Assedio oltre Gaza
Questa volta è successo alla luce del sole.
Erano cinquantaquattro le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, partite da Marmaris con persone arrivate da molti Paesi diversi. Alcuni erano giornalisti, altri medici, altri cittadini senza ruoli particolari, accomunati dalle stesse intenzioni: forzare il blocco su Gaza e riportare l’attenzione su una crisi che il mondo alterna tra rimozione e osservazione distante.
Non una minaccia militare, bensì un’iniziativa politica, umanitaria e mediatica.
La marina israeliana le ha intercettate in acque internazionali, lontano dalle coste di Gaza e fuori dalla propria giurisdizione. I membri degli equipaggi portati ad Ashdod .
Un gesto che, nei fatti, riconduce a un sequestro in mare aperto.
Durante le operazioni sono stati utilizzati proiettili di gomma ma su quelle barche non c’erano armi, solo persone.
Il ministro israeliano Ben Gvir ha diffuso immagini degli attivisti i(nginocchiati, bendati, con le mani legate) accompagnate dalla frase: “È così che accogliamo i sostenitori del terrorismo”.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto richiamando il rispetto dei diritti umani.

Israele da anni sostiene che il blocco navale su Gaza sia una misura di sicurezza contro Hamas. Nel tempo, però, quel blocco si è esteso fino a includere anche iniziative umanitarie dirette verso la Striscia.
Non si fermano, quindi, solo traffici illegali o carichi militari.
Nell’ultima missione era presente anche la Holy Blue, registrata in Italia. Un dettaglio rilevante: secondo il principio della giurisdizione dello Stato di bandiera, una nave italiana in acque internazionali ricade normalmente sotto la sovranità italiana.
La questione, dunque, non riguarda più soltanto Gaza, ma ciò che viene considerato accettabile.
La Turchia parla di “pirateria”, Israele di provocazione.
La Spagna di Pedro Sánchez ha assunto una posizione tra le più critiche e nette all’interno dell’Unione Europea.
Mentre il diritto internazionale perde peso dentro gli equilibri strategici, in Occidente si oscilla tra silenzio, prudenza diplomatica e ambiguità politica.
Nel frattempo il mare resta lì: aperto, visibile, ma non sempre solcabile.
Verbi come “abbordare” e “intercettare” entrano sempre più nell’uso quotidiano.
Se le istituzioni tacciono, la Flottilla diviene una forma di dissenso non violento che si traduce in linguaggio politico.
Non puoi fermare un vento che si è alzato.
Mara Cozzoli