Isabella Giovanardi, “Medusa”: riscrivere il mito attraverso l’interiorità
L’opera “Medusa” di Isabella Giovanardi (90 x 73 cm), realizzata su stampa in acetato con interventi in acrilico e luce LED, si colloca all’interno di una riflessione sul femminile, rielaborando una delle figure mitologiche più controverse della tradizione occidentale.
Lontana dall’iconografia classica della Gorgone come creatura mostruosa e minacciosa, l’artista propone una figura raccolta, con gli occhi chiusi, immersa in una dimensione sospesa. Medusa, tradizionalmente associata al potere di pietrificare attraverso gli occhi, vieni qui sottratta alla relazione visiva con l’esterno, interrompendo il meccanismo di reciprocità tra osservatore e soggetto.
Le linee ondulate che attraversano il volto introducono un ulteriore livello di lettura richiamando in tal modo, elementi quali instabilità e movimento interno.
Il volto è filtrato come se fosse attraversato da correnti emotive e psichiche.
La presenza dei serpenti perde la connotazione aggressiva: non emergono come elementi di minaccia, bensì in quanto estensioni organiche della protagonista stessa, quasi a indicare una continuità tra identità e dimensione istintiva, tra conscio e inconscio. L’uso del blu, amplificato dalla retroilluminazione LED, contribuisce a costruire un ambiente immersivo che richiama una dimensione acquatica e profonda, dal quale essa riemerge.
In questo contesto, il tema della fragilità assume una valenza ambivalente.
Non viene rappresentata come condizione di debolezza, ma come possibilità di accesso a una dimensione più complessa.
Il mito è, dunque, riscritto.
La Medusa di Isabella Giovanardi è un soggetto attivo caratterizzato da consapevolezza e autodeterminazione.
L’opera si inserisce così in un più ampio discorso sul potere della donna contemporanea, inteso come capacità di ridefinire i propri confini, di abitare la propria complessità e di trasformare la vulnerabilità in risorsa.

Isabella Giovanardi, Medusa
90 x73 cm
Stamppa su acetato, acrilico e Led
2026
Mara Cozzoli