Impressionismo al femminile, Eva Gonzalès.

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Figlia maggiore di Louis- Jean- Emmanuel Gonzalès, insignito della Legion d’Onore nel 1861 e autore di romanzi di successo come “Voyage en pantuofles”.
Anche la madre, Marie-Célin Ragour, artista, fu musicista e cantante, mezzo-soprano. Dato l’ambiente familiare, risultò ovvio ricevere una formazione che includesse la pittura, un ambito che, non solo carpì la sua attenzione, ma in cui dimostrò una forte predisposizione. Charles_Chaplin
A sedici anni Eva prese per la prima volta lezione: suo maestro Charles Chaplin, pittore conservatore, ritrattista e membro della giuria del Salon.
Chaplin la istruì secondo un metodo tradizionalista: esecuzione di copie dal vero.
Quindici giorni dopo l’inizio del suo apprendistato figurò tra gli iscritti al Louvre.
Occhi neri, un neo sul viso, fronte alta, fare seduttivo, spirito indipendente, fierezza e ambizione, conquistarono rapidamente il cerchio di personalità che in quel lasso temporale, gravitarono intorno alla famiglia Gonzalès. Il carattere della ragazza recò fastidio al maestro, il quale attraverso una lettera indirizzata al padre espresse le proprie opinioni, consigliando di non aprire alla figlia uno studio “tutto per sé”.
In quel momento, ormai, Eva, aveva ben in mente la strada da intraprendere; continuò a dipingere con successo, sofferente, tuttavia, nei confronti delle intromissioni del suo ex insegnate.
Nel 1869, Alfred Stevens, le presentò Manet.
Fra i due fu attrazione.
Manet, amante degli aspetti chiusi e oscuri di Berthe Morisot, trovò in Eva se stesso.
Nel febbraio 1869, entrò nello studio di Manet, con lo status di modella e allieva.
Della ragazza fece due ritratti, nel quadro più importante, venne raffigurata al cavalletto, nell’atto di dipingere.
Il dipinto fu esposto al Salon del 1870.

In quell’occasione, Eva, presentò tre opere: un ritratto a pastello della sorella Jeanne, e due oli; ”Il bambino soldato”, ispirato al “Piffero”  di Manet venne acquistato qualche mese dopo dallo stato francese.
Donna astuta, la mossa vincente fu definirsi allieva di Chaplin.
Prima di incontrare Manet, dipinse in modo tradizionale “Il tè” (1865/1869), un ritratto della sorella vestita di scuro posizionata all’interno di un ambiente non eccessivamente chiaro, seduta accanto al camino con una tazza di tè in mano.
La scena descritta non è difficoltosa, ma solo apparentemente.
Ne derivò un senso strategico del colore, gettato nella composizione sotto forma di scialle rosso abbandonato con delicatezza sul bracciolo della poltrona.
L’opera non esclude i piccoli particolari, originale inoltre per quanto riguarda luci e taglio della composizione. La figura per tre quarti è rivolta alla parete che fa da sfondo, di modo che buona parte del viso sfugga allo sguardo di chi osserva.
Una metodologia che utilizzò spesso, posizionò infatti almeno uno dei soggetti principali di spalle, fra “il primo piano e il fondo visibile del dipinto stesso quindi in modo tale da rispecchiare la sua posizione sua (di artista) e la nostra (da osservatori), e consentire di qualificare la figura come astante, scelto per accompagnare lo sguardo all’interno del quadro e mediare fra esterno e interno”.
Tra i tanti: “Lo chignon” (1865/1870), nudo di schiena a mezzo busto e “Signora con ventaglio”, un pastello intriso di sfumati, con toni sabbia, nel quale la figura femminile risulta di particolare leggerezza.
La scelta della posizione, dimostra il classicismo amato dall’artista; l’astante è tipico della pittura fiorentina del Quattrocento, del Seicento fiammingo e spagnolo e rarissimo nel naturalismo ottocentesco.


Con il passare del tempo, iniziò a percepire nuovi modi per rendere il tangibile attraverso la pittura; ciò le permise di reagire all’opera del maestro, producendo varianti, acute e unilaterali.
Non rimase una pittrice di genere, ma amò articolazioni complesse, le quali si evincono nei dipinti: “Fanciulla con ciliegie” e “Ragazza che sbuccia una pera”.
Uno dei lavori migliori è “Un palco al Thèatre des Italiens”, per cui posarono sua sorella Jeanne e il futuro marito Henri Guérant.
La pittrice si pose davanti al palco, rivolgendo l’attenzione alla coppia difronte a lei.

Nel 1873 venne respinta al Salon, si presentò come allieva di Chaplin e di Manet con “Le vincaie”. Stesso risultato nel 1874 con “ Un palco”.
A differenza del Salon, altre istituzioni ne accolsero i dipinti: “Un palco” a Grand, “Il tè” a Lione e Londra alla fine del 1874.
A notarla, Alexandre Dumas figlio. Espose al Salon nel 1878 senza ricevere plauso da parte della critica ufficiale, tra i lavori, un capolavoro: “Tata e bambina”.
Sempre di questo periodo “Il sonno” e “Il risveglio”.
A posare Jeanne Gonzalès.
Toni intimi e una ragazza in primo piano sdraiata sul letto. La testa è situata nella parte sinistra della composizione, circondata dalla massa scura di capelli, la parte destra del quadro è celata da una garza che scende dal baldacchino.
“Il sonno” è caratterizzato da grigi azzurrati, che vanno sfumando nel beige.
Ne “ Il risveglio”, gli occhi di Jeanne sono aperti. I colori subiscono una variante, un colore caldo, beige-rosato, rende vivo il bianco delle lenzuola e la camicia da notte della ragazza, che divengono vibranti ai raggi del sole mattutino.
15 febbraio 1879, Eva sposò Henri Guérard, pittore e incisore.
Qualche mese dopo le nozze, Eva presentò al Salon “Un palco al Theatre des Italiens” insieme a due pastelli.
L’anno seguente “La damigella d’onore” ottenne i giusti consensi.
Il 19 aprile 1893, nuovamente al Salon con “La modista”, subito dopo diede alla luce Jean – Raymond.
Il 30 aprile si spense Manet.
Eva non ebbe il tempo di elaborarne il lutto: il 6 maggio seguì il suo grande maestro.

Il 16 gennaio successivo, Henri Guérard, selezionò ottantotto opere e organizzò una mostra retrospettiva dedicata moglie, nel Salon de la Vie Moderne.