Tra arte, design, sociale e provocazione. Intervista ad Alessio Musella

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Dialogo oggi con Alessio Musella, interior designer, specializzato in problem solving nel settore del lusso made in Italy. Attualmente si occupa di comunicazione per svariate aziende, senza dimenticare tematiche di forte valore sociale portate avanti secondo canoni artistici.

Allora, Alessio, presentati ai lettori di Milano più sociale che ancora non ti conoscessero.

Professionalmente sono nato agli inizi degli anni 90  come interior designer; per 7 anni sono stato in Arabia Saudita, viaggiando tra Stati Uniti ed Europa,  dopo anni di progettazione  e gestione della committenza, le aziende italiane legate al mondo dell’arredo che inserivamo nei nostri lavori hanno iniziato a chiedermi di aprire loro il mercato , trovando rivenditori, clienti finali e distributori, successivamente i settori con i quali ho interagito si sono ampliati e  da quel momento ho scoperto che comunicare sarebbe stata la mia strada.

Oggi sono un consulente di marketing strategico, editore di www.free-magazine.info e conduttore di un programma radiofonico , EXIT, su www.postgarage.club, insieme  all’artista Adele Ceraudo che parla di Art Design e Fashion system.

Mi hai raccontato di un tuo girovagare in diversi paesi tra i quali Arabia Saudita, Stati Uniti e Europa. Quale approccio queste realtà hanno rispetto al nostro Paese in merito a tematiche di natura sociale?

Ho imparato a rispettare i luoghi le culture e le persone in ogni continete ho avuto il piacer di lavorare.

Questo significa anche cercare di comprendere le realtà nelle quali operi, e la prima cosa che solitamente faccio, e spogliarmi dei punti fermi che contraddistinguono la nostra storia e il nostro modus pensandi, per avere un punto di vista asettico e pronto a recepire usanze e atteggiamenti che altrimenti, in alcuni casi, rischiamo di escludere a priori senza entrare nel merito dei tanti perché ..

Tornando alla tua domanda, sicuramente oggi i l Medio Oriente si sta lentamente aprendo al sociale, in primis al riposizionamento della figura femminile nella società, il Qatar è in prima posizione tra le nazioni nelle quali ho lavorato per apertura verso i temi sociali, la stessa Sultana è molto illuminata e decisamente sui generis nel panorama dei regnati di questo “continete” ama l’ARTE, ha lavorato molto a favore della sanità, e con tutte le problematiche del caso, sta contribuendo a aiutare le donne ad avere un ruolo diverso in un mondo che ancora appare estremante maschilista.

A livello umano e professionale, quanto ti hanno permesso di crescere?

Le diversità culturali e non, le ho sempre interpretate come un enorme ricchezza, un contenitore dal quale attingere, per crescere, ma ancora una volta per far questo, il primo passo è svuotarsi delle proprie certezze, per riuscire a comprendere a pieno le altre culture, una sorta di maieutica Socratica ..

A volte non è stato facile accettare certe  tradizioni , ma mi sono sempre sforzato di capire da dove arrivassero queste usanze, ad alcune ho dato un senso inaspettato, ad altre proprio no.

Parliamo del degrado culturale che rende schiavo il nostro Paese. A tuo avviso com’è possibile uscirne?

Dipende da cosa intendi per degrado culturale,  da una parte l’accesso alle informazioni grazie alla tecnologia, ha sicuramente creato un alibi per tutti coloro che fanno fatica a leggere un giornale, o un libro, ma in senso più generale, mi sento di consigliare a tutti di viaggiare, e tanto, è il modo più efficace per aprire la mente e mettersi in gioco, siate affamati e curiosi, questo inevitabilmente porterà a una crescita anche sul piano culturale.


Mi hai accennato ad un progetto che stai seguendo relativo ai manicomi, luoghi in cui in un passato neanche tanto remoto, sono stati messi in atto gravi lesioni ai diritti umani: uomini, donne e bambini trattati come oggetti e non come persone. Hai voglia di anticiparmi qualche  particolare?

Durante la sesta Edizione dell’Arte non mente, Adele Ceraudo è stata invitata dalla curatrice Donatella Nonnino a partecipare con una sua personale alla Kermesse; per capire meglio di cosa si trattasse ci siamo recati in loco,  Ex ospedale psichiatrico di Udine, e li da subito abbiamo sentito che raccontare quanto accaduto in quelle stanze andava raccontato a quante più persone possibile.

