martedì, Settembre 28, 2021
HomeCiviltà storia e culturaResponsabilità e consapevolezza di un ruolo fondamentale: l'insegnante ! Intervista di...

Responsabilità e consapevolezza di un ruolo fondamentale: l’insegnante ! Intervista di Alessio Musella a Serenella Vallotto.

Che ruolo ha un insegnante oggi? Come vive la situazione odierna, e come convive con la grande responsabilità nell’istruire e formare i giovani, abbiamo intervistato Serenella Vallotto originaria di Cittadella classe 1966, formata nelle associazioni giovanili cattoliche, dopo il diploma Magistrale, laureata all’Università di Padova.
Ha iniziato la sua attività lavorativa come insegnante elementare, per poi passare successivamente alla docenza nella scuola media, dal 2008 insegna italiano e storia all’ ITS Girardi di Cittadella.

Quanto conta il dialogo con gli adolescenti?
Conta nella misura in cui li sai ascoltare. Se ascolti un adolescente inizi a conoscerlo, inizia a fidarsi, si crea una fiducia che non deve essere tradita perché lui sa che può contare su di te nel mio caso non perché sei il suo insegnante, ma perché hai stabilito delle regole del vivere insieme con lui senza imporle.
Conta nella misura in cui li rendi consapevoli che sono quegli adulti del domani che gestiranno la mia vita quando sarò vecchia ed esprimo la preoccupazione di ciò che mi potrebbe succedere.
Conta perché devono avere degli spazi dove possono dire la loro senza il timore di essere giudicati o Valutati. Si chiudono nel silenzio perché non li ascoltiamo e chi è più timido si chiude in se stesso ancor di più. Conta nel momento in cui sai dire dei no.
Conta perché scopri il loro lato creativo che spesso coltivano in solitudine o con pochi intimi e scopri che non hanno più, la maggioranza, di passioni.


Cos’è per te il sociale?
Chiara che dopo essere rimasta senza lavoro, ha avuto la determinazione di ricominciare a studiare per lavorare ora in una cooperativa di disabili; Antonietta entusiasta di aiutare l’ italiano in difficoltà economiche o il migrante che non ha nulla; Rosita che, anche se in pensione, affianca nelle corsie di ospedale di infermieri nel periodo di emergenza sanitaria; Paola che organizza la personale di un artista per il piacere di trasmettere la bellezza dell’ arte; Gianni che dedica la sua vita nel canile che ha creato; io quando accompagno un gruppo di genitori per l’ iniziazione cristiana e potrei continuare all’ infinito. Il sociale è un salvavita.

Un aneddoto che ricordi con il sorriso nella tua carriera scolastica?
Nella scuola elementare l’incanto e la sorpresa dei piccoli di prima quando ho presentato loro fata Filippa che li avrebbe accompagnati per quell’ anno scolastico e dopo averla salutata qualcuno di loro ha esclamato:-Maestra la fata se ne è davvero andata, vedi le stelline che escono dal camino. E tutti con il naso all’ insù per trovare le stelline, I bambini sono percettivi un dono che nel tempo perdiamo.
Nella scuola media, insegnavo nel corso musicale, la vittoria dell’Orchestra dei ragazzi al premio Stresa: la tensione, la precisione, la soddisfazione e i sorrisi perché la squadra orchestrale aveva funzionato. L’urlo di gioia quando è stato annunciato il primo premio assoluto.
Nella scuola superiore sono gli aneddoti più vicini nel tempo, quando in aula esce una battuta simpatica fuori luogo, e da un iniziale silenzio, tu insegni, accenni un sorriso e solo dopo si scatena la risata.

Quando hai capito che insegnare sarebbe stato parte integrante della tua vita?
Penso sia qualcosa che è nato con me. Forse perché ero la maggiore di tre fratelli, forse perché all’ asilo mi piaceva giocare a fare la maestra, forse perché in seconda elementare il maestro Romano per farci capire cosa significasse un paio, ha messo la sedia sopra la cattedra, si è seduto e si è tolto il paio di calzini. Ero affascinata da bambina e poi la strada si è costruita da sola. La scelta universitaria non era mai stata contemplata, mi sono iscritta per provare, mi è piaciuto e ora è il mio attuale lavoro.

Come vorresti cambiare la scuola?
Nella nazione: Come possiamo cambiare la scuola se il Nord e il Sud d’ Italia sono così lontani dal modo di concepirla?
Nel mio territorio Nelle scuole in cui ho insegnato ho sempre trovato un clima sereno, le tensioni si aggiustano se si vuole aggiustarle altrimenti diventano problemi, quindi mi ritengo fortunata. La scuola sono le persone che ci lavorano e studiano.
Cambiamenti: – nell’ organizzazione: iniziare l’anno scolastico con tutti i colleghi del Consiglio di classe e un orario definitivo dal primo giorno sarebbe una conquista, significherebbe che il ministero si è dato tempi e modi diversi di lavorare. Significherebbe serietà nei confronti dell’ utenza
Nell’ insegnamento delle materie fondanti,  manca ancora una continuità tra i diversi segmenti di scuola: mi spiego alcune discipline ripetono gli stessi argomenti più volte nel percorso scolastico di uno studente. Deve esserci una rimodulazione delle linee guida.
La scuola deve avere professionisti che lavorano.

Quando e perché hai scelto di scendere in campo in prima persona nella politica?
Quando si mette la faccia in politica, non si può improvvisare, ci si deve preparare e se nel mentre hai un gruppo che ti sostiene e che ha competenze diverse che ti servono per rispondere alle istanze della società allora puoi tentare E’ quello che ho fatto da candidata a sindaco a Cittadella, prima con le primarie e poi con le elezioni amministrative. Politicamente è stata una sconfitta. Ciò che ti dà la politica in termini di apertura mentale e di ricerca di risposte non la trovi in altre esperienze.  Oggi purtroppo tanta informazione politica si fa sui social e il mondo virtuale non sai mai quanto vero possa essere. Abbiamo perso quel contatto, quelle relazioni che permettono di costruire sul campo. Se fossimo a scuola direi che il vuoto dovrebbe essere riempito con i contenuti.

Musella Alessio

RELATED ARTICLES

Most Popular

Recent Comments