domenica, Agosto 1, 2021
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La maggioranza degli italiani chiede compatta maggiori garanzie per chi è sottoposto a Trattamento Sanitario Obbligatorio.

Una ricerca esplorativa commissionata dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani a GPF Inspiring Research, un istituto di ricerche sociali e di mercato in Italia e all’estero, rivela un fatto noto (la maggioranza degli italiani non sa bene cosa sia il TSO); e una piacevole sorpresa: una volta informati, la stragrande maggioranza chiede maggiori garanzie per chi deve essere sottoposto a TSO. 

L’obiettivo della ricerca è stato investigare la conoscenza e le opinioni della popolazione italiana in merito al TSO, sue caratteristiche i “pro” e “contro” percepiti, possibili evoluzioni future, sia in modalità spontanea che a seguito di informazioni suppletive fornite in corso d’intervista. 
È stato somministrato un questionario strutturato di durata circa 20 min., erogato tramite una tecnica chiamata CAWI (Computer Assisted Web Interviewing, una metodologia per effettuare interviste online), a un campione di 1000 intervistati maggiorenni, rappresentativo della popolazione italiana per età, genere e aree geografiche. 

Il Dott. Carlo Cerruti, Direttore Scientifico della GPF, ha illustrato le parti salienti degli esiti di questa ricerca che, a detta del dott. Cerruti, è stata molto interessante per gli stessi ricercatori. 

Nella ricerca è stata indagata sia la conoscenza che la percezione del Trattamento Sanitario Obbligatario (TSO). Quindi tecnicamente è stata un’indagine esplorativa su questi aspetti, incluse le opinioni e la conoscenza approfondita e maturata anche nel corso dell’intervista. 

Dapprima è stata sondata la conoscenza, condivisione e correttezza percepita del TSO, rivelando che circa l’ottanta percento degli intervistati considera di sapere cosa sia il TSO, di condividerne la necessità e percepirlo come una cosa corretta. 

Nel proseguo dell’intervista, sono state fornite informazioni suppletive, indipendentemente dal livello di conoscenza pregressa, tese anche a informare su alcuni aspetti di cui gli intervistati non erano completamente a conoscenza. 

La tecnica d’indagine, utilizzando domande poste sia in modalità spontanea sia in modalità di conoscenza un po’ più matura, ha fatto emergere una contraddizione tra il percepito iniziale del TSO, dove si ritiene di avere una conoscenza abbastanza buona del Trattamento Sanitario Obbligatorio, e l’effettiva conoscenza, risultata lacunosa e viziata da pregiudizi. 

Molti intervistati affermano che il TSO può essere lesivo della dignità della persona, poco rispettoso dei diritti costituzionali e passibile di violazioni.  Oltre la metà di coloro che ritenevano di avere una “piena conoscenza” del TSO non erano consapevoli del potere assoluto del giudice, e oltre l’ottanta percento ritiene che la legge dovrebbe prevedere il diritto alla difesa (addirittura, un terzo degli intervistati considera “inconcepibile” l’assenza di tutela legale). 

Risulta insomma che il grado di accordo con la procedura del TSO tende ad essere generico. Di fronte a informazioni puntuali, molti di coloro che si manifestavano a favore del TSO, hanno poi espresso il loro disappunto sulle dinamiche, e oltre l’ottanta percento degli intervistati – indifferentemente da età, genere e zona geografica – sarebbe favorevole a una riforma che provveda maggior tutela delle garanzie costituzionali e diritto alla difesa.  

Il CCDU sostiene il progetto di riforma proposto dal Comitato Legittima Difesa che va esattamente nella direzione richiesta a gran voce dai nostri connazionali, diritto di notifica, diritto di difesa, diritto di assistenza legale, diritto a comunicare con l’esterno e divieto di contenzione meccanica. 

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus

Comunicato da CCDU, Comitato dei cittadini per i diritti umani.

Ganzetti Raffaella
Sono nata a Milano ormai molti anni fa e nella mia faticosa vita ho effettuato tante esperienze sia umane che professionali. Ho avuto inizialmente esperienze con bambini anche se il mio interesse si è sempre rivolto alla fascia adolescenziale o giovane adulti. Ho avuto la fortuna di lavorare per tanti anni con persone con disabilità sia grave che lieve che ai limiti inferiori di norma, occupandomi dell’aspetto educativo e successivamente terapeutico. L’esperienza mi ha portato a ideare modelli d’intervento sempre maggiormente centrati sulla persona che è l’unico protagonista della sua vita anche in caso di disabilità. Nelle diverse formazioni che ho effettuato a genitori e a personale che si occupa di sociale ho sempre cercato di far comprendere l’importanza dell’ascolto empatico, del contenimento emozionale elementi che nel tempo sono diventati la base del mio metodo. Già Direttore Responsabile di un altro giornale on line la cui redazione era formata da persone con disabilità ora mi accingo a portare avanti un nuovo progetto “Milano più Sociale”
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