Se cammino vivo. Intervista a Spinelli Andrea.

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Andrea Spinelli soprannominato “Il caminante”, classe 1973.
Nel 2013 gli viene diagnosticato un adenocarcinoma in stato avanzato non
operabile e qualche mese di vita.
Siamo nel 2020 e Andrea è qua, con noi, pronto a narrarci la sua storia, una storia di coraggio e speranza.

Una breve introduzione per lasciare spazio a lui.

Allora, Andrea, ha voglia di raccontarti?

Ho sempre voglia di raccontarmi, ma la mia vita prima dei quaranta anni interessa poco agli altri. Rifarei tutti gli errori e il solo dichiararlo, può far capire come amo la vita. Adesso, l’importante è il qui e ora, il condividere la vita da malato di cancro, perché in effetti trova la sua utilità per gli altri e quindi è un dare il giusto significato a questo vivere, che è lontano dal solo esistere.

Qual è stata la prima reazione difronte a questo tipo di diagnosi?

Di buio, ma è durato poco. Non ho avuto la fortuna che qualcuno mi spiegasse cosa stava accadendo, non conoscevo nulla del pancreas, del cancro che lo colpisce e se la vogliamo dire tutta, non sapevo neanche a cosa servisse questo organo, che adesso compromesso mi rende la vita difficile.

Hai scelto di “camminare”, come nasce questa decisione?

Non ho scelto, è stato naturale, un motivo per dare senso al tutto, forse anche alla mia vita stessa che a dire di molti, doveva durare veramente poco. Naturalmente l’ho potuto fare solo dopo la terapia salvavita (chemioterapia e radioterapia), quando alla “sentenza” che niente in più si poteva fare, ho recuperato in parte le forze, e ho iniziato ad andare in ospedale a piedi.

Quante ore al giorno vi dedichi e soprattutto, cosa significa “camminare”?

Camminare per me è esistenziale, non riesco ad aprire gli occhi e non pensare di poter fare altri due passi, dal momento che mi rendo conto di essere ancora vivo e del regalo ricevuto, sorrido. Considero il cammino, come un qualcosa che ha avuto un inizio dalla posizione distesa, su un letto di ospedale, poi lentamente si è evoluto come movimento, per poi diventare “tutto”, coinvolgendo corpo e anima.

Quanto e in che modo camminare ti ha aiutato a mantenere equilibrio e serenità?

Tanto, sfido io a trovare qualcuno che pensi che camminare possa far male, ma da qui a dire che possa essere la panacea per la guarigione ed in particolare dalle patologie oncologiche è falso. Sento la responsabilità di doverlo affermare ogni volta per non trasmettere false illusioni.

Nel corso delle tue lunghe camminate, quali pensieri ti sfiorano, cosa senti e cosa vedi?

È la miglior forma di meditazione ed introspezione, altresì è anche un modo per incontrare le persone e se si cammina invitando anche la propria anima è sentirsi tutt’uno con Madre Terra ed allora, diciamo che si è sulla buona strada.

Camminare non sconfigge il cancro, ma nel tuo caso ha permesso al sistema immunitario di avere una forte reazione. Entreresti nello specifico?

Certamente, diciamo che è la mia “missione”, divulgare quanto scritto dal mio oncologo, Giovanni Lo Re, insieme ad altre persone e che è stato valutato interessante a tal punto da essere pubblicato sul sito de” Journal of Cancer Metastatis and Treatment” , di cui allego il link e comunque è di facile ricerca in rete – il testo è in inglese, si capisce sin da subito sia la gravità della patologia, ma anche dell’importanza della risposta del proprio sistema immunitario, nel mio caso il continuo esercizio fisico dona una risposta positiva e posso assicurarti da malato che non è poco, per il resto a parlare devono essere soltanto medici e scienziati e comunque persone esperte, io mi limito a fare il bravo paziente con pazienza.

TI capita mai di avere paura?

Certamente, la paura è il sangue della vita e tante altre persone ne hanno ribadito l’importanza di saperci convivere, senza sottovalutarla altrimenti è incoscienza. Un consiglio, nel mio piccolo che posso dare, è stare lontano almeno cinque chilometri da chi dichiara di non averne, in particolare di un male come il cancro.


Hai scritto un libro, “Il Caminante”.

Sì di Ediciclo editore, è il mio secondo libro e questo è l’evoluzione di “Se cammino vivo”, se nel primo ho spiegato nei dettagli la forza e il carico con il quale il treno del cancro mi ha investito, in questo cerco di dare delle risposte alle tante domande che mi sono state fatte durante gli incontri. L’importanza della serenità, consapevolezza, dei luoghi del silenzio e degli incontri, certo non è detto che ci sia riuscito a spiegare il loro ruolo e l’orma lasciata in quel cammino che io considero, vita. Però l’importante come sempre è provarci.

Quale messaggio vorresti lanciare alle persone che ci leggeranno?

Di non arrendersi mai, qualsiasi sia la natura della tempesta che si incontra. Io racconto di una patologia oncologica, del reagire in modo semplice anche se non facile, ma i problemi della vita sono tanti e tutti vanno affrontati con serenità e consapevolezza.

In conclusione, ringrazio Andrea per la disponibilità accordatami.