Da parte mia è stato un onore , un piacere e un dovere fare da consulente in comunicazione per questa edizione, per aiutare a far varcare i confini regionali ad un iniziativa che meritava e merita molta visibilità proprio per i temi trattati, e Adele Ceraudo, che da sempre con la sua arte, la capacità interpretativa, con il video, la fotografia, la performance e il disegno a penna Bic, dona forza e valore al corpo e all’anima delle donne che ha deciso di coinvolgere due professionisti internazionali per poter creare insieme qualcosa di importante che potesse divenire itinerante nel raccontare quanta sofferenza ha alloggiato nelle stanze di questo luogo , in particolare il padiglione 9 dove venivano alienate le “DONNE SCOMODE”.

Con il regista Duccio Forzano, conosciuto durante la prima edizione di Leadership Arena a Barcellona, è stato creato un cortometraggio ” IO NON SONO PAZZA”, presentato in anteprima alla Casa degli Italiani a Barcellona agli inizi di ottobre e a novembre sarà inserito fuori concorso al riff – rome independent film festival e che nei prossimi mesi itinererà in diversi altri festival nazionali e internazionali

Con il  fotografo Carlo Mari, hanno deciso di raccontare la performance “Abbracciami” che Adele ha fortemente voluto , interpretando cn pathos e emozione , il tutto si è trasformato in un progetto fotgrafico  “ELECTRO SHOCK” che nei prossimi mesi avrà sviluppi importanti.

Essere presente e coordinare entrambe le situazioni è stato molto coinvolgente, e ancora una volta sono stato felice che l’Arte sia stata di aiuto a temi sociali cosi scomodi e poco conosciuti.


Nel corso della storia le donne hanno subito limiti: non potevano seguire lezioni all’interno di botteghe a meno che non appartenessero al padre, pittore di un’attività già avviata, non era ammessa la frequentazione di Accademie. Addirittura era proibito loro lo studio di nudi, sia essi femminili che maschili. La contraddizione risulta nel fatto che potevano spogliarsi e fare da modelle a pittori. Da cosa nasce questo controsenso?

Ha radici profonde , se pensiamo che per parlare di emancipazione femminile dobbiamo aspettare gli anni 60, ho detto tutto, oggi qualcosa sta cambiando, anche se più lentamente di quanto si voglia far percepire .

I controsensi sono molti, e oggi si tende più a togliere i contorni ai problemi per renderli più fumosi, piuttosto che metterli in evidenza e risolverli.Sono fiducioso che anche grazie al continuo impegno di molte associazioni, artisti, politici, imprenditrici  qualcosa si stia muovendo, se posso permettermi una critica, credo che avere anche uomini che parlino di questi problemi possa evitare che il problema venga associato ad una sorta di femminismo culturale, il problema legato alla parità dei diritti è un problema umano, non di genere maschile o femminile.


Come già detto ti occupi anche di sociale, se ti chiedessi come porteresti avanti una campagna di comunicazione inerente al disturbo alimentare, cosa mi risponderesti?

Mettere in evidenza le problematiche appare ovvio, ma alla base dei disagi alimentare solitamente c’è qualcosa di molto più profondo, che spesso ha a che fare con il non accettarsi, il non aver ricevuto , nel aver subito, nel non aver trovato qualcuno con cui dialogare, al quale chiedere consigli, o aiuto, partirei da li, per prevenire il problema, e quindi sensibilizzare famiglie, amici conoscenti , su cosa significhi esserci, e accorgersi dai dettagli di cosa stia accadendo, a volte basta davvero poco per evitare che qualcuno cada in un baratro.


A proposito di provocazioni: anni fa Oliviero Toscani e Isabelle Caro spaccarono in due l’opinione pubblica. Isabelle si fece fotografare nuda nel pieno della sua anoressia. Per quanto riguarda me, ho applaudito la scelta di questa ragazza, che ha esposto la sua sofferenza: Occhi tristi, sfondo bianco e un corpo a pezzi.  A tuo avviso, Toscani era solo in cerca di un ulteriore pubblicità o credeva fortemente in quanto ha creato?

Parlare di Toscani non è semplice, c’è chi lo odia e chi lo ama Personalmente la spettacolarizzazione di certe problematiche può avere senso, perché l’essere umano è portato a valutare molto dalla immagini, puoi riempirlo di parole, ma alla fine, una fotografia può rimanere fissa nella memoria come null’altro.

Oliviero Toscani, di certo non si può dire che non sappia come far parlare di un argomento attraverso i suoi scatti, anche rischiando l’impopolarità apaprente, che invece,  alla fine, rende alcune sue campagne indimenticabili .

