sabato, Maggio 28, 2022
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Passiamo all’altra riva. Don Benito Giorgetta dialoga con Luigi Bonaventura.

“La correzione fraterna è un gesto d’amore per il fratello. Significa che se vedo che tu hai un difetto, hai commesso un peccato, ti avvicino per pormi al tuo servizio dicendoti: “Ecco la mia spalla”. Correggere, infatti, non è sentirsi superiori o migliori, ma soccorrere ed aiutare l’altro a superare le sue difficoltà, mettere la spalla sotto il suo problema perché lui in quel momento è debole e fragile e se non c’è la tua spalla, crolla. Errare è un episodio, un segmento della propria vita, non la condizione unica e definitiva”.
Papa Francesco


Sono parole d’amore quelle utilizzate da Papa Francesco nella prefazione a “Passiamo all’altra riva”, ultimo volume di don Benito Giorgetta, parroco a Termoli , la cui post fazione porta, inoltre,  la firma di  don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera contro le mafie”.
Tra le nostre mani un dialogo tra lo stesso autore e Luigi Bonaventura, collaboratore di giustizia dal 2006, ex affiliato alla ‘Ndrangheta crotonese che per otto anni ha vissuto a Termoli in regime di copertura.
Il risultato è una testimonianza di vita che, infondo, si intreccia con la morte, nelle svariate interpretazioni che ad essa possono essere date: morti in vita, morti che camminano e prigioni costituite da  lugubri regole che strappano l’esistenza all’esistenza stessa.
Una cella sotterranea nel quale non trapassa luce, ma che, non appena, flebile, essa riesce a squarciare il buio, assume la duplice veste del perdono, caratterizzato dall’intrinseco coraggio di richiesta e concessione che ne costituiscono le fondamenta.
Citando don Oreste Benzi: “ L’uomo non è il suo errore. Non si può pensare che la persona non possa mai uscire dalle nebbie e dalle sabbie mobili del suo passato tenebroso. Non è possibile rimanere prigionieri di se stessi. La terapia è questa: non dobbiamo incontrare gli errori degli altri, ma gli altri con i loro errori. Scopriremo che tutti sbagliamo ma vorremmo essere valutati non per gli errori, ma per quello che siamo, per le battaglie che combattiamo, per la fatica che facciamo, per le ferite che abbiamo disegnate (tatuate) nel cuore e sulla pelle”.
Il mafioso ha un’anima? Quali vicissitudini inducono a percorrere la strada dell’illegalità? Quanto queste ultime possono costituire una scusante?
Ma soprattutto, cosa rappresenta la figura del collaboratore di giustizia? Moralmente, è davvero pentito? Cosa comporta questa nuova condizione? Quali difficoltà derivano da questo cambio di rotta? Quali e quanti lutti questa decisione si lascia alle spalle?
Interrogativi che conducono a un’unica risposta: è possibile redimere, giungere a una metamorfosi di vita, passare, quindi, alla sponda opposta, quella pura, pulita e incontaminata, con coscienza e consapevolezza rispetto all’errore commesso.
Se la fragilità di un sistema corrompe principi etici e morali d’azione, la conflittualità,  l’ incontro/scontro che ha luogo nel nostro intimo, guidato da una lucida e attenta analisi di fatti e situazioni, è sempre un punto di partenza potenzialmente capace di sradicare elementi disfunzionali.
Quanto emerge dalla lettura del libro è un processo di crescita interiore, percorso che termina con la razionale scelta del “da che parte stare”: giudici arbitri del nostro destino siamo solo noi.
Esplorare tale universo, inevitabilmente, porta a imbattersi in riflessioni  circa il sistema carceri e pene detentive, partendo da quella che dovrebbe essere la loro  principale funzione, ovvero la rieducazione del condannato, nelle sue differenti e molteplici sfaccettature.
Fondamentale, infine, è giungere a comprendere come pagine di vita vissuta rappresentano la genesi di una battaglia culturale all’insegna della legalità, nella speranza di un futuro migliore da donare alle generazioni successive.



“Passiamo all’altra riva”, di don Benito Giorgetta
Prefazione di Papa Francesco
Postfazione di don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera contro le Mafie”.

Edito Youcanprint

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