domenica, Agosto 1, 2021
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Ray Morrison. My Voice against discrimination.

Discriminazione, ovvero diversità di comportamento o di riconoscimento di diritti nei riguardi di gruppi politici, razziali, etnici o religiosi.
Tornando alla definizione, penso all’arringa finale di Atticus, avvocato e protagonista de “Il buio oltre la siepe”, di Harper Lee, opera divenuta una vera e propria Bibbia per tutti coloro che si battono per i diritti civili: “Voi sapete la verità, e la verità è questa: certi neri mentono, certi neri sono immorali, di certi neri non ci si può fidare che ronzino intorno alle donne bianche, bianche o nere. Ma questa è una verità che vale per tutta la razza umana e non per gli uomini di una razza particolare. In quest’aula, non c’è una persona che non abbia mai detto una bugia, che non abbia mai fatto una cosa immorale, e non esiste un uomo al mondo che non abbia mai guardato una donna con desiderio. Thomas Jefferson disse un giorno che tutti gli uomini sono stati creati uguali, una frase che gli Americani del Nord e il ramo femminile dell’esecutivo del Governo di Washington, amano rinfacciarci”.
Raimondo Rossi, in arte Ray Morrison fotografo, stylist e art director, alza la voce attraverso una serie di scatti che inducono a profonde riflessioni.
Ad oggetto volti,  per mezzo dei quali l’artista celebra la diversità, e non solo.

Buongiorno Ray, la prima domanda  che ti pongo è banale: Quando e come nasce lidea di una compagna di comunicazione sociale che tocca un tema che, nel 2021 è ancora al centro di controversie culturali e politiche, che, inevitabilmente, sfociano in diatribe di natura giuridica.

Buongiorno e innanzitutto grazie a voi, è un piacere essere in Milano più sociale. Diciamo che essere sempre dalla parte dei più deboli è parte integrante di me. Dai primi atti di bullismo a cui ho assistito e, a volte, subito. Ogni scatto che ho fatto in questi anni ha sempre una porta da cui, per chi prova ad entrarci, si può vedere un messaggio più sotteso. “My Voice” è una delle collezioni prodotte, ma hanno tutte lo stesso denominatore. Con My Voice, Alessio Musella, direttore di Exit Urban Magazine e di altre bellissime piattaforme, mi ha proposto di “ingrandire” la collezione per farla diventare una campagna sociale e l’idea mi è piaciuta subito. Proprio stamattina una mia carissima amica è stata vittima di bullismo riferibile a quello che cerchiamo di abbattere con la campagna.

I volti da te immortalati, sono esenti da ogni sorta di commiserazione, bensì rendono dignità al soggetto, regalando speranza a chi si batte affinché determinate barriere vengano meno.

Hai letto benissimo quei miei volti. C’è una grande forza che viene mostrata in tanti ritratti, forza che nasce dall’interno della loro anima.

Il tuo è un grido silenziosoche racchiude a mio avviso svariati sentimenti : orgoglio, volontà di riscatto ma mai rabbia e odio.
Cosa senti, provi e vedi attraverso questi occhi?

A volte provo su di me quello che subiscono tante persone. In una delle ultime uscite al cinema, ero con un’amica e suo marito, e la mia amica fu letteralmente attaccata (da una ragazza mai vista prima) così: “Spostati da davanti a me , brutta balena”. Non sto a raccontare come ho trattato quella cafona, diciamo che è scappata via dal cinema mentre tutto il “pubblico” (e il marito della mia amica pure) assisteva alla scena. A volte queste cose le sento sulla mia pelle in maniera tanto forte. È un grande desiderio che la gente impari a rispettare gli altri, tutti.

Spesso le parole non arrivano, allora,  subentra l’arte figurativa che ha la potenza di fare centro, colmando un vuoto. Come può uno scatto raggiungere l’obiettivo? Qual è il momento nel quale pensi: “Ecco, ci sono!”.


Lo penso più a posteriori. Al momento faccio qualche scatto, concentrandomi su quello che, di quella persona, attira il mio interesse. Poi, quando riguardo le foto, riconosco subito quella dalla quale la persona ritratta si fa sentire di più. E dico: qui c’è quello che volevo.

Provocazione e componente emotiva in che modo possono coesistere?

Direi di si. In fondo tutti abbiamo entrambe le cose in certi momenti. Basta catturarle insieme. E poi una provocazione senza la componente emotiva sarebbe ingiustificata. Ogni provocazione porta con se una motivazione, e forse se non coesistessero nessuno “aderirebbe” alla causa del provocatore.

Artisticamente, come racconteresti invece il dramma dei migranti?

Per ogni dramma ci possono essere tanti modi giusti per tradurlo in arte. Alla tua domanda, già me ne immagino almeno tre di modi. Per esempio, in uno parlerei di indumenti e di corpi.

In questa fase storica, abbiamo un Ddl, nello specifico Ddl Zan, bloccato in Senato da Lega e Forza Nuova con scuse assurde, secondo le quali impedirebbe lesercizio “libertà despressione”, generando il “Reato d’opinione”.
Hai voglia di prendere posizione in merito?

Non ho letto il DDL Zan per intero, so solo qualcosa. Quindi non so se “gli oppositori” hanno notato qualche dettaglio che magari potrebbe essere migliorato. Ma in linea di principio, ogni passo in avanti sui diritti di tutti è per me una cosa da fare. Non possiamo contare i colori in tutte le loro sfumature, così è per gli esseri umani. Cerchiamo di fare leggi che contemplino più accoglienza possibile. Quello che trovo poco opportuno, invece, sono le “campagne” tipo quella di Vanity Fair, che si va a ridurre in una serie di selfie di personaggi dell’entertainment che sperano solo di essere tenuti presenti dal magazine per un futuro posto in prima pagina. Mentre tutte le altre selfie delle persone “comuni” serviranno solo ad aumentare il ranking Instagram del magazine. Commercio.




In conclusione ringrazio Ray Morrison per il tempo concessomi.

Ringrazio voi per lo splendido colloquio e le bellissime domande sul mio lavoro. A presto!

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