Skip to main content
Milano più sociale. Periodico di informazione online

“Olimpiccato”, l’ultima provocazione di Rigaff tra ombra e speranza

C’è un’immagine che colpisce allo stomaco e allo stesso tempo obbliga a fermarsi.
È quella dei cinque cerchi olimpici da cui pendono corde. È “Olimpiccato”, la nuova opera di Rigaff, tredicesimo capitolo della collezione Politic POP.

Un titolo che gioca, come spesso accade nel lavoro dell’artista, tra ironia e crudeltà.
Una dinamica apparentemente semplice, che rimanda ai gesti dell’infanzia. ma che qui si trasforma in qualcosa di più inquietante: l’impiccagione. Le corde penzolano dai simboli universali delle Olimpiadi e la domanda nasce spontanea: perché associare un evento di unione e pace a un’immagine tanto dura?
La risposta arriva direttamente dall’artista.

«La mia non è una visione negativa delle Olimpiadi, anzi. In quest’opera lo scopo è esaltare il senso di unione, fratellanza e pace che scaturisce dalla bandiera olimpica. I cinque cerchi simboleggiano i cinque continenti e sappiamo perfettamente che in ognuno di essi si nasconde il male, la sopraffazione, la mancanza di libertà. Ognuno, chi più chi meno, deve fare i conti con i propri scheletri nell’armadio. Ho voluto rappresentare le forze del bene, custodite dai cerchi, che contaminano con i loro colori di armonia e pace le forze del male, rappresentate dai corpi penzolanti verso il basso: corpi senza nome, anonimi, ma che ognuno di noi può immaginare nella propria mente».

Ed è proprio qui che la creazione si sposta dal semplice shock visivo alla riflessione.
L’impatto è cruento, destabilizzante, ma non privo di spiragli. Nei colori olimpici Rigaff affida una possibilità: quella di una contaminazione positiva, di un’energia capace di trasformare ciò che è oscuro.

Politic POP N.13 – “Olimpiccato” è realizzata in olio su metallo (gennaio 2026) e conferma la cifra stilistica dell’artista, sospesa tra pittura tradizionale e intervento urbano. Perché Rigaff non si limita allo spazio espositivo: porta l’opera nella città.

A Milano, in Piazzale Loreto, luogo simbolico sotto molti punti di vista. all’imbocco di via Andrea Costa, sulla piccola costruzione bianca compare infatti un’installazione.
Un’immagine che osserva i passanti con uno sguardo disincantato e diretto, inserendosi in uno spazio carico di memoria e tensione storica.

Ancora una volta Rigaff sceglie di non rassicurare.
Provoca, interroga, espone contraddizioni. Ma tra le corde e i cerchi lascia intravedere un’ipotesi: che l’unione possa davvero essere più forte della sopraffazione.

Mara Cozzoli

Leggi tutti gli articoli