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Cristina Cleri, Senza Margine

| Mara Cozzoli |

In Senza Margine”, Cristina Cleri costruisce una superficie che non si lascia attraversare con facilità.
È un’opera che rifiuta la stabilità dell’immagine come luogo rassicurante.
Non c’è un dentro e un fuori, non c’è una soglia netta: tutto avviene in un campo di tensione continua, dove la materia sembra sul punto di cedere o di espandersi oltre il limite della tela.

La tecnica mista non è qui una semplice somma di procedimenti, ma un linguaggio stratificato che rispecchia una condizione emotiva complessa. Pasta acrilica, acrilico, pouring, colla vinilica, ritagli di giornale, resina e olio convivono in un equilibrio instabile, come se ogni materiale portasse con sé una memoria diversa, una voce che fatica a trovare accordo con le altre.

Il formato verticale (100 x 50 cm) accentua una sensazione di scorrimento, di caduta o di risalita: lo sguardo è costretto a muoversi, a cercare un appiglio che non è mai definitivo. Le colature del pouring interrompono la volontà di controllo, mentre le parti più dense, costruite con pasta acrilica e resina, sembrano trattenere il gesto, congelarlo in una sospensione quasi fisica.

I ritagli di giornale, assorbiti dalla materia, non funzionano come elementi narrativi espliciti, ma come frammenti di realtà sedimentata e resa muta. Il testo perde la sua funzione informativa e diventa texture, traccia, residuo. In questo senso, “Senza Margine” parla anche del nostro rapporto con il presente: un flusso continuo di informazioni che si accumulano, si sovrappongono e finiscono per diventare rumore di fondo, sedimento emotivo più che contenuto leggibile.

La resina e l’olio introducono un ulteriore livello di ambiguità. La brillantezza, la profondità apparente, quasi seduttiva, entra in contrasto con la ruvidità delle parti più materiche. La luce non chiarisce, ma confonde; non rivela, ma amplifica la sensazione di instabilità. Nulla è completamente asciutto, concluso, pacificato.

Il titolo, “Senza Margine,” costituisce una condizione.

L’opera sembra nascere da uno spazio in cui non esiste più una distanza di sicurezza tra l’interno e l’esterno, tra ciò che è controllabile e ciò che sfugge. È una pittura che non cerca di rappresentare un’emozione, ma di farla accadere nello spazio della tela e, di riflesso, nello sguardo di chi osserva.

Cristina Cleri lavora su una soglia che si dissolve.
Espone la fragilità del confine, la fatica del contenimento, la necessità ( a volte dolorosa) di accettare che non tutto possa essere delimitato. In questo senso, “Senza Margine” chiede di essere esplorata, anche a costo di perdersi per un momento.


Senza Margine “fa parte delle opere esposte alla mostra personale di Cristina Cleri “Polychromorfia. Visioni astratte tra ombre e colori infiniti”, in programma dal 24 gennaio al 1 febbraio 2026 presso la Galleria Civica Ezio Mariani di Seregno.
Orari di visita: dal lunedì alla domenica, 10.00–12.00 | 15.30–19.00.
Ente organizzatore: InfinityArt, a cura di Mara Cozzoli e Stefano Cozzoli.

Mara Cozzoli

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