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Donne oltre le barriere: a Milano le storie di empowerment femminile dall’Africa.

| Mara Cozzoli |

Rose ha 29 anni e vive negli slum di Nairobi. Sua figlia Shirleen è nata con una paralisi cerebrale. Per questo, racconta, i vicini la picchiavano: la bambina era considerata “maledetta”.
Oggi, però, Shirleen va a scuola grazie a un progetto di educazione inclusiva e Rose è diventata un punto di riferimento per altre madri con figli con disabilità.

La sua è una delle vicende narrate nella mostra “Women. Disability. Empowerment”, in programma dal 23 al 29 marzo a Milano, negli spazi di Corso Vittorio Emanuele,  aperta al pubblico tutti i giorni dalle 10 alle 20.
Un percorso attraverso volti, storie e testimonianze di donne africane che hanno trasformato la propria vita grazie a opportunità inclusive e accessibili.

L’esposizione porta al pubblico dieci storie di donne africane ( Eunice, Rose, Zaliya, Hassia, Zina, Abay, Zoungrana, Mare, Graziella e Sarah) che hanno saputo trasformare la propria vita grazie a opportunità accessibili e inclusive.
Donne con e senza disabilità che, partendo da situazioni spesso segnate da esclusione e stigma sociale, hanno intrapreso un itinerario che le ha condotte all’autonomia e alla consapevolezza diventando, in tal modo, protagoniste del proprio futuro.

Tra queste esistenze segnate c’è anche quella di Hassia.

Niger. Hassia, 40 anni, venditrice di crema di ceci.
Nel cortile della sua casa Hassia prepara ogni mattina la crema di ceci che i figli vendono porta a porta. Un’infezione ai piedi da bambina ha segnato il suo cammino, ma non la sua capacità di guidare la famiglia. Grazie a un progetto di agricoltura inclusiva oggi alleva capre, ha acquistato una mucca, diversifica il cibo, genera reddito. Dove prima c’era solo sopravvivenza, ora c’è scelta, pianificazione, futuro. Per Hassia significa non essere più invisibile, trasformando risorse accessibili in dignità, sicurezza e opportunità per i suoi sette figli.

Il percorso della mostra attraversa cinque Paesi africani ( Kenya, Niger, Etiopia, Burkina Faso e Sud Sudan) mettendo in luce resilienza, determinazione e capacità di cambiamento. Volti e testimonianze che raccontano non solo il vissuto personale, ma anche il ruolo fondamentale delle comunità e delle reti di supporto.

L’iniziativa evidenzia inoltre l’impatto del lavoro congiunto tra CBM Italia, organizzazione internazionale impegnata nella salute, nell’educazione, nel lavoro e nei diritti delle persone con disabilità, e Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.
Attraverso progetti dedicati all’accesso ai servizi sanitari, all’istruzione, alla formazione professionale, alla sicurezza alimentare e al lavoro, migliaia di donne con disabilità hanno potuto accedere a opportunità che troppo spesso vengono loro negate.

Ogni storia raccontata nella mostra restituisce non solo un cambiamento individuale, ma anche l’effetto che questo genera nelle comunità: quando una donna acquisisce strumenti e autonomia, il beneficio si estende alla famiglia e al territorio.

Alla base del progetto c’è una visione condivisa: costruire un mondo in cui le persone con disabilità possano vivere senza barriere né discriminazioni. Un obiettivo che guida l’azione sia di CBM sia della cooperazione italiana, impegnate nei contesti più fragili per promuovere inclusione, sviluppo sostenibile e diritti.

Perché l’inclusione non è un elemento accessorio, ma una condizione essenziale per una società davvero equa.

Niger. Hassia, 40 anni, venditrice di crema di ceci.

Mara Cozzoli

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