Tra moda e disturbo alimentare, intervista di Alessio Musella a Myriam Bon.

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Molto spesso si parla di disturbi alimentari nel mondo del Fashion system, e per questo ho deciso di fare qualche domanda a Mjriam Bon, ex Modella , oggi fotografa di successo, che nel 2010, a fine carriera, con un gruppo di colleghe e amiche, ha deciso di far diventare realtà  il progetto “Curvy Can”, un’associazione no profit contro i disturbi alimentari, iniziando con scatti di nudo artistico, nei quali donne non filiformi, ritrovavano la consapevolezza di sé.
Ci giunge in redazione l’intervista di Musella Alessio a Myriam Bon.
Conoscendo bene il tema, posso solo aggiungere che l’anoressia è un sintomo, manifestazione di un disagio che non è di oggi, ma risale a molto tempo prima. Il più delle volte la causa è riconosciuta in relazioni famigliari disfunzionali. A differenza di quanto si pensa il disturbo alimentare colpisce le persone intelligenti. I meccanismi partono in automatico guidati dall’intelligenza emotiva.
Ricordo che rientrano nei DCA anche obesità e binge-eating.

Come è vista la questione cibo nel mondo della moda ?
Nel mondo della moda la questione cibo non è mai stata presa in considerazione.
Al settore interessa solo una cosa, cioè che le modelle rispettino certi canoni estetici e fisici. Metro alla mano, devi essere alta almeno 1m73 con misure seno vita fianchi massimo 90-60-90 , quindi una taglia 38/40 per poter entrare nei capi del campionario.

È davvero cambiato qualcosa oggi?
Purtroppo no. Alcuni stilisti hanno provato a far sfilare modelle di taglie superiori, ma nella maggior parte dei casi si trattava di donne eccessivamente in carne e nemmeno questo e’ secondo me il modo giusto. Per cambiare realmente bisognerebbe partire dai campionari, rendendoli di taglie più“umane”.

Spesso durante la fashion week organizzano una sfilata che definiscono Curvy, ma che in realtà porta in passerella un altro problema alimentare , l’obesità, quando parliamo di Curvy nel mondo della moda, di cosa parliamo in realtà ?
La distinzione è netta. Obesità non significa curvy.
Curvy sono tutte quelle donne in forma e morbide, che nei campionari del conformato,sono in realtà tra la taglia 44 e la 46. Personalmente così come cambierei le taglie della moda regolare alla 40/42, porterei il conformato alla taglia 46/48. Ma certo fa molto più scalpore far sfilare una donna obesa, non considerando che l’obesità è una malattia, piuttosto che una donna formosa.

Come si relazionano con il tuo obbiettivo le persone in carne?
Le persone in carne hanno sempre molta difficoltà nel farsi fotografare, non sentendosi mai a proprio agio.
Siamo continuamente bombardate da immagini di perfezione assoluta,corpi magri e slanciati, pelli super levigate, spesso immagini fasulle,ritoccate e che non rispecchiano la realtà ed è difficile non fare paragoni, è difficile accettare sé stessi e le proprie imperfezioni.
Credo che capire che tante piccole imperfezioni portino alla perfezione assoluta del proprio essere, sia fondamentale nel percorso di vita di una persona. Non emulare, non cercare canoni che sono dettati ed imposti solo da una stretta cerchia di persone, che non tengono conto di tanti fattori che determinano la fisicità di un individuo… è questo che cerco di trasmettere a chi si fa fotografare da me, cerco di renderli più consapevoli di sé stessi.

Nel 2010 , insieme a delle tue colleghe create Curvy Can, un’associazione no profit contro i disturbi alimentari qual è la vostra mission ?
Curvy Can è nata nel 2010 da un gruppo di modelle specializzate nel conformato, con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi riguardanti l’eccessiva magrezza nel mondo della moda, ma in poco tempo, grazie alla collaborazione con l’associazione Jonas Onlus, abbiamo ampliato il nostro orizzonte trattando in modo più ampio i disturbi alimentari, anoressia, bulimia ed obesità.
Abbiamo avuto l’opportunità di parlarne in programmi tv ed alla stampa anche estera, ma, cosa ancora più importante , abbiamo incontrato nelle scuole ragazzi di medie e licei, cercando attraverso la nostra testimonianza, di lasciare un messaggio importante di accettazione,visto che l’adolescenza è uno dei periodi più critici e delicati per questo tipo di tematiche.

Grazie per il tuo Tempo Mjriam, e sono sicuro che le tue risposte possano dare una visione più precisa sull’argomento  distrubi alimentari nel Fashion System.

Alessio Musella