domenica, Febbraio 25, 2024
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Tra arte fotografica, moda, pubblicità e uno sguardo ai giovani del nostro tempo. Intervista a  Tito Hu.

Lo spazio di oggi è dedicato a Tito Hu, giovane fotografo cinese che, innamoratosi dell’Italia ha scelto di farne una sua seconda patria.
Fotografia, moda, pubblicità è uno sguardo rivolto ai giovani d’oggi e a quanto vivono.
Detto questo, sul palcoscenico, odierno, il nostro artista.


La prima domanda è sempre la più banale, ti chiedo di raccontarti ai nostri lettori: Chi è Tito Hu?

Io sono nato in Cina e mi sono trasferito in Italia per frequentare l’università, nello specifico la facoltà di Fashion Design, in ogni caso, studiavo già arte da quindici anni.
Ricordo che nel 2011 la mia scuola superiore organizzò una sorta di campo estivo, proprio qua, nel tuo Paese e viaggiamo per diverse città: Milano, Firenze, Roma, Venezia e non solo. Fu amore a prima vista quindi, terminato il percorso scolastico ho messo radici a Milano.
Dopo la laurea ho anche creato una mia linea di abbigliamento, solo che poi ho lasciato perché, a lungo andare, dopo la pandemia, ha smesso di funzionare e volevo, tra l’altro, cimentarmi in altro.
Così ho iniziato a sviluppare il mio interesse per la fotografia e il cinema.
Attualmente, dopo avere studiato,  posso affermare di essere ufficialmente un  fotografo. Sono una persona curiosa e quindi sto sperimentando tanti progetti.

Hai tante sfumature che nascono da questo tuo interesse rispetto al mondo circostante. Ora sei orientato alla fotografia: perché è difficoltoso considerare la fotografia una forma d’arte al pari della pittura?

Intanto la fotografia è una parte dell’arte, però posso affermare che le svariate componenti che la caratterizzano  si mischiano con il “visual” ovvero la conoscenza del colore, la divisione e l’esperienza, al quale si aggiunge il punto di vista che l’autore assorbe circa la  persona immortalata: di quest’ultima, infatti, attrae  la personalità e l’anima.
Per scattare una bella foto, devi parlare con il soggetto, comprenderne la storia… apprenderne l’IO, insomma.La fotografia non è solo tecnica, è gusto,  sapere e sfida verso una pratica. Per questo, a volte, si pensa: non so cosa scattare.
La pittura inizia subito, di getto,, è immediata la fotografia parte da un “non so”. L’ispirazione arriva dall’indole del soggetto che pongo al centro del mio lavoro.
Molto spesso, mi occupo di ritratti: occhi, temperamento, percorso… sono elementi che permettono al mio lavoro di nascere.
Chi mi sta innanzi, deve aprirmi il cuore.

Un fotografo, quindi, è in grado di vedere oltre.. oltre a ciò che si ha difronte.

Io  quotidianamente, cerco di studiare  e trovare qualcosa di nuovo dentro di me.
La fotografia è molto eccitante e, a chi vuole intraprendere la mia strada, consiglio, prima, di apprendere il più possibile.  Per me, non esiste una cosa o due cose… ne esistono tante! Stanno tutte intorno a noi!


Gli sguardi che ho visto nei tuoi ritratti mi hanno colpito molto. Cosa si cela dietro uno sguardo e come riesci a immortalare ciò?

Quando faccio un ritratto, lo scatto alla fine di uno shooting, questo per entrare in confidenza con coloro che scelgo di fotografare.
Sai, prima di questo momento sono molto timidi, tesi, agitati, seri e io non riesco a coglierne lo sguardo, perché esso non è suo… guarda in camera, ma ne vedo e sento lo spirito.
Durante lo shooting parliamo, chiacchieriamo, riusciamo a conoscerci.
Dopo questo momento, loro diventano sicuri di me, si sentono a loro agio.
Insomma, sono riuscito ad avere la loro fiducia, è come se avessi scaldato il loro cuore.
La sicurezza che hanno nei miei confronti è molto importante e rende vera la fotografia. Attraverso la fiducia accordatami, trovo l’anima, diversa per ogni foto

Stai dicendo una cosa bellissima: fondamentale è il legame che riesci ad instaurare con il soggetto che vuoi fotografare e che, senza di questo, ne verrebbe meno il contenuto.

Esatto. Cerco di aprire un campo magnetico.
Perché due persone stanno bene insieme? Perché collegano il loro campo magnetico.

