martedì, Novembre 30, 2021
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Eutanasia, l’ultima frontiera dei diritti umani.

A voi che farete  lo sforzo di leggere, chiedo di compierne un altro, ovvero di fare il medesimo “ gioco ” (se così è esatto definirlo) che anche io ho eseguito, poco prima di accingermi a scrivere.
Inspirate profondamente, a pieni polmoni, poi espirate.
Chiudete gli occhi, osservate la vostra vita da un’altra prospettiva.
Siete distesi, completamente immobili su di un letto, perfettamente coscienti di quanto vi sta accadendo.
I vostri muscoli non si muovono, comunicare con il mondo esterno è pressoché impossibile, se non attraverso il battito degli occhi.
Vero, la tecnologia è un supporto.
Il discorso è che non siete autonomi e non solo nei movimenti… ogni funzione vitale ha luogo grazie a macchinari che costituiscono il filo rosso che unisce la vita alla morte.
Se siete “ fortunati ” vi trovate in coma irreversibile.
Dico fortunati perché in tal caso non avete la consapevolezza di quanto vi circonda, della disperazione di chi vi ama, distrutti dalla speranza di riavervi con sé.
Questo “ miracoloso risveglio”,  nel caso in cui dovesse avvenire, racchiude però  un’ incognita: Che futuro mi aspetta? Sicuramente, non roseo.
Cambiamo scenario: un tumore, ormai in fase terminale, vi sta divorando.
Un hospice è diventato la vostra abitazione. Certo, le cure palliative sono un valido aiuto, ma il dolore è atroce, non ha alcuna voglia di affievolirsi, la morfina è inutile.
Siete sedati, costretti a vivere nel limbo della non esistenza, senza tanti giri di parole: siete dei pezzi di carne in terra in attesa del distacco materiale.
Immedesimatevi nel dolore e, se le circostanze lo permettono, nello stato psicologico, di coloro che in quei momenti vi assistono, inermi, impotenti.
Perfetto, dopo aver fatto ciò, onestamente, rispondete: É possibile definirla vita?
E se evitassimo di giungere a situazioni simili?


Sono queste le domande che mi sono posta recandomi presso la sede della “ Segreteria Affari Generali “ del mio comune di residenza e aderire alla raccolta firme, il cui scopo è indire un referendum che possa, finalmente, condurre alla legalizzazione della pratica dell’eutanasia.
Eutanasia, fine vita, aiuto destinato a fornire una buona morte.
In fondo, attribuire un diritto, non significa imporre obblighi a tutti, ma solamente, nel momento in cui, sussistono le condizioni, decidere liberamente di potersene avvalere.
Mi sono fermata, ho pensato a svariate realtà, cercando di darvi una mia interpretazione: rifiuto della terapia, sedazione terminale, decisione di morire, accanimento terapeutico e consenso informato, mi sono detta, forse, sono ambiti che racchiudono in sé una preghiera  rivolta a medici, medicina e sistemi sanitari di occuparsi della morte in quanto parte della vita e della malattia.
A gran voce, con ogni probabilità, richiedono di concedere, a chi in piena coscienza lo vuole, la possibilità  di  vivere la propria morte come elemento dell’esistenza stessa, potervi giungere senza sofferenze, poterla desiderare e  infine ottenerla.

Se la difficoltà risiede nel confronto e nell’accettazione di quest’ultima allora, fermiamoci un solo istante a riflettere, sfondiamo queste barriere e  volgiamo lo sguardo alla qualità della vita,  considerandola un diritto imprescindibile, che spetta ad ogni essere umano in quanto tale.
A considerazioni di carattere religioso,  che affermano il carattere di sacralità della vita, con  fiera convinzione ribatto:  Perché non considerareil principio di “Sacralità della vita”  quale sinonimo di “ Tutela della qualità della vita ” ?
Per tali ragioni reputo l’eutanasia, non solo un diritto umano annoverabile tra i tanti che ci spettano, ma anche un gesto d’amore. Continuare a rinnegarla è puro egoismo.

Potrei apparire distruttiva, assumere le sembianze di colei che odia la vita, la realtà invece è che la amo e rispetto al punto da concedermi uno spazio,  intimo e inviolabile, nel quale autodeterminare il significato di dignità (tanto nella vita, quanto nella morte) che nessuna istituzione politica o religiosa può stabilire per me.
Quando la battaglia tra luce e oscurità non ha più alcun senso, ovvero quando l’agonia tanto fisica quanto mentale divengono insopportabili e proseguire è fuori discussione, allora, urlo il mio: “ Stop ! “.


Per info Referendum eutanasia legale https://referendum.eutanasialegale.it/

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