Donne che amano troppo

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DONNE CHE AMANO TROPPO di ROBIN NORWOOD è un libro come si direbbe oggi, datato, vecchio ma non sono così gli scritti che troviamo al suo interno. parole ancora attuali oggi nonostante il cammino che avremmo dovuto fare… rimane un caposaldo sulla dipendenza affettiva.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo” .

Saggio composto dalla psicoterapeuta Robin Norwood  la quale, specializzatasi in terapia della famiglia e disagi legati ad alcolismo e tossicodipendenza,  analizza in questa sede la condotta femminea nell’ambito di RELAZIONI definite “ PERICOLOSE “ :  entriamo nel campo della dipendenza affettiva, della dipendenza da uomini violenti o problematici.

Dacia Mariani curandone l’ introduzione domanda a se stessa: Quand’è che l’amore si trasforma in qualcosa di malsano? Di pericoloso per la nostra salute fisica o mentale? Sottolineando che:  Non il mal d’amore qualsiasi, ma quello che nei libri si chiama “ passione “, “ perdizione “ ,  “ delirio “ , e che lei ( la Norwood ) con semplicità ha ribattezzato come “ TROPPO AMORE “.


Attraverso l’esame di casi sottoposti alla sua attenzione, l’autrice ci conduce alla scoperta di una vera e propria malattia :  parte dal fattore scatenante,  si focalizza sulla manifestazione di quest’ultima nella sua materialità e giunge al suo aspetto curativo.

Qual è il senso dell’espressione “ Amare troppo “ ?  Viene così definito    l’ attaccamento ossessivo a un uomo, accompagnato dalla presunzione di definire amore tale ossessione che, con il tempo, finisce per soggiogare azioni e deformare  sentimenti; liberarsi è difficoltoso,  nonostante la consapevolezza  dell’influenza negativa sul benessere psico-fisico.

Aspetti fondamentali nell’esplicazione di determinati meccanismi, risiedono in due elementi: infanzia e  dinamiche familiari.
Secondo la Norwood, nel momento in cui le esperienze infantili risultano tormentose, inconsapevolmente vi è questa tendenza a reiterare situazioni simili, spinte dalla necessità di governarle.

Cito qui un passo del testo :“ Se per esempio, abbiamo amato e desiderato l’affetto di un genitore,  che non corrispondeva al nostro affetto, da adulte spesso, ci innamoriamo di uomo che gli somiglia, o di una serie di uomini dello stesso tipo, nel tentativo di “ vincere “ quell’antica battaglia” per essere amate “.

Interessante il concetto di“ FAMIGLIA DISTURBATA “ , all’ interno della quale i bisogni emotivi non vengono tutelati, vige l’incomunicabilità tra i componenti e infine, non vengono affrontate le radici dei problemi.

L’ esempio riportato per illustrarne il processo è il seguente: “ Pensate a come si comportano i bambini, e specialmente le bambine, quando sentono la mancanza dell’ amore e dell’ attenzione che desiderano e di cui hanno bisogno. Mentre un ragazzino forse diventa collerico e manifesta il suo disagio con un comportamento distruttivo, la bambina concentrerà la sua attenzione sulla sua bambola preferita.  Da adulte, le donne che amano troppo fanno la stessa cosa, forse in modo meno evidente e più elusivo. In generale ci prendiamo cura di qualcuno o qualcosa ”.

Il bisogno di sentirsi necessaria è sinonimo di sentirsi amata.
Generalmente, l’ uomo della “ Donna che ama troppo “ è un soggetto violento, alcolizzato, tossicodipendente o incapace d’amare.  In realtà,  non esiste una vittima e neanche un carnefice : quanto viene ad instaurarsi è una macabra danza a due, nello specifico,  tra due menti instabili le quali, danzando a un ritmo folle, si sono in precedenza riconosciute nel mezzo della folla.

“ Tu ci sarai, accorerai in mio soccorso, risolverai i miei problemi “ ,  pretende lui. Lei non può che acconsentire:“ Sì, ci sarò, il tuo benessere per me è prioritario, io ti cambierò “.

Sono messaggi celati dietro al primo sguardo; un patto suggellato senza bisogno di parole.

Colei che “ Ama troppo “ in realtà non è buona , cerca solo il controllo di situazioni,  situazioni che generano  l ‘ eccitazione dal quale trae  anche piacere.  L’uomo dolce, tranquillo, equilibrato viene scartato a priori : non reca quest’ultimo stato, può però demolire il desiderio a gestire ogni circostanza.

Siffatto tipo di rapporto (paragonabile a una droga) è utilizzato dalla donna per evitare  di volgere il pensiero a  paura,  dolore, senso di vuoto e rabbia, cosicché  si abbandona alla terribile accettazione che questa tipologia di sofferenza è parte integrante e ineludibile dell’ amore.

Cosa sentirebbe, cosa accadrebbe se pensasse solo a se stessa?
Il discorso dipendenza affettiva, vale in egual modo per l’uomo, con i relativi giochi di ruolo invertiti.
Esiste una soluzione? Come si può arrivare a vivere un sentimento profondo in modo equilibrato? La risposta immancabilmente arriva forte e chiara: “ Molte donne commettono l’errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza prima avere sviluppato una relazione con se stesse; corrono da un uomo all’altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro. La ricerca deve cominciare a casa, all’interno di sè.
Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perché quando nel nostro vuoto andiamo cercando l’amore, possiamo trovare solo altro vuoto“.

Ulteriore punto d’arrivo è “ Superare la paura di essere respinte, e permettiamo a qualcuno di vederci davvero, di conoscerci davvero. Poi dobbiamo imparare a non lasciarci prendere dal panico quando tutte le nostre linee di difesa emotive non sono più in assetto, per circondarci e proteggerci “

Un particolare balza all’occhio : Robin Norwood  scrive di   “ Noi donne che amiamo troppo “, includendosi,  sviluppando  quindi intimità con le lettrici.

Per sua diretta ammissione :“ Sono stata una donna che amava troppo per gran parte della mia vita, finché il pedaggio che dovevo pagare in salute fisica e psichica è diventato così pesante da costringermi a fare un’ analisi approfondita del mio modo di rapportarmi agli uomini. Ho impiegato parecchi anni a lavorare duramente per cambiare comportamento. Questi anni sono stati i più importanti della mia vita”.