Sonia Casubolo e il bisogno umano di restare
Con “Eterno istante”, Sonia Casubolo affronta uno dei temi più complessi dell’esperienza umana: il bisogno di contatto emotivo.
Un’opera essenziale nella composizione e intensa dal punto di vista psicologico, in grado di trasformare un semplice gesto qual è l’abbraccio in una riflessione riguardante vulnerabilità, sfera affettiva e senso di protezione.
Le due figure ritratte sembrano fondersi perdendo, in tal modo, i propri confini individuali.
Il carboncino, lavorando per sottrazione, lascia emergere corpi che appaiono sospesi, quasi appartenessero più alla dimensione del ricordo che a quella della realtà.
L’attenzione non si concentra sui soggetti, bensì sull’emozione che attraversa l’azione.
È un’immagine che parla di fragilità, della necessità umana di trovare un luogo sicuro nell’altro.
Dal punto di vista simbolico, l’opera interroga il fruitore circa il rapporto tra presenza e assenza. L’abbraccio non appare soltanto come manifestazione affettiva, ma come tentativo di trattenere qualcosa destinato inevitabilmente a sfuggire: un momento, una persona, una sensazione.
Anche il titolo, “Eterno istante”, racchiude in sé la contraddizione tra il tempo che passa e il desiderio di fermarlo.
La scelta del carboncino rafforza ulteriormente questa lettura.
Le sfumature morbide, le dissolvenze e la materia scura che sembra espandersi nella parte inferiore dell’opera restituiscono una percezione viscerale.
Il vuoto che circonda l’uomo e la donna assume un ruolo primario: lo spazio, difatti, amplifica la sensazione di isolamento, rendendo quell’abbraccio ancora più indispensabile.
Sonia Casubolo realizza così un’opera che non cerca l’effetto estetico fine a sé stesso, ma lavora sulla dimensione interiore dell’osservatore.
“Eterno istante” invita chi guarda a riconoscere in quella stretta una parte della propria esperienza psichica.

Mara Cozzoli