei. / A volte nidifica un po’ più a lungo / solo in estasi e paure dell’infanzia. / A volte nello stupore di essere vecchi.
L’anima c’è, forse riempie vuoti, forse, costituisce una sorta di resistenza alla morte. Esplode e incanta in tutta la sua immensità, quando per mezzo di “ Sulla morte senza esagerare” esprime quanto segue: “ Non c’è vita che almeno per un attimo non sia stata immortale”.
L’esistenza prende il sopravvento sulla morte. Questo ne mette in luce un aspetto fondamentale: l’amore per quest’ultima, accompagnata dalle mille sfumature assunte. “Sei bella – dico alla vita –/ è impensabile più rigoglio, più rane, più usignoli / più formiche, più germogli. /Cerco di accattivarmela, / di blandirla, vezzeggiarla. / La saluto sempre per prima / con umile espressione”. (Allegro ma non troppo); strepitosa la sua capacità nel fondere elementi della natura a stati d’animo. “Tiro la vita per una foglia/ si è fermata? Se n’è accorta? / Si è scordata dove corre?/ Almeno per una volta”.

Wisława Szymborska, Kraków, 1984; photograph by Joanna Helander

Descrive quotidianità e percezione di essa: “ Scrivere il Curriculum” . Nel corso della nostra vita, tutti ne abbiamo compilato uno. Il primo pensiero è: io sono questo? Un insieme di cose fatte? La vita è sintetizzata in codici: non parlo con me, ma mi evito.
“Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu./ I viaggi solo se all’estero./ L’appartenenza a un che, ma senza perché…/ Aggiungi una foto con l’orecchio in vista./ E’ la sua forma che conta, non ciò che sente./ Cosa si sente?/ Il fragore delle macchine che tritano la carta”.
Sicuramente è la donna che con maestria rompe schemi logici prestabiliti: “Quando pronuncio la parola Futuro, / la prima sillaba già va nel passato. / Quando pronuncio la parola Silenzio, lo distruggo. / Quando pronuncio la parola Niente, / creo qualche cosa che non entra in nessun nulla”. ( Le tre parole più strane)
A chi scrive per se stesso o nella speranza di essere letto, a chi vede in questa forma d’arte una valvola di sfogo, o senza di essa non potrebbe vivere, racchiudo qui il mio regalo : “ Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto? / Ad abbeverarsi a un’acqua scritta in un bosco scritto? / Perché alza la testa, sente forse qualcosa? / Poggiava su esili zampe prese in prestito dalla verità, / da sotto le mie dita rizza le orecchie. Silenzio – anche questa parola fruscia sulla carta e sosta / i rami generati dalla parola <<bosco>>. / Sopra il foglio si preparano al balzo / lettere che possono mettersi male, / un assedio di frasi / che non lasciano scampo. / In una goccia d’inchiostro c’è una buona scorta di cacciatori con l’occhio al mirino, pronti a correr giù per la ripida penna, / a circondare la cerva, a puntare…. / La gioia di scrivere. / Il potere di perpetuare. / La vendetta di una mano mortale”. ( Da: La gioia di scrivere)

Wislawa si spense a Cracovia il I febbraio 2012.

Motivazioni Premio Nobel: “Per la poesia che con ironica precisione permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti di realtà umana”.