Ti occupi anche di moda: secondo te, la moda è solo pubblicità o c’è altro?

No, secondo me la moda non è solo pubblicità, quando studiavo “Fashion Design”  la vedevo congiunta a vestiti,  gioielli e musica.
Adesso ho capito che il  vero significato è altro, bensì, anche raccontare la vita dei giovani, raccontare quanto sta accadendo ora, i cambiamenti nei modi di vita.
La pubblicità è uno strumento per fare soldi, certo, racconta una storia, ma l’obiettivo è entrare in connessione con il consumatore.
Del resto, se il consumatore si sente addosso quanto vede, vuole acquistare.
Il classico esempio è San Valentino.
Essa diviene per rendere tutti al passo con i tempi e sentirsi integrati.

Un modo per non sentirsi diversi differenti rispetto alla società.

Sì, può essere. Anche se ci sono pubblicità molto belle, anche se,  ultimamente è anche molto commerciale.
Per concludere, posso dirti che la moda non è pubblicità, sebbene  per arrivare debba utilizzare, per forza la pubblicità, ovvero è un mezzo per farsi conoscere.  Prendi l’architettura, anch’essa è moda.

Io penso, poi, puoi contraddirmi: se dovessi abbinare il concetto moda a un capo d’abbigliamento, esso è, comunque, un tratto personale.
Non c’è un obbligo a seguire quei canoni. La vedo un po’ come lo specchio di ciò che siamo, è come se fossimo noi, in definitiva a crearci.

Assolutamente, non vi è obbligo. Questo concetto è difficoltoso da spiegare. Tutto, può tramutarsi in moda.

Con quale criterio scegli ciò che diventerà oggetto del tuo scatto?

Ultimamente, scelgo solo progetti e persone che mi interessano.
Niente, deve intaccare il mio stile personale.
Non voglio diventare un fotografo troppo commerciale, non mi trovo, mi perdo..
Punto molto al contenuto, quello che, a mio avviso, deve andare.
Parola chiave del mio criterio è “I popolari” , intesi come persone comuni, può essere un giovane che sfreccia con il suo skateboard.. egli ha un suo habitat, un suo stile, narra la sua storia.
Voglio trovare piccole storie di appartenenti a questa società.

In realtà, poi, sono le persone comuni che hanno tanto da darci e un mondo da mostrarci, tanto esteriore quanto interiore.

Esatto. Questo sta diventando il mio modus operandis.

Ed è un ottimo principio, io ho notato che, davvero, la gente di tutti i giorni, ha storie alle spalle  così forti, che mi porterò dentro, ovunque andrò.

Negli ultimi anni la moda non ha un metodo preciso e universale.
Si può spaziare, le agenzie e i fotografi possono  proporre e realizzare le proprie intenzioni autonomamente,  possiede una  sua identità può fare. Ciò è positivo.


Se ci pensi l’unicità è quella “riga”, quel “segno
che caratterizza ognuno di noi.

Sì. Occorre tornare a vedere cosa sta accadendo oltre e fuori la moda.
Nella gente comune trovi qualcosa di bello che non trovi nel commerciale che ti impone regole e ti impedisce di vedere l’anima altrui.


Quanta passione, quotidianamente, versi nello svolgere il tuo lavoro?

Io durante la settimana faccio anche altri lavori.
Sul discorso fotografia lavoro sempre, anche la sera, nei week-end, quest’anno non mi sono per niente riposato.
Adesso è il tempo di trovare non solo il criterio di cui discutevamo poc’anzi, ma che sia in grado di adattarsi a quanto voglio fare.

La fotografia, quindi, ti rende vivo.

Certamente, mi aiuta molto perché tante volte nei corso dello shooting trovo anche tanti amici.
Giro per le città e conosco  le culture locali.

Questi anni di pandemia non hanno certo aiutato il settore.

Si, non solo nel mio campo, ma in tanti anni. Gente ha perso la vita.
Per questo invito a lasciare il passato, a guardare avanti, noi abbiamo forza, corpo e creatività per procedere.
AI ragazzi dico sempre: inventiamoci qualche progetto che possa essere d’aiuto a società e fotografia.
Molto spesso vedo giovani che metaforicamente “si sdraiano”, “si fermano”.

Verissimo, è come se avessero perso la speranza nel futuro, penso che a dare loro quella spinta, quella marcia in più dobbiamo essere noi adulti.

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