Victoria Donda. Quando la verità supera l’inganno.

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Questa è la storia di una delle peggiori dittature contemporanee, forse da molti scordata. Una dittatura militare battezzata di “Riorganizzazione Nazionale”, la quale ha lasciato ricordi incancellabili nella vita di migliaia di argentini.
È il racconto di centri di detenzione clandestini, eufemismo per definire veri e propri campi di concentramento equiparabili a quelli nazisti.
Tremila persone assumono la denominazione di “Desasparecidos” e centinaia di bambini furono dati in adozione a famiglie di militari.
È la storia delle “Nonne de Plaza de Mayo” che per anni cercarono di abbattere un sistema, al fine di restituire a questi ultimi l’identità strappata.
La domanda è: cosa accade nell’esistenza di una ragazza quando scopre di essere figlia di desasparecidos?
1977, anno in cui, i genitori di Victoria, José Maria Donda detto il “Capo” e Cori sostenitori del regime peronista, vennero sequestrati e imprigionati nella scuola di meccanica della marina.
Padre barbaramente torturato e ucciso.
Madre al quinto mese di gestazione ,“giustiziata” poco dopo il parto tramite i noti “voli della morte”.
Victoria nacque nel settore quattro della Esma, settore destinato alle donne incinte.
Un giorno estivo del 1977 Cori partorì una bambina a cui diede il nome di Victoria, nella speranza che quel cucciolo appena nato potesse essere l’inizio di un cambiamento.
Le cose non andarono così: pochi giorni dopo, venne “trasferita”, ovvero anestetizzata con una dose di Pentotal e gettata ancora in vita da un aereo nel Rio De La Plata.
Iniziò così la storia di Analia, che condannò Victoria a morire per anni, e divenire figlia dell’assassino dei suoi genitori, il fratello del padre, Alfredo Donda in quel periodo militare e sostenitore del regime dittatoriale, torturatore di uomini e donne, reo di migliaia di omicidi.
Il passaggio dall’infanzia all’adolescenza fu per Analia un lungo momento di sfasamento che mai riuscì a spiegarsi, ma che comprese quando, quindici anni dopo, le furono rivelate le sue vere origini.
Oltre al cambio di nome venne manipolata la data di nascita: 1979, due anni di stacco.
Conseguenza di ciò, fu una fanciullezza definita “superdotata”, nel quale comprendeva al volo ciò che le veniva insegnato.
La metamorfosi adolescenziale arrivò per lei  molto prima rispetto alle coetanee: il corpo progredì bruciando le tappe, ma la mente ancora voleva divertirsi.
Con l’Adolescenza, Victoria iniziò a manifestarsi in Analia.
Ignara della sua storia,  sviluppò un carattere battagliero simile a Cori,
come se la madre naturale vivesse in lei;  iniziò un forte interessamento politico, sempre dalla parte dei deboli, dei poveri abbandonati in baracche a causa della forte crisi economica, dei lavoratori.

Con il tempo, scese tra la gente, nel tentativo di attirare quella parte di popolazione ancora di base peronista e delusa dal decennio di Menem e dal nuovo immobilismo dell’Allianza, il quale portò un forte tasso di disoccupazione, svalutazione della moneta e basso tasso di scolarizzazione, tanto che, parte della popolazione risultò analfabeta.
Opinioni e idee del tutto opposte a quelle del falso padre.
Anni dopo, lo shock: l’incontaminato, crollò.
A seguito di una segnalazione anonima, le “Nonne de Plaza De Mayo” la contattarono, rivelandole di essere la “Nipote Numero 97”. 
Alla luce del sole si rivelarono gli inganni di una dittatura militare sopravvissuti a circa venti anni di democrazia.
Victoria rinacque nel 2005 a 27 anni.
“ L’effetto più violento , il colpo che mi è più difficile da sopportare in questa gigantesca menzogna” spiega Victoria:” si manifesta oggi quando non riesco a provare una pena indicibile pensando che uno dei prezzi da pagare per accedere alla mia storia è stato perdere due anni di vita, due anni che mai nessuno potrà restituirmi”.
Un conflitto visse nella ragazza: la differenza tra le responsabilità giuridiche e i sentimenti nutrite per le azioni di tutti coloro che svolsero un ruolo primario. nella menzogna della sua vita.
La verità è che, nonostante tutto, amò Alfredo e Graciela, i fasulli genitori, che, in fondo, non le fecero mancare nulla.
Il risultato del caos che le travolse la vita, fu un forte desiderio di morire, di sparire, incapacità nel prendere decisioni.
Un percorso da ricostruire.
Analisi del DNA,  richiesta di estradizione di Alfredo in Spagna per crimini di guerra. Analia iniziò una seconda vita, una vita da orfana e consapevole del male subito.
Ripresosi il vero nome, superò la tragedia personale: da quel momento iniziò a battersi per garantire i diritti umani.
Questa fu la vita di una giovane donna.
Naque alla Esma, la Escuela Superior de Merànca de la armanda.
Trascorse l’infanzia ad Avallameda, sobborgo di Buenos Aires ignorando la sua identità.
Iscrittasi alla facoltà di legge, iniziò la sua militanza politica, aderendo al movimento studentesco Veceremos, della corrente Patria Libre.
All’inizio del 2004 venne chiamata a collaborare con Alisha Kithchnert, ministro dello sviluppo sociale.
Sostenne il progetto per la diffusione e la promozione dei diritti umani “Claudia Falcone”, dal nome di una studentessa sequestrata durante la “Notte delle Matite Spezzate” nel 1976.
Nel 2005 fu candidata come consigliera di Avellameda con il partito “ Fronte para la Victoria”, nelle cui liste fu poi candidata alle elezioni nazionali del 2007.
Eletta, divenne la più giovane donna parlamentare argentina figlia di desaparecidos.
È crollata davanti al nuovo mondo che le ha stravolto l’esistenza. È rinata. È riuscita.
Ha vissuto, rivissuto, osservato e riguardato la propria vita con due nomi e identità differenti, nonostante l’unicità del suo essere, simbolo e contraddizione del suo paese, un paese, ancora, alla ricerca del suo passato.
Donna dalle prese di posizione.
Tutto mi hanno tolto ma non hanno potuto negarmi la mia vera identità e la mia vera famiglia”.