Alessandra Cerreti, solidarietà alla PM dopo il danneggiamento dell’auto blindata.
L’auto blindata della sostituta procuratrice della DDA di Milano Alessandra Cerreti è stata danneggiata nel parcheggio interno del Palazzo di Giustizia.
Un fatto sul quale sono in corso gli accertamenti e che arriva mentre ella è impegnata nel processo Hydra, uno dei procedimenti che hanno portato all’attenzione della magistratura il tema della presenza mafiosa nel Nord Italia.
A esprimere solidarietà e vicinanza alla PM è “Avviso Pubblico”, la rete degli enti locali impegnati nella promozione della cultura della legalità e nella prevenzione dei fenomeni mafiosi. La preoccupazione dell’associazione riguarda anche il luogo in cui è avvenuto il danneggiamento, all’interno dello stesso Palazzo di Giustizia.
«Come amministratori e amministratrici di Avviso Pubblico manifestiamo la nostra vicinanza e solidarietà alla PM Alessandra Cerreti, per quanto accaduto. Stiamo partecipando alle udienze del processo Hydra e intendiamo continuare ad esserci, anche per ribadire il nostro sostegno ai PM Cerreti e Ferracane, già vittime di gravissime minacce», dichiara il coordinatore regionale di Avviso Pubblico, Fabio Bottero.
Il riferimento è a un contesto nel quale l’attività della magistratura si confronta quotidianamente con le trasformazioni della criminalità organizzata e con la sua capacità di insediarsi anche nei territori economicamente più forti del Paese. L’indagine Hydra ha portato al centro dell’attenzione proprio il tema delle relazioni tra esponenti della criminalità organizzata e settori dell’economia e della società lombarda.
«Siamo molto preoccupati che questo danneggiamento sia stato compiuto nel cortile del Palazzo di Giustizia e auspichiamo che si faccia rapidamente chiarezza», aggiunge Bottero.
“Avviso Pubblico” richiama inoltre la necessità di garantire alla magistrata e alla sua scorta adeguate condizioni di sicurezza. «A fronte di attacchi e intimidazioni che mirano a colpire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, le istituzioni e le comunità locali non possono e non devono fare un passo indietro», afferma il coordinatore, auspicando che le indagini consentano di individuare i responsabili e di ricostruire quanto accaduto.
La vicenda riporta inevitabilmente l’attenzione sulle condizioni nelle quali operano iprofessionisti impegnati nei procedimenti contro la criminalità organizzata di stampo mafioso.
La sicurezza personale è una questione concreta, ma lo è altrettanto la possibilità di esercitare le proprie funzioni senza pressioni o condizionamenti.
Alessandra Cerreti è da anni impegnata non solo in indagini sulla criminalità organizzata, ma anche sulla presenza della ’ndrangheta al Nord.
Il suo percorso professionale è stato raccontato anche da Avviso Pubblico nella graphic novel “Scelte. Femminile plurale – Storie di impegno e di passione civile”, edita da Becco Giallo, pubblicazione dedicata alle esperienze di donne e uomini che hanno scelto di mettere il proprio lavoro e il proprio impegno al servizio della collettività.
In questo quadro, l’accaduto assume un rilievo che va oltre la cronaca del singolo episodio. Saranno gli accertamenti a stabilire la natura e le responsabilità di quanto accaduto. Resta però la necessità di non sottovalutare episodi che coinvolgono chi svolge una funzione delicata come quella requirente, soprattutto quando questa funzione riguarda indagini sulla criminalità organizzata.
A titolo personale, desidero esprimere il mio sostegno alla dottoressa Alessandra Cerreti. La vicinanza a un magistrato che si trova a svolgere il proprio lavoro in un contesto così complesso non dovrebbe appartenere soltanto alle istituzioni o alle associazioni che si occupano di legalità. È un tema che riguarda una comunità intera, perché l’autonomia della magistratura e la possibilità di esercitare la funzione giudiziaria senza intimidazioni sono parte del funzionamento stesso dello Stato di Diritto.
Nel frattempo, credo sia importante che Alessandra Cerreti sappia di non essere sola.
La partecipazione, in questi casi, non è una formula di circostanza: è il modo più semplice e concreto per affermare che il lavoro della magistratura, soprattutto, quando si confronta con la criminalità organizzata, riguarda tutti noi.
Mara Cozzoli