La pubblicità ha creato la figura della modella “curvy”, il cui scopo è combattere il fenomeno anoressia. Detto tra noi il corpo di queste donne e ragazze ha tanti problemi fisici (che non sto ad elencare) quanto chi soffre di anoressia. Per quanto mi riguarda, questa mossa è frutto di ignoranza. Tu cosa ne pensi?

Se parliamo di taglie 42, 44, 46, 48, 50 ok, ma quando vedo sfilare ragazze Obese, allora no, l’obesità è un disturbo alimentare e psicologico tanto quanto l’anoressia, e far passare il concetto che “grasso è bello e sano” lo trovo sia sbagliato.

Per carità , ben vengano sfilate oversize, perché la moda è per tutti, ma usare l’obesità per sensibilizzare contro l’anoressia , no questo mi sembra troppo e inadeguato.


Dove nasce la tua passione per l’arte e quanto deve essere provocatoria affinché il messaggio possa arrivare preciso e capibile anche ai meno esperti?


Dopo le medie avrei voluto frequentare il Liceo Artistico, ma mia madre mi disse: “No li si fanno troppe canne, farai il classico”, non che al classico le cose fossero molte diverse, detto questo , ho sempre avuto un buon rapporto con la matita e sono sempre stato attratto dai libri d’arte.

Con il passare del tempo, anche quando in medio oriente creavamo ambienti unici, abbiamo sempre cercto di inserire l’arte per raccontare qualcosa che fosse collegata con chi l’ambiente l’avrebbe dovuto vivere, adoravo occuparmi di questo aspetto, capire attraverso i dettagli, non era sempre facile ricevere risposte ufficiali a certe domande , ma alla fine i pezzi scelti e poi raccontati hanno avuto i risultati sperati.

negli ultimi anni ho deciso di occuparmi maggiormente della comunicazione nel mondo dell’arte, perchè ritengo che molti brevi artisti non siano stati in grado di emergere proprio perchè incapaci di comunicare adeguatamente la propia anima, la propria arte.

Non sempre la mia figura viene apprezzata dal Gallerista classico, che ancora oggi , nella maggior parte dei casi, trovo statico nel suo credere che il mondo dell’arte debba girare intorno alle gallerie , ma per fortuna  ultimamente ho avuto il piacere di ricredermi incontrando “Galleristi illuminati” .

Ultimamente accadono fenomeni strani, il “signor “ Fb tende a censurare nudi artistici. Com’è possibile? Tra l’altro si tratta di opere esposte in musei internazionali, visitati quotidianamente da un’infinità di persone. A questo punto, ti chiedo di spiegare al bigottismo vigente, la distinzione tra nudo artistico e nudo pornografico.

Seguendo direttamente Adele Ceraudo, che attraverso le sue opere spesso ritrae il suo corpo per dare forza e anima a quanto vuole trasmettere questo è un tema a me molto caro:

Nei social esistono regole uniformate per evitare che il nudo venga esposto, e non fanno differenza tra nudo artistico o pornografico come dici tu, e questo potrebbe anche andare bene, solo che a questo punto , tolta la cernita robotica, sarebbe il caso di avere una commissione umana che possa decidere cosa realmente non sia idoneo ad essere pubblicato e cosa si.

Anche perchè se parliamo di censura , ci sono mille immagini che pur non mostrando un capezzolo sono di una volgarità inaudita.

Salone del mobile, creatività e funzionalità. A mio avviso, ciò che negli ultimi anni è stato proposto è completamente fuori luogo. Cosa non va? È possibile che stia diventando un semplice strumento per far girare l’economia nel corso di una settimana, una mossa marketing, oltre a pubblicizzare “artisti “ discutibili.

Il mondo del design è stato il mio punto di partenza, e devo dire che in effetti oggi, si mira molto alla spettacolarizzazione per essere ricordati, peccato che poi molte delle proposte fatte , nessuno le vorrà in casa.

Connubio Arte e Design si, ma lasciamo all’arte il compito di provocare, molte intallazioni hanno un senso solo per il significato che vogliono avere per quella settimana, ma il vero designer , a mio avviso, dovrebbe creare oggetti fruibili per vivere nel bello e meglio la propria casa.

Il design, in Italia sta perdendo colpi?

No non credo, il salone del mobile rimane comunque un punto di riferimento mondiale per il design, certo è che se prima avevamo grandi nomi Italiani, oggi ne abbiamo sempre meno, ma anche questa è una fase di passaggio , e ritengo che possa essere da stimolo per i nostri creativi.

Descrivimi il tuo concetto di arte.

