domenica, Agosto 1, 2021
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Il senso dov’è? Di Musella Alessio.

Chi decide la linea di un prodotto, per la moda lo stilista, certo deve dare il suo ok alla campagna comunicazione, ma troppo spesso lascia carta bianca a creativi che oggi, invece di creare campagne memorabili, si limitano a mischiare immagini legati al mondo “sessista”, o discriminante, ma senza fini sociali, solo speculativi , già perché le critiche ricevute in alcuni casi, vedi la modella Armine Harutyunyan. Armena proposta da Gucci come icona della nuova bellezza millenium, che per il suo aspetto” , sapevano benissimo avrebbe ricevuto enormi critiche , che avrebbero fatto parlare del Brand, a discapito della ragazza, che poi, da star involontaria, è tornata nell’anonimato del fashion system.

La seconda provocazione “Gucci”, a distanza di poche settimane, era quasi più in linea con la maison nel mettere in vendita calze da donna smalliate a 140,00, in questo caso l’idea malsana, che un oggetto, anche se difettato, solo perche’ porta il nome Gucci, trovi persone disposte a acquistarlo, avrebbe messo in risalto la potenza del Brand storico Italiano, ma qui non trovarono terreno fertile e in breve scomparve.
Valentino Garavani, inventore del “Rosso Valentino”, creatore di abiti da sogno portati da sempre ad esempio nell’alta moda, stimato per  la sua eleganza nel pret a porter, icona di stile.

La tradizione e la storia di questa Maison, dove si trovano nell’ immagine che ultimamente ha fatto il giro del web, che vede protagonista un modello nudo androgino e nulla ha a che fare con la borsa presentata, decisamente femminile? Avessero scelto un prodotto unisex, magari avrebbe avuto più senso.



Tutto avrebbe un significato  se legato a campagne contro la discriminazione, come ad esempio quella creata dal fotografo Ray Morrison, “My Voice against discrimination” in cui si mettono in evidenza volti di diverse etnie per ricordare che la prima discriminazione nel mondo arriva ancora in base ai tratti somatici legati alle caratteristiche di popoli con tradizioni millenarie, e al colore della pelle.

Mi sarebbe piaciuto vedere campagne portate avanti dai grandi della moda, sulle donne che hanno visto distrutta con un solo gesto la loro bellezza esteriore, ma soprattutto interiore dopo essere state bruciate dall’acido, o contro l’infibulazione femminile, pratica ancora oggi diffusa  in alcuni paesi, e che tolta qualche rara eccezione, viene ricordata quasi marginalmente quando si parla di violenza sulle donne.

Rimpiango le campagne “shock” di Oliviero Toscani.


                                

Musella Alessio.

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