mercoledì, Giugno 29, 2022
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FONDAZIONE CESVI IN POLONIA. CON IL PROGETTO SAFE HAVEN CREA L’“HOTEL DELL’ACCOGLIENZA” . 

Con il sostegno di Brembo, l’Hotel Palace Europa di Lublino è stato messo a disposizione di circa 100 donne, bambini e persone con disabilità, in fuga dall’Ucraina

Chi fugge dalla guerra ha già sofferto abbastanza. Ha bisogno di cure adeguate e merita condizioni di vita oltre che sicure, dignitose. Soprattutto se si tratta di soggetti fragili, come mamme e bambini che da più di due mesi sono costretti a cercare ripari protetti”. A dire queste parole è Roberto Vignola, vice direttore generale di Fondazione Cesvi che, insieme a Brembo, ha attivato il progetto Safe Haven per ospitare circa 100 rifugiati ucraini all’Hotel Palace Europa di Lublino, a pochi chilometri dal confine con l’Ucraina.

Brembo ha deciso di essere accanto a Fondazione Cesvi nella realizzazione di questo progetto che si rivolge a donne ucraine con figli neonati o bambini molto piccoli e persone con disabilità.

“Abbiamo sentito il dovere di portare il nostro aiuto concreto alla popolazione ucraina, con la volontà di dare priorità ai più vulnerabili”, ha commentato Cristina Bombassei, Chief CSR Officer di Brembo. “Con il progetto Safe Haven, che abbiamo ideato e sviluppato lavorando a fianco di Fondazione Cesvi, vogliamo garantire il supporto e l’accoglienza a chi è stato costretto ad abbandonare la propria casa e il proprio paese”.

Questo progetto è stato studiato appositamente per quelle categorie di persone più bisognose di cure e attenzioni specifiche che non si possono trovare, per la loro natura, nei grandi centri di accoglienza temporanei che ospitano oltre 5.000 rifugiati (il PTAK Humanitarian Aid Center, il centro temporaneo più grande della zona organizzato nel PTAK ospita circa 7.000 rifugiati).

100 persone, 100 storie diverse

All’interno della struttura le persone accolte potranno usufruire dei servizi di cui l’hotel dispone e di tutti i beni necessari per cercare di ricostruire una quotidianità. Il numero elevato di stanze faciliterà la creazione di una piccola comunità, fondamentale per sostenersi a vicenda, comunicare nella lingua madre e sentirsi più sicuri, a fianco di persone con simili esperienze vissute.

Le aree comuni in cui interagire non mancheranno. L’Hotel Palace Europa offre infatti un ambiente accogliente e confortevole, adatto alle esigenze del progetto. I bambini avranno la possibilità di socializzare nel parco giochi dell’hotel e tutti potranno partecipare alle attività organizzate nella sala conferenze. La struttura garantisce una notevole qualità e quantità di servizi, tra cui l’accesso a Internet, essenziale per mantenere il contatto con i propri cari.

La posizione centrale dell’hotel, inoltre, favorisce un efficace collegamento alle strutture sanitarie e scolastiche, ai centri di supporto e assistenza e alle principali stazioni di transito della città di Lublino.

Trale tante storie, narrateci da Fondazione Cesvi Olnus, ai lettoria di Milano Più Sociale proponiamo quella di Veronika.

Sono passati tre mesi dallo scoppio della guerra in Ucraina, un conflitto che ha già costretto più di 14,5 milioni di persone ad abbandonare le proprie case e le proprie città in cerca di un luogo sicuro. Oltre 6,5 milioni hanno già varcato i confini con la sola Polonia che ne accoglie più di 3,5 milioni.

Proprio in Polonia, nella piccola cittadina di Dorhusk al confine con l’Ucraina incontriamo per la prima volta Veronika. È una mamma di 38 anni, che con i suoi due bambini – Lina, di 2 anni, e Max, di 8 anni – ha affrontato un lungo viaggio per portarli al sicuro. Infatti, appena varcato il confine ad attenderla c’è lo staff di Cesvi che la porterà nella vicina città di Lublino, dove finalmente potrà ritrovare un po’ di serenità.

Durante il viaggio nel suo sguardo si legge quel mix di sollievo e preoccupazione per i propri cari rimasti nel Paese che troppe volte abbiamo visto sul volto delle tante donne costrette a lasciare tutto e tutti in cerca della salvezza.

Veronika viene dal distretto di Bucha, la città a nord di Kyiv tragicamente nota per la devastazione portata dall’occupazione russa. Appena è iniziata la guerra sono riusciti a scappare a casa della madre di suo marito nella vicina cittadina di Boyarka, anch’essa colpita duramente dai bombardamenti. “Ci siamo nascosti nella cantina, con i bambini che piangevano ed erano molto spaventati”, racconta, “Siamo rimasti lì per due settimane. Sentivamo le esplosioni tutto il tempo”. Con l’avvicinarsi dell’esercito russo, Veronika e la sua famiglia sono riusciti a fuggire verso ovest, raggiungendo la regione della Transcarpazia. “Grazie a Dio eravamo al sicuro. […] Però poi anche lì hanno cominciato a bombardare le città”.

In quel momento, Veronika è entrata in contatto con il progetto “Safe Haven”, promosso da Brembo e realizzato da Fondazione Cesvi in collaborazione con Other Space Foundation. Veronika è infatti una delle 100 donne e bambini che sono accolte da Cesvi nell’Hotel Palace Europa, nel centro di Lublino, un vero e proprio “Hotel dell’accoglienza” dove ricevono vitto e alloggio, possono  godere di momenti ricreativi, svago e condivisione con i propri figli e le altre famiglie, e ricostruire la propria vita anche grazie a servizi di orientamento nel Paese.

“Siamo molto grati per tutti voi, per tutte queste persone che ci hanno aiutato e ci stanno aiutando in questo momento difficile. […] Ora è meglio stare qui, in un luogo sicuro, perché avevo paura per i miei figli”, continua Veronika, “Sono bambini, non capiscono completamente tutto quello che sta accadendo. Non capiscono. Ma sentivano le esplosioni, erano sotto shock e piangevano. Mio figlio mi chiedeva “Mamma, cosa succede? Cosa succede?””.

Ora Lina e Max possono finalmente tornare a giocare insieme agli altri bambini e ritrovare un po’ di normalità. Per Veronika l’ultimo pensiero è sempre per loro e per la famiglia rimasta a casa: “Vogliamo tornare in Ucraina. Devo crescere i miei figli. E quando tutto questo sarà finito e staremo bene, voglio iniziare a lavorare con mio marito. Voglio che i miei figli tornino a scuola e all’asilo”.

P.H. Roger Lo Guarro.


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