L’arte non va raccontata, l’arte va sentita.
Non esisteil bello o il brutto, ma quello che chi osserva percepisce e fa suo.

Artisticamente parlando, nel caso in cui volessi sostenere problematiche di natura psichica, come procederesti?

Il concetto di arte si sta evolvendo, ed è sempre meno statico , la Performace la metto al primo posto , coinvolge, fa riflettere, interagire.

la perfomance ABRACCIAMI di Adele Ceraudo della quale abbiamo accennato prima, ha emozionato tutti i presenti fino alle lacrime, e questa reazione trovo sia diffcile ricrearla con una opera tradizionale.

Nell’ultima 76 mostra internazionale del cinema di venezia ho seguito un Artista Giapponese in concorso nella sezione Virtual, e ho osservato con curiosità il mondo virutale legato all’arte, e credo avrà sempre più spazio nel futuro di questo mondo.

Quale filo invisibile lega “pazzia” a “normalità”.

La pazzia è un concetto opinabile,  tolte le patologie reali, spesso un pazzo è chi va oltre schemi predefiniti, chi esce dalla norma, o chi semplicmente non la pensa come la maggioranza della gente.

Quanto è necessario nell’odierna società andare controcorrente? Andare controcorrente può portare a una rivoluzione socio-culturale?
Dipende, molti oggi lo fanno per partito preso, ma senza un vero e proprio obbiettivo, cerare confusione va bene se vuoi trasmettere qualcosa, se vuoi scuotere l’opinione pubblica,altrimenti diventa moda e ha poco senso e produce l’effetto contrario.

Quanto arte e cultura possono dare slancio alla crisi economica che ha colpito il Paese?

Purtroppo non molto, perchè Arte e Cultura sono ancora visti come una nicchia non per tutti, e non affiancabili , a mio avviso, ad una ripresa economica.

Hai partecipato a Progetto artisti MAG ( Mediolanum Art Gallery). In cosa consiste e quale ruolo hai svolto nel corso di quest’iniziativa.

Sono stato invitato come media partner da Iolanda Pomposelli, capo uffico stampa dell’evento come editore  di free-magazine .
Quando voglio capire meglio un progetto , voglio essere presente, solo così riesco a capire se vale la pena per me esserci anche successivamente , oppure limitarmi alla pubblicazione di comunicati.MAG è un ottima iniziativa che vede coinvolti diversi professionisti legati all’arte, in particolare  il Direttore Artistico del progetto  Massimo Farrarotti, gallerista per tradizione (Spirale Milano ) con il quale ho avuto modo di interfacciarmi a lungo e l’editrice e direttice di Arte In Lorella Pagnucco Salvemini.
Trovare finalmente dei Galleristi che mettono al primo posto gli Artisti  “EMERGENTI”,  dove emergente non signifca erroneamente giovane,ma non oto al grande pubblico dando loro visibilità, consigli, e supporto, trovando modi alternativi e innovativi per avvicinare la gente all’arte, che troppo spesso è vista come elittaria e non raggiungibile.
Un aspetto che ho trovato estremamente stimolante e che da sempre sotengo è la possibilità di product placement all’interno di produzioni cinematografiche in collaborazione con  ISMAELE FILM che permetterà anche alla filmografia italiana di raccontare l’artista o le sue opere, beh ha sposato in pieno il mio concetto di comunicazione per l’Arte.
In queste occasioni vieni in contatto con altri protagonisti della comunicazione , dai quali hai sempre da imparare e con i quali creare sinergie , e vi assicuro che non è sempre scontato.
Tornando alla domanda iniziale, il mio ruolo spero di definirlo a breve valutando con i responsabili come meglio poter collaborare nel raccontare e promuovere questa “ILLUMINATA INIZIATIVA ” patrocinata da MEDIOLANUM insieme a LIFE ART GALLERY, SPIRALE MILANO e ART&CO MUSEUM


Infine: quando ti viene fatta una proposta lavorativa, quali criteri utilizzi per accettarla? Credi in ciò che stai per affrontare, o dai più rilievo a riscontro economico e visibilità che ne deriva?

Se non credo di poter dare un reale contributo a quanto mi viene richiesto , non amo far perdere ne perdere tempo.
Se ho un dubbio, analizzo.
Parto dal presupposto che quando le aziende mi chiamano, lo facciano per i miei consigli, laddove capisco che sono io a dover seguire i loro, allora faccio due passi in dietro, sembrerà immodesto, ma se devono continuare a seguire la loro linea io non sono necessario, lo possono fare da soli.



In conclusione, ringrazio Alessio Musella per l’attenzione concessami.