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Un’opera per la pace: l’urgenza di “Aeternae Pietas” di Rigaff

| Mara Cozzoli |

Rigaff, al secolo Riccardo Gaffuri, continua a usare l’arte come strumento di presa di posizione.
Le sue opere sono immagini che non chiedono permesso: entrano nello spazio pubblico e interrogano chi passa. Colori forti, segni netti, riferimenti riconoscibili costruiscono un linguaggio visivo che rifiuta la decorazione e si afferma come atto politico.
Aeternae Pietas” parla chiaro.
Fin dal titolo richiama una sofferenza che sembra non avere fine, una ferita che attraversa i secoli e che oggi torna a mostrarsi con la stessa violenza di sempre. Al centro c’è il dolore di una madre per il proprio figlio, un’immagine che non appartiene a una sola guerra, a un solo popolo, a un solo tempo. È il dolore universale di chi paga il prezzo più alto delle scelte altrui.

Il riferimento alla Pietà di Michelangelo non è casuale.
È una citazione scomoda, che mette davanti agli occhi una verità difficile da accettare: nulla è mutato. Le guerre continuano, le bombe cadono, i corpi si accumulano, e a restare sono sempre le madri, sole, impotenti di fronte ai nuovi signori della distruzione. Cambiano i nomi, cambiano i confini, ma la logica è la stessa: sacrificare vite umane in nome del potere.Un’Eterna Pietà, quindi.
Non una metafora, bensì una condanna.

Eppure l’opera non si chiude nel dolore. Dentro “Aeternae Pietas” c’è anche la voce di chi non accetta questa normalità. È il grido collettivo che riempie i muri delle città, le scritte lasciate in fretta, i “NO WAR” tracciati in lingue diverse. È la voce di chi rifiuta la guerra come destino inevitabile e continua a reclamare pace, anche quando sembra inutile, anche quando sembra non servire a nulla.

Dal punto di vista tecnico, Rigaff ribalta il proprio linguaggio. Non è più l’artista che porta la street art nello spazio urbano: è la strada che entra nell’opera. Lo sfondo è un muro ferito, stratificato, sporco, vivo. Colori sovrapposti, scritte, carta incollata, segni di passaggi e cancellazioni restituiscono il paesaggio reale delle nostre città, quello che raccoglie rabbia, protesta e memoria.

Ma la contaminazione non si ferma lì. La realizzazionne, una volta completata, torna nello spazio pubblico e si mescola alla vita quotidiana. Sta lì, tra chi passa distrattamente e chi si ferma a guardare. Chiede una presa di coscienza.. Costringe a scegliere se voltarsi dall’altra parte o riconoscere quel dolore come nostro.

La riproduzione di “Aeternae Pietasè visibile sul muro del civico 12 di via Palestro, a Milano, accanto ad altre due opere di Rigaff dedicate all’antimafia e alla legalità. Non è una collocazione casuale, ma un tratto di città che diventa spazio di resistenza visiva, un punto in cui l’arte smette di essere neutra e torna a essere ciò che dovrebbe sempre essere: una voce che disturba, denuncia e prende posizione.

Mara Cozzoli

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