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Dentro il segno, il pàthos. Sara Arnaù

| Mara Cozzoli |

In psicologia pàthos indica la sfera delle emozioni intense, del sentire profondo, della sofferenza che attraversa l’esperienza umana.
Un termine di origine greca che rimanda a ciò che si prova prima ancora che lo si possa spiegare. Da qui il legame diretto con l’empatia (en-pathos), la capacità di “sentire dentro” le emozioni dell’altro, di riconoscerle e condividerle: un elemento centrale nelle relazioni, che può manifestarsi come contagio emotivo o come consapevole presa di prospettiva.

È da questa dimensione che prende forma Pathosformeln VI di Sara Arnaù. Nell’opera le sensazioni si trasformano in materia visiva e le linee tracciano mappe interiori, restituendo una tensione costante tra ordine e disordine, controllo e perdita.

La composizione si costruisce su una struttura apparentemente simmetrica: quattro lineamenti circolari si incontrano, si sovrappongono, creano un equilibrio che però non è mai definitivo. A uno sguardo più attento, i contorni interni si muovono in direzioni irregolari, seguendo traiettorie difficili da decifrare. In tale contesto l’immagine smette di rassicurare e comincia a interrogare.

PathosformelnVI,2023, grafite e matite colorate su carta, 29,7x42cm

All’interno di questa struttura emergono forme che rimandano a un repertorio archetipico, cariche di energia emotiva e di dinamismo. Non sono presenze statiche, ma elementi in costante movimento: si avvicinano, si allontanano, sembrano danzare e dialogare tra loro. Sono elementi che trattengono e trasmettono affetti sedimentati, come se portassero con sé una memoria del gesto e del sentire. In questo senso il pàthos si condensa in configurazioni visive che tornano, si trasformano e si riattivano nello sguardo, rendendo la rappresentazione un luogo di passaggio tra esperienza individuale e memoria collettiva.

Il colore, stratificato e vibrante, attraversa la superficie come un flusso emotivo continuo. Le campiture si intrecciano e si contaminano, mentre segni più chiari affiorano come tracciati nervosi, pensieri ricorrenti, tentativi di orientamento. Nulla è statico, nulla è risolto.

Mara Cozzoli

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