venerdì, Dicembre 9, 2022
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“ADHD: DIFFERENZE TRA INFANZIA E ETA’ ADULTA”

Il disturbo Adhd non è condizione esclusiva solo dei bambini, ma è una rrealtà diffusa anche tra gli adulti. Nei bambini si traduce in iperattività, impulsività e problemi di attenzione, mentre negli adulti si manifesta con tutta una serie di fallimenti, tra i quali separazioni e divorzi, perdita del lavoro, difficoltà nelle relazioni e nelle interazioni sociali e maggiori possibilità di incidenti, reati e situazioni di devianza.

Secondo i dati forniti da Aifa Aps, Associazione Italiana Famiglie Adhd, in Italia ci sarebbero circa 950 mila adulti e 330 mila minori che presentano tale disturbo, di cui 66 mila colpiti da una forma più grave del disturbo. È opinione della Presidente di Aifa Aps Patrizia Stacconi che il problema principale del nostro Paese, rispetto a questa problematica, è che non ci sono né un’apposita legge né le linee guida per la diagnosi e la presa in carico terapeutica.

Il disturbo Adhd nei bambini

Secondo Luigi Mazzone, primario di Neuropsichiatria infantile al Policlinico universitario Tor Vergata di Roma, i bambini e i ragazzi che presentano Adhd possono avere ottime qualità di vita se opportunamente e tempestivamente trattati, con la possibilità di evitare anche una serie di ulteriori disturbi, tra i quali il disturbo della condotta e il disturbo oppositivo – provocatorio.

Una presa in carico precoce, non solo produrrà benefici sul bambino e sulla famiglia , ma potrà essere indice di una vita adulta normale.

Spesso si tende a confondere l’Adhd con un comportamento eccessivamente esuberante; l’accortezza nel formulare una diagnosi certa sta nel riconoscere quando i sintmi di iperattività superano la soglia critica e subentra un problema di compromissione funzionale.

Una volta formulata la diagnosi, il percorso di cura si avvale di un approccio psico-educativo e della terapia cognitivo-comportamentale. Se queste due soluzioni, da sole, non producono risultati, allora necessariamente dovranno essere affiancate anche da una terapia farmacologica, considerata in ogni caso l’ultimo step di cui avvalersi.

Il disturbo Adhd negli adulti

Tale disturbo non scompare con l’avanzare dell’età, ma si traduce, negli adulti, in un ventaglio di altre problematiche: tra queste ansia, depressione, disturbo bipolare dipendenza da sostanze o da farmaci.

In mancanza di una diagnosi durante l’infanzia, il riconoscimento del disturbo più difficile da individuare, poiché con l’età l’iperattività che caratterizza i bambini con Adhd tende a scomparire a livello corporeo, per lasciare posto ad un incessante lavorio del cervello, che rende più difficoltosa la concentrazione, con un importante impatto anche a livello sociale.

È opinione degli esperti che si occupano del disturbo da deficit di attenzione e iperattività che l’Italia è in forte ritardo nella ricerca, prevenzione e cura di tale condizione, tanto che da un’analisi fatta su oltre 200 dipartimenti di salute mentale è emerso che solo il 12% si occupa di questo campo.

La diagnosi è un elemento importante, anche se vissuta con grande sofferenza. È il punto di partenza dal quale si può dare inizio ad una terapia costruita su 3 pilastri: psicoterapia o psico-educazione, supporto socio-educativo e, in ultimo, farmaci. Se utilizzati in modo consapevole e appropriato possono determinare un recupero totale delle capacità relazionali, sociali e lavorative dell’individuo.

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