Edmondo De Amicis, Cuore.

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I tuoi libri sono le tue armi, la tua classe è la tua squadra, il campo di battaglia è la terra intera, e la vittoria è la civiltà umana.
Non essere un soldato codardo,
Enrico mio

Giornalista e inviato all’estero, Edmondo De Amicis naque a Olneglia il 21 ottobre 1846.
“Cuore” è un romanzo per ragazzi pubblicato nel 1886; strutturato in diversi episodi sotto forma di diario,  narratore è Enrico Bottini, ragazzo appartenente a una famiglia borghese il quale,  giorno dopo giorno, riporta avvenimenti e relazioni con i compagni nel corso di un anno scolastico, nello specifico, 1881/1882.
Ad intervallare il percorso personale vissuto dal protagonista  vengono introdotti “I racconti Mensilidel suo insegnante, congiuntamente a  lettere scritte da padre, madre e, una sola appartenente alla sorella Silvia.
Scopo del testo è pedagogico: insegnare  valori che, ad oggi, appaiono lontani o inesistenti.
“Cuore “ è amore, inclusione, empatia, solidarietà e sopportazione del dolore.
Emerge un forte senso dell’amicizia che lega l’uno all’altro, amicizia che si tramuta in protezione reciproca nei momenti  di difficoltà.
Gli studenti arrivano da diverse zone d’Italia, situazione che permette alla scuola di essere non solo un luogo d’istruzione, ma anche un’istituzione dedita allo scambio culturale.
Non mancano cenni storici: liberazione della Lombardia, morte di Vittorio Emanuele Secondo e morte di Garibaldi. Vi è quindi la presenza di svariati elementi che  associano lo stampo pedagogico del romanzo allo sfondo storico.
Figure fondamentali nella crescita di ogni bambino sono tanto le famiglie, quanto il maestro, che non è un semplice maestro, uno tra tanti, ma un vero e proprio educatore.
Quest’ultimo indirizza i suoi ragazzi a vivere seguendo principi etici e sentimenti, trasmette loro l’importanza del fattore unità, l’unità di un Paese pagata al prezzo di sangue versato.
Un episodio  in particolare mette in rilievo la potenza di un uomo dal quale gli odierni insegnanti dovrebbero prendere ispirazione: Crossi è  il classico ragazzino indifeso, un braccio morto, una madre che vende ortaggi. Insomma, non certo borghese e con problemi fisici. I compagni lo deridono, lo colpiscono e lo etichettano come “ mostro storpio” .
Il valore finale è racchiuso proprio nelle parole dell’ insegnante: “ Voi- disse il maestro- avete insultato un compagno che non vi provocava , schermito un disgraziato, percosso un debole che non si può difendere. Avete commesso una delle azioni più basse, più vergognose di cui si possa macchiare una creatura umana. Vigliacchi ! ”.
Spicca una forte presa di coscienza: l’importanza della scolarizzazione, elemento che si evince soprattutto nei ceti più poveri nei quali si lavora duramente; nell’ambito di tali realtà sono le famiglie stesse a spingere i figli a studiare e impegnarsi.
Lo studio è rilevante anche per uomini e donne di età adulta che, terminati i loro turni lavorativi, la sera si recano a scuola, o a conclusione lezione attaccano i loro turni notturni in fabbrica.
Il messaggio intrinseco  allo stralcio di vita accennato è inequivocabile: non abbandonate in età giovanile gli studi, arricchitevi culturalmente, fino a dove vi è concesso, non gettate ogni piccola opportunità di crescere offertavi.

Gli accadimenti inseriti in “ Cuore” sono tutti degni di menzione, in particolar modo quelli riconducibili a problemi ancor vivi.
Giovedì 4 gennaio 1882:Il figliolo del fabbro ferraio, storia di un disagio sociale che colpisce ad oggi innumerevoli famiglie: alcolismo e violenza domestica. Il padre di Precossi è alcolizzato, i rientri a casa sono rappresentati da botte senza un perché rivolte al ragazzo, al punto che, quest’ultimo si presenta in classe rosso e gonfio.
Mercoledì 23 novembre: Nelli e Garrone. Viene affrontato un tema contemporaneo ovvero, il fenomeno del bullismo. Nelli è un ragazzino buono ma gobbo, smorto, magrino con difficoltà respiratorie. I compagni lo sbeffeggiano e lo picchiano sulla schiena con gli zaini. Garrone è il suo difensore, Garrone sente Nelli, Nelli sente Garrone e diventa puro affetto bilaterale.
Tra i “ Racconti mensili”, data l’aridità mentale ed empatica caratterizzante il presente, impossibile non citare “ Dagli Appennini alle Ande”. Il componimento in questione, mette in evidenza un passato che in troppi hanno deciso volontariamente di scordare: siamo figli di migranti. Eravamo noi a trovarci in alto mare, in condizioni pessime, su un grande piroscafo affollato, condizioni climatiche impossibili; tristezza di povera gente e consapevolezza della propria solitudine.
Cambia la nazionalità ma non il contenuto.
In conclusione, l’autore ammette l’inevitabilità di divisioni in classi della società, focalizza però l’attenzione su quanto ogni tassello è fondamentale per una crescita sana ed equilibrata del Paese.
Suddetto risultato si può raggiungere attraverso il rispetto condiviso e la cognizione che tutti siamo necessari, dall’ingegnere all’operaio.
“ Cuore” può essere definito anche il romanzo della diversità che, nonostante tutto, manifesta la sua abilità.
De Amicis si spense a Bordighera l’ 11 marzo 1908