giovedì, Dicembre 8, 2022
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La celebrazione di Mario Vespasiani alla musica.

“Gran parte dell’arte prodotta di recente appare così scarica di contenuti emotivi e di un rimando trascendente, prediligendo un approccio razionale e schematico alle sfumature poetiche, alle inaspettate rivelazioni visive e agli eventuali insegnamenti morali, fondamentali per guardarla ed intenderla come fosse un viaggio nel tempo e dentro di sé “.
Mario Vespasiani, A gentlemen in the word of art.

Nel giorno di Santa Cecilia, Mario Vespasiani , simbolicamente, dona una sua opera non solo a tutti i musicisti, ma anche a coloro che esprimono se stessi attraverso il canto.
Un lavoro, quest’ultimo , in perfetta armonia con la costante volontà di evoluzione e intima ricerca propria dell’artista.
A mutare è la tecnica: l’autore in detta occasione, applica direttamente sulla tela un violino, per poi invaderlo dei colori ritenuti più consoni, i quali svolgono, inoltre, funzione terapeutica.
L’atmosfera onirica non termina con l’impatto visivo che solo un ambiente, stabilmente, immerso di luce è in grado di offrire al fruitore.

Nell’irrequieto scontro tra buio e luce, il violino diviene emblema della vivifica lucentezza.
Quando l’oscurità incalza,  celando al nostro sguardo e al nostro intelletto ciò che ci sta innanzi, tale meccanismo può essere bloccato coadiuvato dall’inventiva dell’uomo che perviene alla commistione tra luminosità e utilizzo di tinte fluorescenti.
Nel corso degli anni, l’arte di Mario Vespasiani ha assunto la forma del progresso attraverso l’elevazione dei moti dell’anima e, quest’ultima opera, ne conferma il percorso.
Punto focale è il palpitio emotivo che richiama differenti stati d’animo: dal perdersi nello smisurato vuoto all’incommensurabile stupore del nascere, del divenire e, infine, del nutrirsi di quanto, ora,  cessa di sfuggire alla nostra consapevolezza.

La percepibile visione dell’infinito, viene in precedenza esplorata nella serie M-Ethereum, in cui il padre ideatore immagina l’esplorazione dello spazio siderale esule da scatti provenienti dai telescopi spaziali, bensì mediante le proprie intuizioni da space-cowboy,  o meglio da viaggiatore mistico.
Come spiega l’artista : “La grade arte non fa altro che portarci in quella dimensione dove possiamo far vibrare la nostra interiorità, ponendosi  come una finestra dalla quale osservare le nostre emozioni”.
Entrando in perfetta simbiosi con il ruolo di direttore d’orchestra, lo status creativo giunge a indossare  le vesti del Maestro tornando, in tal modo, a nuova esistenza.

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