mercoledì, Novembre 30, 2022
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Frammenti dell’io. Intervista a Matteo Sarro.

La personalità di Matteo Sarro si manifesta attraverso l’eclettismo di una poetica, che affronta un lavacro, addentro il liquefatto luco inconscio, terra natìa di un’indagine speculativa introspettiva e profonda.
Il giovane autore beneventano brilla nella stagione che vede, come protagonista, la “ viva pietra”  : e nell’ossimoro e nell’assurdo reale, essa racconta la mutevolezza umana. Matteo Sarro, ivi, infonde una linfa, nata da sperimentazioni e ricordo… così accade che il fermo derma si spacchi e cambi, elargendo una narrazione, intima e sociale, di policrome sfumature esperienziali.

Iniziamo presentandoci: chi è Matteo Sarro?

Matteo Sarro, nasce a Benevento nel 1996. Dopo aver finito gli studi, diplomandosi al liceo artistico, decide di avere un confronto diretto con il suo maestro Mario Lanzione. Elabora, quindi, un pensiero, e percorre un’analisi dettagliata, sulla base dell’Astrattismo totale, corrente artistica creata da Mario Lanzione. Sarro elabora una riflessione, ove la materia vive, attraverso la trasposizione, nell’immagine plastica della roccia, dell’alterità dell’io: schiume espanse, mischiate a farina, l’artificiale e il naturale, l’oggi e il ricordo…

L’arte può incarnare l’essenza della natura?
La mia arte mira a dare vita ad oggetti statici, liberando dal significato dalla pura evidenza.


Commistione è il termine esatto per raccontare il tuo lavoro: artificiale e naturale, alterità dell’io e, infine, cromatismo. Spieghiamo a coloro che ci leggeranno tale meccanismo.

La Commistione è la giusta chiave, forgiata con ragione e istinto, che rende accessibile, all’osservatore, la porta dell’integrità. Uno dei principi della teoria dell’alterità è che l’io, nella sua forma individuale, può esistere solo attraverso il rapporto con l’altro. L’essere umano, in quanto soggetto sociale, ha, intrinsecamente, una relazione di interazione e dipendenza dall’altro. Tuttavia, bisogna sapersi accettare e, quindi, perseverare, per realizzare i propri ideali e le passioni. Allo stesso tempo, però, è necessario essere minimamente distratto da concetti estranei, rispetto alla propria immaginazione, ed avere, di rimando, un confronto, che possa avere effetto, generare un cambiamento, volto al miglioramento, rispetto alle posizioni personali. La luce e i colori si basano sui sentimenti e sugli stati d’animo. A volte, lo stesso colore è neutrale, lasciando spazio alla libera interpretazione cromatologica: essa attinge all’immaginazione o il ricordo stesso dell’artista, del tale pensiero o visione iniziale.

Nelle tue opere, elementi discordanti raggiungono il loro punto d’incontro. Attraverso quale processo pervieni a detto risultato?

Un elemento è pur sempre un elemento: nell’insieme può essere discordante, nonostante esso sia solo. Il vero punto esatto, per poter creare armonia, e, quindi, leggerezza, nell’osservare, è semplicemente prospettiva.
Di base, essa ha l’80% della struttura e, quindi, un punto di forza, il restante 20% sono semplicemente i giochi di luce e di ordine cromatico, che, come prima spiegavo, sono basati, semplicemente, sugli stati d’animo e sulla scelta tonale del momento. Quest’ultima esprime, con colori caldi, freddi o neutri, quello che il tuo “IO” percepisce, in quell’istante.


Rendere viva la materia, donarle un senso compiuto fatto di incontri e scontri. Come avviene tutto ciò?

Far volare e rendere viva una pietra, attribuendo ad essa un’ anima, è paradossale, impossibile.
Sarebbe erroneo ed eccessivo collegarlo, unicamente, ad un concetto dell’anima, nonostante ci troviamo in un pensiero artistico, all’interno del quale una pietra può diventare leggera.
Se le pietre possono diventare leggere, e sappiamo che non lo sono, perché non possono essere rapportate all’anima?
Possono diventare tutto: l’arte può sovvertire, infatti, ciò che lo stesso uomo sente il bisogno di dominare e definire.
Non possiamo fare un discorso basato sull’oggettività e sulle teorie scientifiche, dato che il quadro è una produzione personale e non un elemento naturale. L’opera è una raffigurazione di elementi naturali, che si trasforma, in rappresentazione non definibile, come realtà, ma deve essere percezione, così come percezione è l’essenza di Dio stesso.

Frammenti dell’io, collettiva d’arte a cura di Maria Marchese e Valeriano Venneri

Inaugurazione

Giovedì 27 Gennaio 2022 presso “QUO IMMOBILIARIA”, Calle Canalejas 13, nella città di Alicante (ES).

Chiusura

Mercoledì 27 aprile 2022.

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